alt
Ho recentemente ricevuto un filmato che penso possa interessare i lettori di Simmetria e che riguarda la crudeltà, a fine alimentare, verso gli animali ma non solo.
 
Personalmente constatato che:
 
a) Non mi piace affatto il tizio che compare nel filmato che allego, e non so dire se è sponsorizzato o meno da una… lobby della soia. 
b) Alcune cose che dice sull'alimentazione sono inequivocabili e, a volte, cristianamente ineccepibili; assai meno digeribili sono invece il fanatismo e la violenza con cui afferma il suo “veganesimo” .
I filmati, invece sono devastanti. Eccoli:
 
 
Consiglio a chiunque sia dotato anche di una "parvenza" di sensibilità, di "attrezzarsi" opportunamente prima di vederli.
Il fatto che si tratti di cose arcinote non ci assolve dal fatto che ognuno di noi "fa finta" che siano un male necessario e chiude il cadavere dentro l'armadio. La nostra finta pietà fa quasi schifo di fronte a certe immagini.
Per quanto mi riguarda, nonostante la mia cultura, per così dire "onnivora", difficilmente riuscirò a mangiare ancora della carne e mi spiace ammettere che io stesso, anche se per molto tempo sono stato “spontaneamente” vegeterariano, di fronte alla cultura moderna...ho chiuso il mio cadavere nell'armadio....
C'è da notare che:
La mia gatta, ed altri milioni di animali domestici, non sono vegetariani. Hanno lo stomaco da carnivori, i succhi gastrici da carnivori... le unghie da carnivori: in caso di dubbio,  la mia gatta ha dei sistemi efficacissimi per ricordarmelo.
Per cui anche se io mi astengo dal mangiar carne devo avallare l’uccisione di animali per far mangiare lei.
Se il vegano in questione avesse completamente ragione, dovremmo eliminare la convivenza con animali domestici, cani gatti e altri carnivori che sono adatti per cacciare e che preferiscono sicuramente le alici e i filetti di pollo all’insalata.
Ma, a questo punto, diventa problematica la storia dell'umanità e la strana sinergia uomo-animale.
Su questo c'è da meditare e, tutte le soluzioni che possiamo immaginare creano, a loro volta, dei grossi problemi.
Indipendentemente dal fatto che la visione di quel filmato mi renderà assai difficile mangiare carne (ma bastava il video, senza quell'esagitato che non mi ha aggiunto nulla di sconosciuto) dobbiamo ricordare che il processo alimentare "storico" umano ha sempre fatto uso di carne animale: ad esempio della carne "cacciata" (come per gli indiani d'America, che non sapevano coltivare la terra, mentre consideravano la caccia al bufalo un sistema per sopravvivere, e il bufalo stesso, anche in virtù della sua indispensabilità quale alimento e fornitore di pelli e attrezzi, diventava un’emanazione di Dio).
I Lakota o i Moicani, ad esempio, pensavano che arare la terra fosse un male tremendo: infatti sostenevano che la Terra (madre) veniva ferita dall'aratro e, per il solo fatto che non si lamentava (almeno gli animali riescono a strillare!!), non vuol dire che non le facciamo male.
Da questo deriva un processo strano su cui ho riflettuto mille volte e che fino ad ora mi ha portato a mangiare qualsiasi cosa.
Se la cosa che mangio non strilla, non protesta e non si agita vuol dire che forse è tutta contenta di esser mangiata?
E se qualcuno ci facesse sentire le urla della terra coltivata, i… lamenti delle zucchine, la disperazione dei pomodori e il dolore dell'uva pigiata... cosa faremmo?
Ne deriva che se una cosa non colpisce i sensi io posso violentarla e mangiarla? Se li colpisce...no?
E’ evidente che lasciare carognescamente in sospeso tale domanda significa proporsi il problema della vita e della morte, della necessità dell’una per l’esistenza dell’altra. E, quindi, ovviamente, riporta al senso del dolore che abbiamo affrontato in moltissimi altri articoli.
A tale filmato, che ho inviato per conoscenza ad alcuni soci sono seguiti una serie di commenti che pubblico insieme al filmato originale.
Credo che, al di la’ dell’oltranzismo integralista del relatore, sia interessante vedere come un argomento che riguarda il modo di alimentarsi della maggior parte degli uomini, possa aprire la porta al senso stesso del vivere, al “modo” con cui ingurgitiamo tutto e, ovviamente, anche l’aria che respiriamo, le parole che ascoltiamo, le cose che vediamo, dimenticando la sacralità della vita e l’importanza metafisica, oltre che fisica, di ognuno di tali processi.
E’ probabile che si possa scoprire di essere carnivori, anzi a volte addirittura cannibali in tanti modi, non solo con la bocca e con lo stomaco.
C.

Commenti  

# Amministratore Commenti 2012-10-19 11:07
Ho visto il video, tutto, senza distogliere lo sguardo mai. L'oratore si comporta come tutti gli oratori americani, detentori di verità e di problem solving. Tutti uguali. Odio che mi si dica che è colpa mia il genocidio che si compie ogni giorno se mi piace un bicchiere di latte la mattina. Una volta il latte si trovava in paese, c'erano le mucche e il primo che ha munto una vacca per berne il latte non credo che pensasse di farne un business o un genocidio. Tutto quello che si faceva prima, non si fa più allo stesso modo oggi. E perché non si parla dei vegetali? Perché dalla bocca dell'illuminato relatore non esce niente riguardo ai pesticidi, alle falde acquifere inquinate da milioni di litri di sostanze utilizzate per tenere i parassiti lontani dalle piante? Perché abbiamo bisogno di molte piante, come abbiamo bisogno di molte mucche. Nel mio paese, in Veneto, hanno distribuito dei volantini in primavera, in cui si consigliava di non portare i bambini a giocare in giardino, di tenerli in casa, e non uscire a fare passeggiate nei boschi o nelle aree verdi della zona, perché gli aerei solcano il cielo, spargendo pesticidi micidiali in aria per salvare le viti e l'uva dai parassiti. Un potentissimo e mortale gas si sprigiona nell'aria, sulla strada del Prosecco (chilometri e chilometri di area "VERDE") per salvaguardare ettolitri di costosissimo vino che DEVE andare in produzione. La gente in quelle zone si sta sempre di più ammalando di cancro e di malattie respiratorie, tutti, dai bambini agli anziani, e nessuno fa nulla, perché il business del vino lì è troppo importante. Il più grande centro oncologico d'Italia si trova ad Aviano, in Friuli, vicino alla base americana NATO. Le associazioni ambientaliste denunciano con opuscoli non ufficiali questo problema dei pesticidi, distribuendoli alle famiglie, i cui bambini continuano comunque a giocare in giardino e a mangiare le stesse verdure dell'orto di casa, pensando che siano genuine perché non contengono nulla, sono state solo sorvolate dagli aerei pagati dalle grosse società vinicole per salvare i propri interessi. Quindi ora chi berrà un bicchiere di Prosecco, in qualunque parte del mondo, sappia che c'è da qualche parte un bambino che muore di leucemia per colpa sua. 
