Ovvero “tra il dire e il fare”  di Claudio Lanzi
 
Senza voler essere catastrofisti, o lasciarci sfuggire la frase… “ai miei tempi”, non possiamo fare a meno di insistere sulla gravità dell’accelerazione spasmodica degli elementi dissolutivi di quest’epoca.
Purtroppo l’età porta ad un confronto, non tanto con energie od entusiasmi che non si hanno più (il che spiegherebbe il lasciarsi andare alle solite scemenze sui “giovani d’oggi”) quanto con le memorie di un “mos” desueto, di un ambiente totalmente stravolto nell’arco di un cinquantennio.
Il confronto non è quindi con una “morale decaduta”. Ma con una natura violentata, che comporta una percezione della “realtà” deformata dalla tecnologia e da un territorio modificato nei contenuti e nella forma.
Capita spesso di osservare che nelle città non si veda più il cielo, che nessuno possa immaginare di vivere senza “sms o senza e-mail, e che pochissimi ricordino l’odore della pioggia sulle strade in terra battuta e non asfaltate.
Eppure l’osservazione del cielo, della terra e la comunicazione verbale e diretta, erano dei mezzi, alla base della contemplazione, del contatto umano e dello scambio con la natura.
Trasferire tutto questo nel caos asfaltato, plastificato, mercificato, e accelerato di un mondo che ha totalmente cambiato volto in pochi decenni non vuol dire fare dei semplici “adattamenti”.
Vuol dire gettare al vento millenni di osmosi con la natura e con gli Dei, vuol dire abbrutire la possibilità di contatto con la metafisica, vuol dire rendere di plastica anche qualsiasi messaggio tradizionale. 
Far finta di non vedere questo disastro vuol dire esser ciechi e perdere la voglia di testimoniare, con semplicità e chiarezza, quel poco che è ancora testimoniabile (molto poco, in verità); vuol dire rifugiarsi dentro casa propria, e smettere di credere al prossimo e a una qualsiasi possibilità di riscatto. E, nonostante tutto noi… ci crediamo ancora, senza enfasi, senza proclami, senza dichiarazioni di pace o di guerra ma con un briciolo di speranza.
Tante volte pensiamo che una modestissima opera di testimonianza tradizionale come questa equivalga a tentare di suonare correttamente il violino poggiando i piedi su un bicchiere… in un’autorimessa per caterpillar. Forse basta prenderne atto e fare del proprio meglio.
 
In tale situazione il prossimo è rappresentato anche da quegli eserciti di “praticanti”, transfughi dal cristianesimo, dall’induismo, dal protestantesimo e perfino dall’islamismo, che cercano, sporadicamente, all’interno di gruppi, sette, confraternite para-esoteriche improvvisate o deformate o…plastificate, il loro approdo spirituale.
Per la verità, seguendo la linea di altri nostri editoriali, sappiamo bene che nella maggior parte dei casi, ciò che viene cercato è soltanto un palcoscenico gratificante e credibile, dove qualche volta si recita, altre volte si fa parte del pubblico; l’idea “forte” e coinvolgente di tale palcoscenico è quella di essere all’interno di una commedia importante, dove c’è … il solito personaggio in cerca d’autore; e non per nulla tale ipotesi ha affascinato il genio di Pirandello. Ovviamente, in questa babilonia mediatica, tutti pencolano nell’incertezza se assumere il ruolo del personaggio o se tentare la scalata a quello dell’autore (ma si tratta di gente che non ha capito nulla di Pirandello).
Sulle ragioni profonde di tali trasmigrazioni abbiamo discusso in altre occasioni ma lo stravolgimento economico e territoriale del nostro pianeta ne rappresenta sicuramente sia una causa che un effetto.
 
