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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Erano tanti anni che Roma necessitava di un oleodotto in prossimità del centro storico, anzi di un gasdotto che attraversasse il Tevere, con ardite forme d’acciaio, così benignamente inserite alle falde di Monte Mario”. Ecco cosa pensai quando nel lontano 2008 iniziai a vedere le prime strutture d’acciaio bucare le sponde del sacro Fiume.

E poi capii l’arcano. NO, non era un oleodotto ma un ponte! Fu un colpo. Una felice sorpresa, ovviamente. E allora, preso d’amor patrio, invaso da furore romano, e certo che la visione panoramica che muove le nostre amministazioni comunali fosse assai più lungimirante, ardita, disinteressata e grandiosamente nobile della mia, mi dissi: “O cieco che sei, non ti rendi conto che da tempi immemorabili noi romani ambivamo ad un ponte realmente moderno, inserito vicino a quelle schifezze retrograde di ponte Milvio e ponte Duca d’Aosta. Oh vecchio rimbambito, tu pensi ancora che Roma debba ripetere le forme di ponte Sisto o del relativamente recente Ponte S. Angelo? Vecchio trombone, non senti come la nuvola di Fuksas, il Palalottomatica, e le chiese supermercato s’inseriscano perfettamente perfino nei Fori Imperiali? Non vedi la continuità nella perfezione ingegneristica?”

E allora finalmente compresi che anche la nuova giunta capitolina era talmente entusiasta del progetto approvato dai colleghi di colore opposto che, per puro amore della Bellezza, non volle negare a questa meraviglia, d’inserirsi fra le altre meraviglie della capitale, a partire ovviamente dal loculo dell’Ara Pacis fatto da Mayer dove ormai i romani vanno a recitare il “de profundis”.< Funzionerà il ponte! Oh se funzionerà: chissà quante belle cose ci si potranno far passare sopra. Dio come ci mancava!

Forse potremmo metterci sopra perfino l’ennesimo tram “ecologico” e ovviamente ci vorranno due bei semafori nuovi di zecca dipinti di verde, così saranno più ecologici anche loro e miglioreranno il traffico nei due tratti del Lungo Tevere.

Ma come avevo fatto a non rendermi conto di quanto siano ecologiche tutte quelle chilometriche tonnellate d’acciaio? Spreco? Ma che spreco!! Beh si, di ferro ce n’è abbastanza per costruire una portaerei, ma vuoi mettere con la pietra, il marmo, il travertino, il porfido, il basalto, il tufo, insomma, con tutte quelle orribili pietre caratteristiche di Roma da circa 2500 anni. Quelle brutte pietre con cui sono state costruite le strade romane, i templi e i ponti. Vuoi mettere che schifo che sarebbe stato se fosse stato fatto in pietra? Con quei piloni ingombranti, con quell’arco a tutto sesto che richiama (orrore!!!) il significato stesso di Roma, dell’arcaicità, del pontifex, e dell’urbe arcana? Orrore!! Meglio, meglio l’acciaio, splendente e soprattutto quella forma slanciata e realmente “moderna”, così simpaticamente armonica rispetto a quella del limitrofo Ponte Milvio ormai devastato dai lucchetti inventati dal genio di Moccia. Meglio un sano richiamo all’Eni, al petrolio. E poi, non si sa mai, qualora non servisse come ponte ci faremo passare il gas dell’Ucraina o della Libia. Ovviamente, ne sono certo (e ne saranno certi anche tutti i nostri lettori: ma che dico certi, certissimi!) che tale ponte faccia parte di un geniale e rivoluzionario piano urbanistico. E’ sicurissimo che tale ponte snellirà il traffico dei lungotevere, alleggerirà fulmineamente il transito di Viale Pinturicchio, consentirà un efficacissimo deflusso del traffico durante le partite, e durante i concerti al parco della Musica. Insomma dobbiamo rallegrarci e aspettare l’inaugurazione con gioia.

Ho incontrato un distinto signore vicino al ponte che guardava sconsolato, anzi piangeva e chiedeva: “Ma perché questo ponte non lo hanno messo in una periferia o in un quartiere moderno?” Ma perché lo hanno messo proprio qui? Ma perché è così spaventosamente alto? E a che serve? Sa io sono un architetto e non riesco ad accettare questa disarmonia!”< Io l’ho immediatamente rincuorato spiegandogli che non capiva nulla d’armonia, di proporzioni e d’architettura. Gli ho letto i versi di Fuksas, i commenti di Piano, le dichiarazioni di Mayer e allora, lentamente si è rincuorato, ha iniziato a comprendere e si è sentito felice e ha cantato con me l’inno della gloria nuovi pontefici: “Osanna: habemus oleodottum”. Amen

 

Epimeteo c’è ancora

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