Questo per dire che c'è una macchina infernale, in atto in ogni gesto quotidiano e in ogni risorsa che la terra ci ha offerto, e siamo arrivati ad un punto talmente estremo, che anche mangiando una ciotola di riso al giorno, scommetterei che si fa del male a qualcuno o a qualcosa. 
Non mangerò più carne, certo, sono già praticamente vegetariana, e ora probabilmente non riuscirò più a bere il mio bicchiere di latte la mattina. Ma in famiglia ho due persone vegetariane che faticano a trovare i prodotti adeguati anche perché costano un mucchio di soldi, cosa che il tizio del video non ha detto. Perché non si incatena ai consorzi o alle cooperative che producono, dicendogli di fare un atto civile e morale mettendo un litro di latte di soia o riso o mandorla allo stesso prezzo di quello di mucca? Come fa una famiglia a spendere 3 volte di più per ogni singolo prodotto che deve sostituire nella propria alimentazione? 
Tutto ciò è molto peggio della fine del mondo. E' una morte lenta, senza interscambi, diretta all'Inferno.
L.
# Amministratore Commenti 2012-10-19 11:07
Caro Claudio,
vorrei avere alcuni chiarimenti dopo aver visto il filmato.
Cercherò di esser conciso, per quanto l'argomento mi permette.
La persona dice cose giuste in linea di massima,ma forse un po eccessive o quantomeno, a mio avviso, non dovrebbe necessariamente demonizzare alcuni prodotti come latte, formaggi, uova, ma anche le stesse carni...
Intanto non capisco quale male uno compie all'animale e a se stesso se si nutre del suo latte o delle sue uova o dei suoi "frutti"....è per questo che considero i vegani leggermente esagerati....
Sulle carni il discorso è più complesso.
In linea di massima sono d'accordo con lui,non siamo carnivori ma onnivori...
Sono d'accordo sulla mattanza di animali e sul dolore loro causato per soddisfare principalmente le casse delle multinazionali, che ci hanno indotto a divenire consumatori frenetici di carne.
Sono d'accordo sulla sofferenza causata dall'uomo riguardo la natura...ma mi sorge un interrogativo.
Ma se uno alleva, come nel "Santuario", gli animali in maniera eticamente corretta, in libertà, più o meno come ha sempre fatto l'uomo prima del mondo industriale, qual'è il problema?
Polli, galline, conigli, mucche, maiali, etc. hanno sempre fatto parte della tradizione culinaria delle nostre società, in ogni luogo del mondo....
Ora il punto, secondo me, è la dittatura delle multinazionali e i ritmi di consumo che esse hanno indotto nelle nostre società, cambiando radicalmente le nostre abitudini alimentari e mentali.
Il problema, secondo me, è nella mattanza, nei limiti che oggi non esistono proprio.
I contadini hanno sempre allevato animali (leggendo un po’ la storia credo da molti millenni) che poi finivano (con altri tempi di produzione rispetto ad oggi) regolarmente sulle loro tavole...
Se non erro, il Cristo stesso ha mangiato carne e pesce... perchè quindi demonizzare così chi mangia carni?
Questo è un concetto che avrei voluto tu mi chiarissi tempo fa,a proposito della mia idea di allevare  polli e maiale, oggi questo video è cascato a "fagiolo"...
# Amministratore Commenti 2012-10-19 11:08
Lo stesso Porfirio in "Astinenza dagli animali" parla dell'importanza di non effettuare sacrifici animali, e ci riporta ad un passato arcaico in cui, a suo dire, gli Dei si onoravano solo con la propria fede, dell'acqua ed una focaccia fatta in casa (fatta da noi quindi, con il nostro sudore ed impegno). Gesto molto familiare tra l'altro, no?
Adesso forse esagererò, ma ci tengo a dire che a pelle, dato che non ho di certo lo “ius” per simili affermazioni, la macellazione cosidetta rituale dei musulmani e degli ebrei mi sembra quanto di più satanico possa esistere nell'alveo di una religione.
Noi dovremmo alleggerirci e salire verso l'alto, ma sgozzando un vitello dopo una preghiera per metterne i resti sullo spiedo di un kebab da vendere in un centro commerciale ci rende di sicuro ancora più gravi e discendenti di prima.
Scusami ma desideravo tanto unirmi al tuo coro.
Un abbraccio
A.
# Amministratore Commenti 2012-10-19 11:08
Non guarderò il filmato che ti hanno mandato. Mi sento a disagio davanti a questa propaganda fondamentalista. Il gran guignole lo lascio ad altri.
Già da tempo sto combattendo una battaglia con me stessa per ridurre la carne: a volte vinco e a volte perdo
Una volta non c'era tanta carne, il pollo allevato nell'aia era il miraggio del pranzo domenicale e la "fettina" era un'una tantum che permetteva ai macelli di sopravvivere.
I monaci guerrieri erano vegetariani in tempo di pace e carnivori quando dovevano affrontare delle battaglie, quindi una scelta consapevole della dieta è cosa giusta! Si alleveranno e si trucideranno meno creature di Dio, ci sarà meno inquinamento da allevamenti ecc. ecc..