altIn questa sede, e alla luce delle spaventose e perfino violente diaspore spirituali in corso tra i grandi sistemi religiosi e i grandi sistemi “laici” (sempre più mediatiche e sempre più confuse), ci pare opportuno ribadire che anche lo sconfinato panorama dei gruppi autedefinitisi “di meditazione” o di “ricerca spirituale” contribuisce, con grande efficacia, a turbare e confondere le coscienze. Non è un gran danno, in quanto tali coscienze sarebbero altrimenti turbate (magari precipitando in qualche circuito che procede ad …illuminazioni forzate, verso la santificazione d.o.c.).
Ma il problema, a nostro avviso, consiste nell’aspetto “epidemico” di tale fenomeno. Al loro interno si sviluppa infatti qualsiasi elucubrazione filosofica immaginabile…e anche inimmaginabile. E tale caos …emigra clandestinamente, da coscienza a coscienza, da anima ad anima con un processo di (scusate il termine) rincoglionimento progressivo, contrabbandato da incremento della conoscenza o dell’esperienza.
L’assoluta assenza di regole, di trasmissioni, di legittimazioni, ha fatto si che oggi sia realmente impossibile distinguere qualcosa che abbia un carattere di autentica “VIA” (e che perciò conduca anche in una direzione che sia assimilabile ad una “categoria” spirituale) dal pelago melmoso del “fai da te”, dove ognuno… se la canta e se la suona come crede, ispirandosi ad un cocktail di discipline, in parte autentiche e in parte inventate di sana pianta (con o senza l’ausilio di effetti speciali).
Forse è giusto così? Forse ad una disciplina male accettata e mal digerita è preferibile un caos generalizzato, mimetizzato da nuova spiritualità? In certi momenti mi sembra di non saperlo.
Mi sono trovato spesso a domandare a tali transfughi, soprattutto se giovani: Ma dove stai andando?
E dopo le solite risposte esecrabili del tipo: “sto facendo un percorso”, oppure banali sul tipo: “verso la conoscenza”, “verso l’illuminazione”, “verso la luce”, o infine quelle più modeste del genere: “verso la ricerca di me”, ho spesso visto, ma solo per un’istante, il terrore negli occhi delle persone interrogate. Il terrore di coloro che questa domanda non avevano osato farsela fino in fondo. E mi son detto: Forse è meglio che non se la facciano.
 
C’è da dire che, questo fenomeno, della ricerca caotica e raffazzonata, è caratteristico di tutti i periodi di decadenza (vedi i primi secoli d.C. dell’Impero Romano) dove, tra culti esotici e sincretismi, non era più distinguibile la provenienza ne la legittimità, ne la “regolarità” di alcun rito. La bella menade che compare nella figura, è una classica rappresentazione di un periodo in cui anche il Dionisismo, abbandonate le iniziazioni selettive, accorpava i riti più eterogenei in sarabande che assomigliavano vagamente a quelli che oggi chiameremmo… “rave party” e che preoccupavano notevolmente imperatori e classi sacerdotali fino al punto di vietarli.
Ma tali “culti” inquinati, tali usurpazioni, non sorgevano e non sorgono mai da soli, ex novo: è la desolazione, il caos, la paura, l’ansia, l’inseguimento bulimico di falsi obiettivi, l’incertezza della conservazione e condivisione di “valori” autentici, che producono questo agitarsi convulso, simile a quello dei gabbiani in un mare di petrolio, o peggio che portano a spiaggiarsi…spiritualmente, come delle povere balene, confuse dell’eco dei falsi maestri e dove lo “stordimento” viene scambiato per estasi.
In tale magma confusionario (anche se, a volte, filosoficamente assai agguerrito) migliaia di persone “divinizzano” il guru (che spesso e volentieri è un vero e proprio cialtrone, altre volte un invasato, altre uno studioso “volenteroso”) e ne diventano compiaciute vittime, “intortate” nel suo carisma (“terribilisissima” espressione mediata dal greco chàrisma, che dovrebbe voler dire “dimostrazione della grazia o dono”, diventato invece espressione di fascino o prestigio o …millantato credito personale). 
 
Nei casi di strutture o di piccoli gruppi con valenza misteriosofica, il disastro è assicurato e irreversibile (parlo anche degli specchietti per le allodole, costituiti da specifici giornali misteriosofici, dove si straparla di tutto). E purtroppo le centinaia di migliaia di persone confluite in queste piccole bolgie intercomunicanti, come i vasi d’ascendenza archimedea, subiscono una “embolia” dei tessuti intellettuali o emozionali ed hanno ben poche possibilità di scoprire la fine che stanno facendo.
L’elemento consolatorio e pseudo-salvifico offerto dai guide, a volte assistite da “entità” (che bella parola!) spiritualmente avanzate (da che?), quando non da “extraterrestri con cerchio sul grano incorporato”, da “anime liberate”, o da “guru erotici e guaritori tantrici”, da “illuminatori rapidi”, da “misuratori di fen shui”, da “rifacitori di riti romani scomparsi”, da “depositari dei mantra ripetitivi salvifici”, da“preanotelecinefitoterapeuti”, da “cultori dell’esoterismo marziale” (e così potremmo proseguire per ore ed ore) è talmente semplice e comodo che ormai assorbe i frustrati di mezzo mondo, millenaristi a vario titolo, tutti protesi a “sentire” l’arrivo di qualcosa di “stellare”, di “luminoso”, di “carismatico” e affogati nell’illusione più banale, ipnotica, falsamente ascetica ma, ovviamente,… “terapeutica”. A costoro non possiamo dire più nulla. Il plagio è avvenuto e la… frittata è fatta. Speriamo che qualcuno se la mangi.
 
