Il Maestro non c’è? Bisogna cercarlo.

Il Maestro c’è ma potrebbe non esserci, potrebbe morire, potrebbe andarsene.
Che terribile disastro quando il maestro non c’è più! La diaspora è inevitabile. Il conflitto anche. Il dualismo sopravviene quando manca l’elemento unificante: il centro di gravità metafisica, l’autorevolezza legittima, l’umiltà fattasi sapienza.
Ma nel momento in cui le orbite umane sono sempre più ellittiche e tendono, anzi, a diventare paraboliche, c’è ancora qualcuno che vuole un centro di gravità unificante?

O, piuttosto, non dovremmo dire che c’è tanta gente che vuole dei surrogati? Un surrogato aromatico della centralità. Un surrogato del pensiero. Un surrogato dell’insegnamento. Un surrogato dello spirito. Non importa quanto siano fasulli. L’importante è che siano digeribili.

L’importante è avere un’icona che pontifichi sul mistero. L’importante è avere un surrogato della Via: pieno di arcane parole e di buone intenzioni (non importa che sia ignorante come una zucca o colto come un enciclopedista). L’importante è avere una confortevole immagine di sé stessi e di ciò che si sta facendo. L’importante è immaginare di combattere l’ego, costruendone un altro parallelo, più subdolo e furbo del primo.

Oh, che disastro sono i surrogati; già, perfino i surrogati dell’ego sono un disastro.
Anche durante l’ultima guerra mondiale c’era il surrogato del caffé, a base di cicoria. Alcuni ci si abituarono e, alla fine dissero che non era male. Ma non era caffè.

Il Maestro (quello vero), a volte, è la più grande delle immaginazioni dell’allievo, la più enfatica. Infatti alcuni dicono che non esista ostacolo più grande di un Maestro (vero); ma sembra anche che non esista disgrazia maggiore di un maestro falso.
Il maestro falso si propone, regolarmente, come maestro vero. Cerca riconoscimenti, pretende sigilli, si appropria di ciò che nessuno gli ha conferito ed è specializzato nel millantare crediti. Ma nulla più della prosopopea e del vantare poteri che non si hanno, sono in grado di creare cortine fumogene.
Sembra invece che un Maestro vero non si proponga mai come tale, e che consideri se stesso allievo perenne, non nelle parole, ma nei fatti.

Queste banalità che stiamo elencando (così come abbiamo cercato di mostrare, nel nostro Maleducazione Spirituale, ma ancor più nell’Anima errante) sono frutto di decenni di incontri con pochissimi maestri veri (diciamo due o tre) e con moltissimi pataccari (“perfettissimo” termine romano, denso d’arcane assonanze). Tali semplici riscontri rappresentano una delle cartine di tornasole per riconoscere le lucciole dalle lanterne. Forniscono una tecnica infallibile che, alla lunga, risulta vincente.

Il Maestro non vuole discepoli, non parla con enfasi, non pretende d’elargire la verità. Sono i discepoli coraggiosi che lo inseguono e lo cercano, proprio quando si rende introvabile e irriconoscibile.
E’ solo allora che, il discepolo che cerca realmente qualcosa al di là della minestra quotidiana, lo riconosce per quello che è, e non per quello che… vorrebbe che fosse. 

Il tempo passa, le occasioni ci sono, le occasioni si perdono. Ci si può accorgere di dormire… e si può sognare d’esser svegli. Si può perdere un treno e non accorgerci che ci è passato davanti una decina di volte. Assai più spesso accade che si possa immaginare d’esserci saliti mentre in realtà siamo sempre a terra. Così disse, più di trentacinque anni or sono, un “maestro vero”.

Tutte queste cose hanno perciò un significato preciso, tecnico, che viene da lontano: viene da insegnamenti precisi, niente affatto arcani, talmente semplici da essere sempre più incomprensibili.
Oggi vogliamo che le cose complesse ci siano svendute per cose semplici. E temiamo le cose veramente semplici, perché non lasciano spazio alle ombre delle macchinazioni, delle strategie.  
Oggi viviamo in un mondo di pensiero delegato, di pensiero affittato, di pensiero preconfezionato. Tutti gli improvvisati guru, sembrano comprensibili, perché usano le stesse parole. In realtà non è mai accaduto che le parole fossero un tale veicolo di mistificazione come oggi. Questo consente al finto Maestro di parlare come un maestro vero. Le parole sono sempre le stesse. Le anime no.

C.L.

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