Ma la storia della nostra dieta italiana NON è vegetariana e ce la portiamo nel DNA: possiamo ridurne il consumo (cosa buona e giusta), ma sulle nostre tavole inevitabilmente scivoleranno affettati e affini.
Ricordo che in un periodo della mia vita non lontano è stato il corpo stesso che mi ha chiesto un certo tipo di alimentazione, nonostante il mio quasi vegetarianesimo dell'epoca.
Forse anche in questo ci sta la Temperanza e il rispetto per l'animale ucciso.
E.

Ps. nessun fumatore ha smesso di fumare dopo aver visto i polmoni incatramati di un morto per fumo! A volte dei suggerimenti sapientemente buttati là risvegliano di più le coscienze di video cruenti e ottengono migliori risultati.
# Amministratore Commenti 2012-10-19 11:08
Allora, andiamo con ordine.
Innanzitutto sono sorpreso, dato che quello dell'alimentazione era un argomento che da un pò di tempo mi assillava.
Beh che dirti, non ho visto tutto il filmato, ma credo di poter dire che sono cose che già conoscevo. Sono innumerevoli ormai i documetari di questo tipo, è generalmente risaputo come funziona l'industria alimentare.
Il mercato della carne, poi, si basa sugli allevamenti di massa, dove vengono stipati migliaia di animali in condizioni orribili. Basti pensare che il 95% del pollame in Italia, si trova in una decina di stabilmenti siti nel Nord Italia, dove queste povere bestie vivono completamente attaccate le une alle altre. Quando si ammalano, lascio immaginare quello che succede. Altro esempio. I tori, sono considerati un danno per l'impresa che alleva bovini, visto che non producono latte. E' per questo che ormai nanche li lasciano vivere per la riproduzione, dato che ne prelevano lo sperma e poi li abbattono (sono costi superflui).
A tutto ciò va aggiunto:
a) che il mercato del grano è in mano ai cosiddetti cartelli (Monsanto in testa) che ne controllano prezzi e quantità;
b) che gli ogm non faranno che aggravare la situazione, visto che potrebbero portare la sterilità delle piante, il che renderebbe gli agricoltori clienti fissi delle
multinazionali da cui saranno obbligati a comprare le sementi;
c) che l'Europa (intesa come entità economico - -politica) rappresenta la ciliegina sulla torta, imponendo le c.d. quote, dove in nome del libero mercato ogni paese non può vendere più di tot. merce (il che implica sprechi enormi di alimenti (ad es. latte)) ed è obbligato a comprare altra merce dai paesi dell'unione (alla faccia della libera concorrenza).
Il tutto produce una concorrenza disumana, dove a farne le spese sono le economie tradizionali e la qualità dei prodotti.
Cosa trarre da tutto questo?
Che l'industria alimentare dell'Occidente (ma ormai temo del mondo) fa vomitare e grida vendetta.
E vabbé, pazienza. Non è una cosa che mi stupisce, tanto più che è solo una delle innumerevoli indecenze del mondo moderno.
Il massacro in Palestina da parte dei sionisti è una cosa che mi fa incavolare un pò di più.
Sarà che penso che tutte queste esasperazioni di lotte, in apparenza giuste, non fanno altro che dividere maggiormente le persone. Tempo fa vidi un video in cui 4 sceme, le Pussy Riots (letteralmente, fighe riottose) in nome del femminismo e della lotta alla fame nel mondo, hanno rubato della merce in un supermercato, nascondendo, tra le altre cose, un pollo nella vagina.
Già mi immagino la reazione degli animalisti alla vista di questo filmato, infuriati in nome dei diritti del pollo.
Insomma mi sembra un teatro della rivolta dove ognuno strumentalizza la sua piccolissima battaglia amplificandola a tal punto da farne una ragione di vita. E pazienza se il mondo va allo scatafascio,
se le banche controllano il destino dei popoli, se trovare un lavoro rischia di diventare un'impresa, se l'Islam è sotto attacco, se la Chiesa Cattolica è bersagliata un giorno si e l'altro pure, se i simboli delle Tradizioni vengono vilipesi, se la famiglia si sgretola, se si inventano diritti in nome dei quali è discriminatorio dire "padre" e "madre", poiché i figli adottivi delle coppie omosessuali non ne hanno (per questo si dovrà dire genitore 1 e genitore 2), e mi fermo qui, perché potrei andare avanti fino a domani. Ma no! Occorre preoccuparsi del fatto che la volpe bianca del Guatemala è in estinzione e che in Cina forse mangiano cani e gatti.
Beh permettimi un bel… (…parolaccia)
Sono convinto che la degenerazione attuale sia causata dal declino della Tradizione,  quindi dal fatto che mancano uomini che la vivano.
Quindi la domanda è:
"Mangiare carne mi allontana dalla Santità?"
Essere onnivori giova alla Via o mi allontana dalla Via? Essendo il mondo relativo, non essendo la Verità di questo mondo mi dico:  è giusto e santo ciò che è in funzione di un avvicinametno del relativo verso l'assoluto. O ancora meglio, è giusto e santo ciò che mi mette nella posizione tale da far si che forse mi potrò un giorno accorgere del passaggio del Treno.
Tutto il resto è noia, o politica.
M.
# Amministratore Commenti 2012-10-19 21:10
il passaggio in cui dice che per forza di cose il cervello degli animali funziona come il nostro è perfetto per il un documentario sul dolore degli animali

sul fatto di mangiare carne… io sono pure d'accordo... solo che te la dovresti acchiappare da solo! Nel nostro sistema è abbastanza impari come confronto.
Voglio dire: normalmente un gatto acchiappa una mosca o un uccello, o quello che gli pare perché è bravo a farlo. Non proprio come mangiare un animale allevato.
Conosco molti cacciatori e pescatori "sportivi". Sinceramente li rispetto. A loro modo hanno un rapporto molto stretto con l'animale e la natura, e li rispettano (almeno quelli che conosco).
Per gli allevamenti di polli una volta ho girato in uno di (...nome dell'allevatore), per uno spot. Sicuramente ci hanno portato nel più bello di tutti, ma almeno in quello i polli erano... in libertà o quasi
M. G.
# Amministratore Commenti 2012-10-20 18:00
L'argomento è talmente bruciante e purtroppo attuale, che abbiamo deciso di lasciare aperta questa pagina ai commenti dei nostri lettori che volessero ancora intervenire e di rimandare ad un prossimo articolo un approfondimento sul rapporto fra l'uomo e gli "animali".