altMa, al di là del poco dannoso popolo degli ingenui, precipitati in tale sciocchezzaio, esistono organismi sia di piccole dimensioni che internazionali, molto più furbi e agguerriti, vere e proprie “macchine da guerra della finta spiritualità” con una potenza economica inesauribile e anche con una solida filosofia ai vertici del sistema, che svuotano metodicamente le tasche dei loro affiliati ed esercitano un plagio “intelligente”. Altre strutture, (più piccole) si interessano in genere di svuotare le menti e di riempirle con elucubrazioni-fantasma, che portano fatalmente verso una “dipendenza” ricattatoria, in cui l’allievo si sente del tutto condizionato da una riconoscenza “indotta”, e non riesce più ad uscire dal legame con la sedicente scuola o col sedicente maestro.
Questo problema perciò, non riguarda solo i traffichini da quattro soldi che vengono qualche volta smascherati da show sul tipo di “striscia la notizia”, ma strutture ben più grandi e consolidate, che non hanno alcun interesse ad apparire nei media pur avendo migliaia di “affiliati”.
 
Abbiamo parzialmente trattato tali temi in due libretti molto semplici[1], ma crediamo che le previsioni contenute in tali libretti siano ormai ampiamente superate dalla realtà dei fatti.
Credo infatti che, perfino tra i nostri lettori, pochi riconoscano di essere scivolati a volte (o aver rischiato di scivolare) in tali trappole. Una delle caratteristiche della trappola, infatti, è quella di sembrare una elargizione, un dono, una garanzia.
Ma se questo centro “Simmetrico” che, da tanti anni, cerchiamo di conservare nello spirito con cui è stato fondato, può servire ancora a qualcosa, val la pena di rivolgersi ai giovani, per metterli quanto meno sull’avviso. Soprattutto ai giovani intelligenti e intellettuali, ma non abituati a discriminare in questo caos spirituale, a questi giovani irretiti in tali strutture prive di qualsiasi collegamento tradizionale diciamo: Leggetevi Guénon, leggetevi Comaraswami, leggetevi Florenskij!!
Anche se non tutto ciò che dicono sarà compreso e condiviso (o condivisibile) essi rappresentano, ancora in quest’epoca, una possibilità di orientamento, un’invito alla riflessione. Un ultimo barlume d’intelligenza e di possibilità di …scegliere e non esser scelti. E poi leggete anche qualcosa di Simmetria se vi fa piacere. Ma questo lo fate già.
 
Infatti, qualcosa di autentico e di sano, forse, esiste ancora e abbiamo il dovere di cercarlo anche se non possiamo esser certi di avere il diritto di conseguirlo.
E perciò, una volta poste al nostro vaglio personale (assai misero in verità), le teorie e le elucubrazioni delle sedicenti scuole, e una volta supposto che si sia trovato un approdo che conservi un filo di autenticità (per la metodologia su tale ricerca rinvio ancora ai due libretti citati), si tratta di praticare e studiare.
Per i filoni exoterici-religiosi tale cosa può sembrare abbastanza semplice: esistono dei codici etici o “catechismi”, e dei codici “liturgici”. Il rispetto di tali codici consente, quanto meno formalmente, l’adesione e il perseguimento di una via “salvifica”.
E, proprio per tale ragione, con una convinzione che un tempo non ci saremmo mai sognati di avere diciamo con forza: evviva gli exoterismi religiosi (non i fanatismi ovviamente). evviva le liturgie, i catechismi d’ogni razza, evviva le signore che si riuniscono ancora da qualche parte a recitare il Rosario, evviva le monache di clausura, evviva i monaci tibetani, induisti, cristiani o musulmani, o di qualsiasi altra provenienza, che praticano le loro devozioni nel silenzio delle loro celle o nelle manifestazioni liturgiche collettive. Evviva tutti costoro, perché consentono il mantenimento di una tradizione, la sua perpetuazione e mantengono vivo il collegamento con l’Origine, con lo Spirito agente, che ha “iniziato” e invece di dire o inventarsi pratiche inesistenti,… praticano le loro!
E se schiere di esoteristi “autoiniziati” pensano di… saperne di più, ci permettiamo di obiettare che se molti di costoro andassero a studiare ma soprattutto a praticare in dettaglio le liturgie e i catechismi delle rispettive religioni, ci scoprirebbero fiumi di “pratica” e di esoterismi di cui non hanno mai sospettato l’esistenza.
 
