Cerca nel sito

poliedro home2

 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

Login (per commenti o acquisti)

Registrazione Newsletter

Aver studiato un po’ di fisiognomica può rendere estremamente piacevole assistere a trasmissioni televisive o a dibattiti politici, nei quali è possibile prevedere con grande anticipo cosa diranno i vari personaggi coinvolti pur vedendoli per la prima volta e senza sapere a quale schieramento appartengono. I caratteri del sanguigno, del flegmatico, del collerico, del melanconico così come ci provengono da Ippocrate e da Galeno, sono stati grandemente sviluppati da Cardano, da Della Porta e da Browne nel 1600, ma arrivarono fino a Lombroso e ai moderni per gli studi caratteriali e comportamentali in chiave psicologica.
Indubbiamente ciò che è indagabile dalle espressioni facciali, dalle mani, dalla scrittura, dagli occhi, dal colore della pelle, dai denti, dai capelli, dalle abitudini gestuali, ecc., non è più considerato un metodo di percezione dell’affidabilità di una persona. E oggi meno che mai perché potrebbe passare come forma di “razzismo”. Però..però…però forse gli antichi avevano ragione.
All’espressione e ad altri elementi caratteristici della corporeità si abbinano, non sempre coerentemente, gli abiti, i simboli di appartenenza.
Se è vero che l’abito non fa il monaco è certo che lo aiuta… a sembrarlo. Ecco che i comportamenti e gli abiti possono essere spesso in netto contrasto con la personalità di chi li adotta.
Ad esempio una giacca tenuta per un lembo dietro le spalle e delle maniche arrotolate danno un’idea di “operosità”, anche se colui che si mostra in tal modo non ha mai fatto un’azione più faticosa che temperare una matita; inforcare una bicicletta da immediatamente un imprinting ecologico a colui che pedala.
Farsi fotografare insieme ai bambini suscita sempre un buon legame con mamme e famiglie (in base alla legge che dove c’è Barilla c’è casa). E così via.
Invece l’espressione “facciale”, molto più del gesto, molto più dell’ambiente e dell’abito (al di la degli utilizzi a volte opinabili della neurolinguistica) svela, in un modo impressionante, il pensiero occulto, il sentimento non dichiarato, e il pregiudizio degli interlocutori.
In questo mondo globalizzato, in cui il social network sostituisce il contatto diretto tra gli esseri umani, si assiste però, con sempre maggior frequenza, a globalizzazioni espressive, che unificano le modalità di comunicazione, in una prolusione esponenziale di neologismi e di sentimenti massificati. Ma anche di espressioni facciali. Voglio dire che le facce tendono ad assomigliarsi per corporazioni, per partiti, per appartenenze ed idem dicasi delle espressioni linguistiche.
Un uomo davanti ad uno schermo che rimanda, come in uno specchio, la faccia dell’altro, si trova, in progressione ad imitarne l’espressione, appunto come in uno specchio, in una grande confusione fra chi sia lo specchiante e chi sia lo specchiato. Non esiste un predominio assoluto dell’uno sull’altro. E’ una miscela che dopo un po’ annulla le differenze e appiattisce le intelligenze sul massimo comun divisore.
Come a dire che… si diventa cretini nello stesso modo.
 
Ad esempio esiste un fisique du role che accomuna certi opinionisti televisivi assai schierati (il capello crespo, la barba un po’ trascurata, in questo caso, potrebbero essere il massimo comun divisore) che hanno, però, un’altra contiguità evidentissima: l’espressione facciale contrassegnata dal sorrisino di sufficienza.
Tale sorrisino vuol dire:
  • Io sento che tu potresti essere più intelligente ma io ho studiato di più.
  • Ma cosa vuoi dire tu che sei un vecchio rimbambito: io avrei potuto avere e fare molto di più ma per colpa di persone come te non ci sono riuscito e ora che ho un briciolo di potere ti distruggo.
  • Io democraticamente ti ascolto, ma soltanto per dimostrare che non capisci nulla.
 
Dietro queste espressioni, che la fisiognomica rinascimentale conosceva bene, si cela inoltre una profonda invidia per quello che alcune persone hanno intrinsecamente, per il tipo di vita che alcuni conducono ma, poiché non si ha il coraggio di dirlo, si mostra invece quel malcelato “disprezzo sociale”.
 
E’ l’espressione caratteristica del frustrato al quale, improvvisamente, viene data l’occasione di esercitare il suo potere. Non ne ha la forza, né la sicurezza e neanche la classe; ma il gusto inebriante di poter esser lui a “gestire” gli altri gli stampa quell’espressione fra le labbra.
E’ un sorriso dove dentro esiste uno sforzo: uno sforzo perché l’invidia e la superbia ha incatenato il personaggio in questione nella materialità. Lo spirito, la metafisica la religiosità, appaiono loro come sostanze aliene. La maggior parte di tali personaggi galleggia nella logica e tende a ricondurre ogni questione nell’alveo della logica.
Sono evidenti l’animosità, la rabbia costante, anche se il sorrisino tende a celarle. La battuta ironica che però cela sempre una dose di malanimo e di odio sommesso. C’è anche una sorta di “dolore” in quei sorrisini di sufficienza: una consapevolezza della propria inadeguatezza. E’ come colui che realizza di essere arrivato ad un traguardo e se coscientemente la superbia lo avvolge, un filo di ricordo dell’anima, un bisbiglio dell’angelo custode gli dice costantemente nell’orecchio: “guarda che non vali nulla”.
Sarebbe facile a questo punto indicare alcuni di questi personaggi mediatici, che sbandierano opinioni e convogliano con facilità, le rabbie, delle masse, gestendo con apparente intelligenza i sentimenti più superficiali. Ma credo che ogni lettore possa facilmente riconoscere tali individui e divertirsi a trovare i massimi comun divisori, oltre che ovviamente i minimi comuni multipli. Metafisicamente parlando.

Fai il LOGIN o REGISTRATI per inserire commenti