# Amministratore Commenti 2012-11-22 17:28
Riceviamo e pubblichiamo
Nel pieno della nostra vita edonistica, ostentata e tecnologica, tra gli splendidi monumenti della storia, dell’arte, della religione e del commercio, esistono delle “scatole nere”. Queste “scatole nere” sono i laboratori di ricerca biomedica, gli allevamenti e i macelli: aree separate, anonime, dove la nostra società conduce i suoi sporchi affari fatti di violenza e sterminio di innocenti esseri senzienti. Queste sono le nostre Dachau, Buchenwald e Birkenau. Come i bravi cittadini tedeschi, abbiamo le idee chiare su cosa accade lì dentro, ma non vogliamo saperne nulla.
Alex Hershaft, ebreo sopravissuto all’Olocausto, fondatore e presidente di Farm Animal Rights Movement (FARM), USA
# Amministratore Commenti 2012-11-22 17:33
Citazione: Riceviamo e pubblichiamo
L’anello mancante a lungo cercato tra animali e uomini veramente umani siamo noi. Per diventare uomini veramente umani dobbiamo imparare a rispettare tutte le creature viventi, e in particolare gli animali, i quali condividono con noi la capacità di provare piacere e dolore e che facciamo soffrire tanto crudelmente nei laboratori, negli allevamenti, nelle gabbie, sovente addirittura per divertimento, senza giustificazione alcuna. Dobbiamo superare lo specismo e fondare un’etica e una giustizia in cui siano determinanti i diritti di tutte le specie viventi e i nostri doveri nei loro confronti.
Konrad Lorenz, etologo austriaco e padre della moderna etologia, Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia
# Amministratore Commenti 2012-11-22 18:49
Citazione:
Riceviamo e pubblichiamo
Solo una parte irrilevante delle immense crudeltà commesse dagli uomini può essere ascritta ad istinti crudeli. La maggior parte di esse è dovuta a superficialità o ad abitudini consolidate. Le radici della crudeltà, quindi, sono più diffuse di quanto non siano forti. Ma verrà il giorno in cui l’inumanità, protetta dalle abitudini e dalla superficialità, soccomberà di fronte all’umanità difesa dalla riflessione. Lasciateci lavorare per far sì che questo giorno arrivi.
Albert Schweitzer, medico, teologo e filosofo tedesco, Premio Nobel per la Pace, Memoirs of Childhood and Youth
# Amministratore Commenti 2012-11-21 12:04
“Credo che, al di là dell’oltranzismo integralista del relatore, sia interessante vedere come un argomento che riguarda il modo di alimentarsi della maggior parte degli uomini, possa aprire la porta al senso stesso del vivere, al “modo” con cui ingurgitiamo tutto e, ovviamente, anche l’aria che respiriamo, le parole che ascoltiamo, le cose che vediamo, dimenticando la sacralità della vita e l’importanza metafisica, oltre che fisica, di ognuno di tali processi”.
Confesso che l’articolo di Claudio Lanzi, ispirato da un filmato sulla crudeltà esercitata nei mattatoi e negli allevamenti intensivi, al di là della ovvia impressione che il filmato (come altri che girano sul web) non scioglie il dubbio che lui pone, tranne la decisione annunciata di non cibarsi (quasi) più di carne.
In realtà il problema posto da Claudio Lanzi è gigantesco e non è liquidabile con i superficiali enunciati sloganistici presenti nel web o ripetendo tesi conformistiche nell’uno o nell’altro senso.
E’ vero che la questione del rapporto con gli animali e di cibarsi della loro carne ha a che fare con la metafisica, con la questione della vita umana e del suo senso, sul senso delle cose ultime. Trattandosi di un argomento molto dibattuto (dietologi, religioni, vegetariani, animalisti, vegani, ecologisti, cacciatori ec.) cercherò di andare con ordine, cercando di chiarire a me stesso per primo l’argomento.
1. I movimenti, le associazioni, i singoli che si battono sui temi dell’ecologia, vegeterianesimo e animalismo sono, nella quasi totalità, presenti nei paesi industrializzati e nelle società del benessere e diffusi nei ceti medi e borghesi.
E’ difficilissimo incontrare un “proletario” o un vero povero che sia “vegetariano”. I motivi sono talmente ovvii che non c’è bisogno di spiegazione. Tuttavia credo che questo vasto movimento di opinione riveli sostanzialmente un disagio esistenziale molto forte, una specie di “rivolta contro il mondo moderno”, per parafrasare il titolo di un famoso libro. Un fastidio che nasce nelle società dell’abbondanza alimentare (e dello spreco). Una ricerca di un’altra dimensione della vita, nella quale non ci sia posto per l’ingiustizia - lo spreco di risorse, l’uccisione di animali alla mercè dell’uomo - che appare intollerabile a chi, però, sa benissimo che è nelle sue possibilità fare una scelta alimentare senza morire di fame, data l’abbondanza che esiste nel mondo occidentale. E’ un bel punto di partenza.
Chiunque abbia incontrato un vegetariano o un animalista (che è la stessa cosa ormai) sa che in genere la loro scelta è motivata da considerazioni (pseudo) filosofiche, da teorizzazioni di scelte di vita dettate da una visione del mondo a loro dire più giusta di quelli che invece non praticano il vegeterianesimo.
Anzi queste persone vogliono quasi sempre dimostrare che essere vegetariani significa essere più buoni e giusti degli altri, meno violenti, meno egoisti, più solidali e dotati di una grande compassione. Non è un caso che normalmente un vegetariano sia oltre che ecologista, animalista, anche pacifista e si batta per tutti i diritti possibili e impossibili. Una visione del mondo e dei rapporti tra uomini, animali e tutto il creato che deve essere alternativa.