Ma indipendentemente dallo scorrettissimo uso che ormai si fa della parola “esoterico” forse in ragione della sua recente coniazione, non esiste cammino, percorso spirituale, via salvifica, ecc. che non si sviluppi in ragione della volontà, della necessità interiore del praticante.
Volontà vuol dire decidere di “utilizzare gli strumenti di scuola” con perseveranza, ma soprattutto con amore, sottoponendosi sempre al vaglio dell’intuito e della ragione con la compagnia di un Maestro autentico (altrimenti sono guai).
Se si è miracolosamente approdati in una scuola di questo tipo (ormai quasi introvabile) vuol dire che non è stato semplice entrare. Vuol dire essere arrivati faticosamente dal Maestro e non che il Maestro è venuto… a cercarci. Ma vuol dire anche che sarà sempre facile uscirne.
Ecco: la valutazione della grandezza della porta di uscita è assolutamente utile per misurare l’autenticità di una scuola o di un maestro. Se la porta di uscita è stretta, è un gran brutto segno. Il contrario vale per quella d’entrata, ovviamente.
 
A questo punto facciamo finalmente onore al sottotitolo di questo editoriale: “tra il dire e il fare”.
E domandiamoci quanto sia stata vasta, nella nostra vita, l’indagine su quel mare che esiste proprio fra il dire e il fare. Quanto la pratica abbia fatto seguito allo studio, O viceversa quanto lo studio abbia fatto seguito alla pratica. Quanto la ricerca di gratificazione sia prevalsa sulla ricerca disinteressata. Quanto il detto che compare nell’immagine che precede, proveniente da Palazzo Farnese a Caprarola, sia stata assimilata nella sua profondità.
E se qualcuno è arrivato a leggere fin qui si sarà domandato: E allora?
E allora bisogna fare. Operare. Ma soprattutto testimoniare che questa Babilonia nella quale stiamo affogando avrebbe potuto essere assai diversa.
 
Per quanto mi riguarda mi piace condividere una conclusione ottimistica. 
Vorrei infatti ricordare a tutti gli amici lettori, che c’è un Canone utilissimo per non perdersi dietro l’”akedia” o dietro la distrazione, o per resistere al “vento infernal che mai non cessa” di questa fabbrica di rumori.
Un canone infallibile, per studiare con coerenza e per seguir “virtute e conoscenza”.
Un canone utile ad ogni allievo e ad ogni maestro (soprattutto… a quelli convinti d’esserlo).
Un canone universale, sempre applicabile, affilato come una spada.
Un canone geniale, noto agli orfici e ai pitagorici, noto ai romani, ai greci, ai taoisti e ai mazdei, agli egizi,… e agli aztechi.
Un canone applicabile indifferentemente e impietosamente, come misura per docenti e discenti.
Un canone straordinario che proviene dagli abissi del tempo; che possiede alcune varianti forti fra una tradizione e l’altra, ma che, nella sostanza, da ragione a Guénon sul principio della unità trascendente:
 
Tale canone, da noi, nell’occidente cristiano, ha trovato spiegazione e codificazione con Properzio che, ispirandosi in parte a Platone, lo ha organizzato nelle quattro virtù cardinali e nelle tre teologali. Banale? No. Profondamente, anzi, terribilmente semplice. Però adatto esclusivamente ai coraggiosi. Quindi è un Canone per pochi.
Chi lo ha studiato sul serio ne è rimasto abbagliato, stupito. E’ di un’efficacia micidiale, risolutiva, realizzativa, e può sconfiggere qualsiasi dubbio ed aprire ogni porta. Qualcuno ne dubita? Giusto. Provare per credere: ovviamente per anni e anni e anni. Se no…non funziona.
E poi bisogna trovare un pellegrino vero, o un Anonimo francofortese, che ancora lo conosca bene e sia disposto ad insegnarcelo.

Ma soprattutto bisogna aver voglia di studiarlo.



[1] Maleducazione Spirituale e l’Anima errante.

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