2. Poiché una visione del mondo si deve ancorare a dei principi ritenuti immutabili ed eterni, altrimenti sono solo opinioni, le difficoltà per questo tipo di movimenti sono notevoli. Essendo quasi tutti laici, e per laici intendo la negazione di qualsiasi trascendenza, essendo per stragrande maggioranza contro le tradizioni religiose, disdegnano, salvo eccezioni, l’Anima e confondono spesso la coscienza con l’etica e lo spirito.
Guardiamo un po’ da vicino allora da dove nasce questo slancio e proviamo a farci qualche domanda.
Per sintesi leggiamo qualche spunto dalle tesi fondative di vegetariani e animalisti.
«La vita umana non è la cosa più importante in assoluto. Essa non ha intrinsecamente più valore di quella di una giraffa o di un leone […] Noi non amiamo lo strapotere dell’economia, del consumismo e della logica del progresso. Vogliamo ancora odorare, toccare, vedere e sentire la Terra. Noi siamo animali […] l’unica cultura che può andare d’accordo con Gaia [il nome inventato per indicare il nostro pianeta, intesa come entità vivente e dunque sofferente se l’uomo le usa violenza] è quella della caccia e della raccolta, quella degli indiani d’America e dei popoli di tradizioni neolitica […] Occorre tornare alle origini, attraverso la riduzione della popolazione mondiale e l’organizzazione sociale in piccole comunità che avranno ereditato solo gli aspetti migliori dell’evoluzione tecnologica» ». Queste citazioni sono tratte da Ecologia profonda. Vivere come se la Natura fosse importante, di Bill Dewans e George Session, edizione Gruppo Abele, Torino 1989, uno dei testi fondamentali degli ecologisti.
«Gli umani sulla Terra si comportano per certi versi come un organismo patogeno, o come le cellule di un tumore o di una neoplasia. Siamo cresciuti in termini di numeri e disturbi arrecati a Gaia che la nostra presenza è diventata sensibilmente molesta… la specie umana è talmente numerosa da costituire una grave malattia planetaria» da Gaia: manuale di medicina planetaria di James Lovelock, Zanichelli, Bologna 1992, uno dei padri dell’ecologismo.
Faccio notare per inciso il vezzo di scrivere sempre in maiuscolo Terra e Natura, come divinità o enti bisognosi di un omaggio quasi cultuale.
Ora i pochi testi che ho citato (ce ne sono a bizzeffe) parlano chiaramente del fatto che sono gli uomini il «tumore» da estirpare per rimanere possibilmente – sposando tesi malthusiane - in pochi, giusti e buoni, con qualche incursione nella caccia e nella pesca secondo alcuni, alla maniera degli uomini di primitivi. Però, possibilmente, col telefonino e il computer, «gli aspetti migliori dell’evoluzione tecnologica» (la cui produzione a sua volta è fonte di sprechi e inquinamento, ma in questi testi è difficile trovare una coerenza pratica e teorica). D’altra parte nel mondo vegetariano ci sono pratiche per l’appunto poco coerenti con le teorie oppure di tipo fondamentalista: non mangio carne, però il pesce sì, non mangio carne e pesce, non mangio carne, pesce e prodotti derivati da animali (chissà poi perché latte e uova sono una violenza) per cui viene da chiedersi addirittura cosa significhi veramente vegetariano.
Una congerie di tesi, avallate spesso ad alti livelli da organizzazioni internazionali come l’Onu e i suoi molteplici organismi (dove il malthusianesimo è di casa), la Ue e via discorrendo, per finire, se così si può dire, ad aspetti grotteschi, che però in alcune nazioni cominciano a non essere considerati tali.
Per esempio citerò un fatto datato ma reale: l’alta Corte olandese decretò nel 1996 che andare a pescare con quella che da noi si chiama l’esca viva (una larva di insetto, un lombrico, una mosca) è un reato, quello del maltrattamento di animali (Corriere della Sera, 19 gennaio 1996). Naturalmente subito uno si chiede: e pescare no?
Quella sentenza pone subito un problema: se tutti gli animali sono da rispettare, e da non maltrattare, nessuno deve essere escluso. Ciascuno di noi è in grado di farsi l’elenco cominciando dalle piattole per finire alla mosca tsé tsé, passando per vipere, scorpioni velenosi e topi di fogna. Che è il primo punto da cui partire per parlare del rapporto tra uomo e animale.
Perché se è facile commuoversi giustamente della sorte di animali domestici e non, da noi conosciuti e a volte conviventi, è un po’ più difficile per lo sterminato mondo animale considerato nel suo insieme. Per esempio uno scienziato (?), preoccupato anche lui delle sorti del pianeta, ma forse un po’ meno animalista di altri, Arnold van Huis, entomologo e consulente della Fao, ha sostenuto che bisogna mangiare insetti per salvare il pianeta: sono le uniche proteine animali sostenibili, e dunque ecologiche. Ha anche realizzato un business plan per mettere su allevamenti di scarafaggi, che sono poco costosi rispetto agli allevamenti di bovini, suini etc. lo trovate qui : http://www.scribd.com/doc/2081836/MMAENGA-businessplan
Ricordo però una trasmissione Rai, nella quale un tizio, animalista, ça va sans dire, spiegava che bastava mettere una ciotola di farina in cucina per alimentare gli scarafaggi, evitando così che si intrufolassero nelle credenze e soddisfatti tornassero nelle loro tane, assicurando una felice convivenza, ma soprattutto mettendo la nostra coscienza a posto evitando la crudeltà di sterminarli. Il mio gatto invece dà loro una caccia implacabile. Ecco. La mia coscienza è a posto visto che non posso convincere il mio gatto, né sanzionarlo, e lui fa il lavoro per me.
Esiste anche una vasta letteratura sull’argomento che invoca una carta per “i diritti degli animali” partendo tutti da un presupposto che le poche righe citate sopra di padri fondatori esplicitano: il problema è l’uomo e non gli animali. E perché è un problema? Perché la sua specificità rappresentata dal suo cervello pensante, dal libero arbitrio, dalla facoltà raziocinante lo pongono oggettivamente in una posizione nettamente superiore al regno animale.
E’ dunque questa oggettiva superiorità il peccato originale. Quando si legge che appartenendo gli umani al regno animale ciò non li abilita a esercitare la loro superiorità, quando spasmodicamente si cerca questo anello mancante con le scimmie per dimostrare con la teoria evoluzionista che le scimmie sono solo diversi animali e un grado leggermente inferiore dell’umano, si sta facendo a dispetto di qualsiasi affermazione contraria, teologia, spuria, ma teologia.
L’oggetto di questa “teologia” poi sarebbe Gaia, il nome dato alla terra da James Lovelock, più sopra citato, dal nome della divinità femminile greca. Gaia, organismo vivente con piante e animali e rovinato dalla presenza umana.
Per completare il giro di queste citazioni volendo potete andare sul sito http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_Grande_Scimmia e scoprire la Carta dei diritti delle grandi scimmie, Bonobo, Scimpanzé, Gorilla e Orango, che vuole siano estesi alcuni dei diritti già riconosciuti all'Uomo. La Nuova Zelanda e la Spagna sotto Zapatero hanno avviato processi legislativi ad hoc, forse adesso arenatisi. Il deputato socialista Francisco Garrido, uno dei firmatari della proposta, sostenne che "essere orgogliosi delle proprie origini è proprio delle persone di buona famiglia". Il Progetto Grande Scimmia punta all’obiettivo di includere gli antropoidi non umani in una comunità di eguali, concedendogli la protezione morale e legale di cui godono attualmente solo gli esseri umani.
Naturalmente verrebbe da chiedere se già in questa pretesa non ci sia una forte discriminazione con il mio gatto, per non parlare del boa constrictor.
Qualcuno potrebbe chiedermi che c’entra questo con il mangiar carne. C’entra non solo con il mangiar carne (come sapete in Cina, dove si mangia di tutto, un piatto prelibato è il cervello di scimmia fritto), ma soprattutto con l’idea che abbiamo di questo mondo e del senso della nostra vita.
E il problema non è evidentemente solo il mangiare ma anche usare degli animali: test scientifici e medici, gare pseudo sportive legali e illegali, lavori pesanti (pochi adesso) e così via. E la lunga processione di animalisti e vegetariani si infoltisce (molto o quasi esclusivamente nei paesi occidentali) cercando un ribaltamento generale del paradigma umano come lo abbiamo conosciuto e lo conosciamo e come ci è stato consegnato dalle tradizioni.
Infatti non è raro, anzi è sicuro che questi gruppi e associazioni sono anche per tutti i diritti più strampalati, quasi tutti finalizzati contenere e limitare la signorìa dell’uomo sul creato e in deroga a qualsiasi principio che abbia un suo valore pregnante e soprattutto per una lotta (a mio avviso impari) con le tradizioni religiose sotto ogni latitudine. Una lotta che si appoggia soprattutto alla confusione etica dell’occidente e agli organismi internazionali che di questa sono espressione.
Ma in conclusione se non si crede in Dio si crede a tutto, anche alla fratellanza biologica.
C’è dunque lo sforzo di una sistemazione teorica del problema che vuole prescindere da qualsiasi riferimento metafisico e dal principio di realtà.
3. Dietro queste, chiamamole così, tendenze, ci sono interessi economici? Sì, non c’è neanche da dubitare. Ma questo non è il problema. L’economia segue le idee e non viceversa. L’uomo del filmato è chiaramente un rappresentante di commercio cui è stato affidato il compito immane di tradurre in moneta sonante un’aspirazione ideale. Lo stesso è stato ed è per l’ecologia. Da quando sono apparsi sulla faccia della terra gli ecologisti-animalist i hanno protestato su tutto quello che ai loro occhi è sembrato un attacco all’ambiente e alla natura. L’uso delle pelli per scarpe e abiti, la plastica (quando questa ha cominciato sostituire la concia delle pelli e far abbassare i prezzi di indumenti necessari), perché inquinava per l’impossibile smaltimento dei polimeri.
No alle pelli (che pure sono biodegradabili) no ai polimeri. Non risulta che i vegetariani non comprino in assoluto scarpe di cuoio, né che gli ecologisti sappiano bene come riciclare le Nike che portano ai piedi. Sulla plastica poi è sceso il silenzio perché chi studia, è riuscito a scoprire come riciclare i rifiuti, anche se non tutti i polimeri sono riciclabili. Per ora sembra che non si pongano il problema che i pannelli di silicio per la mitica alternativa al petrolio, sono non smaltibili: eterni, una volta che abbiano concluso la loro vita produttiva (20 anni). Quando lo decideranno probabilmente protesteranno contro i pannelli solari.
Scusate la digressione ma è utile per il finale di questo discorso. Dietro tutte queste iniziative si muove l’economia, la finanza. Inquina gli ideali? Molte volte sì perché spaccia per sostenibilità ecocompatibile cose che non lo sono. Ma chi crede a questa pseudo religione gli va dietro.
4. Torniamo al punto di partenza. Cominciamo proprio come Claudio Lanzi ha iniziato il suo editoriale.
E’ colpa mia se sono onnivoro? E comunque sia cosa comporta il mio essere onnivoro? E’ lecito uccidere essere viventi per cibarsi? E dunque per converso è lecito cibarsi di carni? C’è un rapporto tra essere onnivori e la spiritualità?
Essere onnivoro comporta prima di tutto avere un apparato digerente che elabora sostanze nutritive vegetali e animali. Cioè l’onnivoro può sopravvivere se uno dei due elementi scarseggia. La natura, un po’ più furba di quanto si creda, ci ha creati così. La dieta è più ricca sia di zuccheri e carboidrati che di proteine. Se modifichi questo dato puoi avere dei guai: per esempio il morbo della mucca pazza deriva dall’aver costretto un erbivoro a mangiar carne. Perciò possiamo dire che su questi argomenti bisognerebbe non essere avventati.
In base a quale principio eterno allora dovrei modificare il mio stato di natura (sono nato maschio e ho tutte le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche di genere)?
La prima tesi che viene agitata è che noi apparteniamo alla specie animale, e dunque siamo per così dire apparentati, perciò come non dovremmo uccidere gli umani lo stesso dovrebbe essere per gli animali, meno che mai per cibarsene.
Ma osserviamo gli animali: siamo proprio uguali? La indiscussa superiorità dell’uomo che deriva, diciamo così per ora, dal suo cervello raziocinante ci mette in una condizione di poter dominare sul mondo animale.
Si dice che non dovremmo farlo per la sproporzione dei mezzi a nostra disposizione che attengono alle capacità umane e non agli istinti animali, il che ci renderebbe uguali perché rinunciamo a questi mezzi. Scendendo a livello animale, perché di una discesa di consapevolezza della nostra identità si tratta, dovremmo considerare che la lotta per la sopravvivenza (che tanto piace ai darwinisti di qualunque tipo, e in particolare al Lovelock di cui più sopra, ma a cui inconsapevolmente aderiscono animalisti e quant’altro) che si svolge nel mondo animale ci vedrebbe facilmente soccombere, e non soltanto di fronte ad un ipotetico leone, a un orso bruno o uno squalo, ma anche di fronte ad un rottweiler, affamato o meno che sia, a un topo di fogna che ci morda, a una zanzara tigre.
Bene. A questo punto come ogni animale che si affida alle sue naturali difese, anche l’uomo dovrebbe farlo per non soccombere (ed è quello che ha fatto da quando esiste). Si difende, non soggiace, non si lascia estinguere e usa la sua capacità raziocinante per supplire alla carenza fisica. Siamo nel regno della necessità e non quello della libertà, e gli animali possono esserci ostili e sopraffarci.
Ecco che la questione del dare la morte o riceverla rientra nella naturalità del mondo reale e non di quello che non esiste. Con una differenza, che l’uomo può usare il suo raziocinio e il suo corretto orientamento, se ce l’ha, nel gestire la questione. Alla foresta che dilaga solo un’attività squisitamente umana come l’agricoltura può opporsi. E così agli animali “selvaggi”. L’uomo può vivere solo controllando la natura, non annientandosi.
Si può allora uccidere per cibarsi? Anche qui il mondo animale ci ha insegnato che tutti gli animali onnivori e carnivori non si fanno alcun problema di divorarci perché il loro status biologico lo richiede. E dopo morti anche gli avvoltoi, gli sciacalli e i vermi.
Perciò una questione di natura non si pone.
Si può porre invece che il rapporto con gli animali ha avuto una lunga evoluzione: non si è visto mai una giraffa, né un gallina, né un cinghiale addomesticare un uomo.
Addomesticare è una parola importante. Perché ha significato integrare nella propria vita qualcuno che, di per sé, non lo farebbe, né mai lo farà. E addomesticare nel caso della palese sproporzione intellettiva tra noi e gli animali ha significato e significa anche sottomettere. Il mio gatto domestico è stato costretto ad una convivenza forzata, ha subito una castrazione, conosce la mia casa e basta. Il mio bisogno di compagnia ha sottomesso un animale, privandolo della sua libertà in cambio di una vita più o meno comoda.
Questo esempio vale per tutti quelli che si riempiono la bocca dei diritti degli animali e possiedono (possedere: diritto di vita e di morte) cani, gatti, uccelli, pesci ecc. ecc.
Nella catena alimentare la carne ha e ha avuto un ruolo importante, per il leone come per me. Non ho le zanne né l’agilità di un leone o di una tigre per sbranare una gazzella tremante, uso altri mezzi. Mezzi che nel passato erano anche molto rispettosi, nei limiti del possibile, del benessere animale. Il maiale è un onnivoro che se non fosse un po’ fifone ti si mangerebbe subito, ma si uccideva una volta l’anno, non tutti i giorni come oggi. La carne era un cibo razionato tra gli umani fino a cinquant’anni fa, anche in occidente. Gli allevamenti naturali non erano in grado di soddisfare la domanda di cibo, e non solo la carne, ma anche i derivati del mondo animale, latte, uova, pelli per non andare scalzi, per coprirsi.
L’addomesticamento, la sottomissione degli animali ai bisogni della sopravvivenza umana è il naturale corso della nostra vita in questo mondo. Se non si accetta questo principio di realtà, che coinvolge tutti, anche quelli che si dicono vegetariani e animalisti (senza il bue che tirava l’aratro, senza il cavallo per i trasporti, altro che vegetarianesimo!), noi non saremmo esistiti.
Non risulta finora che nessun vegetariano, ricoverato in un ospedale, abbia rifiutato farmaci già testati su animali, né nessuna buona animalista borghese e furiosa contro le pellicce si sia chiesta da dove derivino i cosmetici che usa (quando lo scopre protesta, fa manifestazioni molto vivaci, e passa ad altri: come quelli ricavati dai feti, di cui esiste un fiorente commercio non molto contestato se non da gente di fede, perché il feto, anche di sei mesi, è un essere umano in potenza e dunque non cosciente. Per rifarvi gli occhi laicamente potete ciccare su http://www.you-ng.it/news/politica-e-attualita/itemlist/tag/Guardian.html. Attualmente in Cina, hanno aggiunto anche la pelle dei cadaveri dei giustiziati a morte. Non sono pervenute proteste delle Pussy riot appoggiate dai libertari di tutto il mondo).
5. Allora a questo punto passiamo al punto se cibarsi di carne a che fare con lo spirito. Se tutto quello che ho cercato di dire non credo ponga a sfavore del cibarsi di carne e del riconoscimento della superiorità dell’uomo sul creato, allora da dove scaturisce questo invito al vegetarianesimo?
Deve avere origine in una sensibilità superiore dell’uomo nei confronti del creato, una sensibilità per così dire etica. Sensibilità che ha luogo, guarda un po’, in quell’uomo che invece è uguale agli animali, i quali non si pongono ovviamente il problema. Ma se è un afflato etico deve provenire da un ragionamento filosofico, da una visione del mondo, da una sua interpretazione, dalla scelta di dare un senso alla vita umana, altrimenti è un capriccio senza senso: poiché la stragrande maggioranza degli animalisti è contro le tradizioni religiose, spesso non credono nel soprannaturale, disdegnano come ho già detto l’anima e confondono la coscienza con l’etica e lo spirito, se guardiamo un po’ da vicino questo slancio etico.
Ho fatto prima un giro su internet. Decine e decine di citazioni sulla crudeltà dell’uomo sugli animali da Plutarco in poi. Ci sono aforismi di filosofi animalisti e generiche esortazioni ad amare tutti e tutto. Una particolare menzione viene dedicata alla religione colpevole di non impedire in nome dell’amore l’uccisione di animali per alimentazione. Citazioni bibliche, interessanti ma solo perché stravaganti, su Cristo vegetariano, su padri della Chiesa animalisti, sulla vita dei primi cristiani votati da subito al vegetarianismo e all’animalismo, con accuse immancabili alla Chiesa cattolica, che fa trasgredire volutamente il V comandamento a danno degli animali.
E’ singolare perché si trascurano religioni ugualmente, mi si passi il termine improprio, carnivore, per esempio come l’Islam, che conta più seguaci del cattolicesimo. O altre confessioni religiose. Chissà perché. Poi una serie di spiegazioni scientifiche sulla carne e sulla soia, su questo e quest’altro. Un giro di copia e incolla che si rinforzano l’un l’altro senza che si risalga veramente alle fonti, e quando si risale le si distorce: saccheggi di vangeli apocrifi e testi gnostici decontestualizzati. Fino a perle come “San Tommaso d’Aquino (1125-1274), famoso per essere un ghiottone (e non certo l’unico nella Chiesa di quei tempi) elaborò la famosa dottrina secondo la quale gli animali non avrebbero anima — e neppure le donne e le razze inferiori” oppure “La Chiesa Cattolica negando la fratellanza biologica universale nega l’Amore stesso e tradisce la sua missione”.
Certo, la fratellanza biologica. Esiste persino anche un’associazione di cristiani vegetariani.
Sentir parlare di amore universale in questo modo mi fa venire alla mente il vegetariano, l’ecologista, salutista e amante degli animali Hitler (nonostante i tentativi di negarlo, se volete leggere sulle fonti potete visitare il sito http://www.maat.it/livello2/diritti-animali.html).
Mi fa venire in mente l’attivista animalista olandese che nel 2002 uccise Pim Fortuyn, colto e raffinato dandy omosessuale, presidente di un partito con connotazioni fortemente anti-islamiche e anti-immigrazione in nome di un’identità europea, a nove giorni dalle elezioni.
Mi fa venire in mente coloro che in nome di questa fratellanza biologica e di questo amore universale compiono attentati nei paesi europei.
Mi fa venire in mente l’ex capo del servizio segreto israeliano, vegetariano di ferro, suonatore di pianoforte e pittore delicato. Sembrerebbe il quadro perfetto dell’animo gentile e amorevolmente disposto verso il mondo. Tranne i suoi 234 omicidi mirati ai danni dei palestinesi che sono stati da lui pianificati e in parte eseguiti.
Esattamente come tutti quelli che in nome dell’uguaglianza, fraternità e libertà massacrano quasi sempre a più non posso. In nome dell’amore universale, in questo caso esteso agli animali. Tutta gente che vuole la fratellanza biologica. Gli esempi citati non depongono a favore di una grande ascesi spirituale, anche se gli interessati probabilmente sostenevano il contrario.
6. Senza troppe citazioni, dirò che al fondo di queste posizioni frammentarie e sconnesse vi è un’antica idea. Al disagio esistenziale, che direi più esattamente alla voglia di conoscenza, dai tanti fiumi dello gnosticismo, e come un fiume carsico attraversa i secoli, è venuta una risposta che individua nella materia il male e nella “disincarnazione” il bene. Chi vuole si può documentare senza sforzo (ma non su internet!). Chi ha cercato una spiegazione del mondo, chi ha fatto ricerca di verità, ha sempre elaborato una teoria complessiva che si è interrogata tentando di dare risposte al problema dei problemi: bene e male, la creazione, il trascendente, la morte, il futuro dopo di essa.
Chi è convinto di un dualismo insanabile tra Bene e Male che è un riflesso dell’inconciliabilit à tra anima e corpo - ma siamo già in pensieri più alti degli animalisti - ritiene in tale prospettiva che l’unico atteggiamento sensato sia rinnegare la corporeità, per astrarne l’anima e riportarla alla originaria fusione con l’Anima Mundi, dalla quale fu distaccata per essere imprigionata nel corpo.
Insomma una sorta di neoplatonismo, come del resto le religioni asiatiche per molti versi ad esso simili. Per i catari (eresia medioevale) la morte era la liberazione dalla miseria della vita corporale. Vivere era il più grande dei mali, da terminare con la distruzione della vita stessa, fino al suicidio per inedia ed alla pratica infeconda della sessualità (si teorizzava di non contrarre matrimonio, di non fare figli, si incoraggiava l’aborto), il disprezzo per il corpo, per la carne. I perfetti erano vegetariani. In questo tipo di gnosi sostanzialmente esiste la negazione di ogni valore e consistenza alla creazione, si ritiene cioè la creazione, in quanto opera di un malvagio demiurgo responsabile della frammentazione dell’unità impersonale originaria, essenzialmente qualcosa di poco positivo, se non addirittura, nelle forme più radicali di tale posizione filosofica, qualcosa di malvagio. Noi abbiamo avuto un cantore nel nostro caro Leopardi e la sua natura “matrigna”. Il contrario di San Francesco.
Direi che nel mondo moderno (in cui del demiurgo non frega niente a nessuno) le istanze di tipo vegetariano condividono con questa ricerca l’odio, appena dissimulato, per l’uomo (frasi del tipo: più conosco gli uomini più amo gli animali sono molto diffuse).
Nella confusione spirituale ci vedo solo una declinazione del linguaggio del politicamente corretto che predica falsa carità. Questi movimenti poiché non riconoscono alcuna verità che non sia quella proveniente dalle loro elucubrazioni, praticano un confuso panteismo che comincia col venerare la terra e finisce col disprezzare l’uomo. Tanto è vero che non si accorgono nemmeno della contraddizione in cui cadono nel momento in cui dicono di amare la natura e sognano una “disincarnazione” totale. Il nocciolo della questione è che contro ogni tradizione spirituale non si riconosce nel creato alcun principio ordinatore, nessuna gerarchia, nessun senso, e la spiegazione dell’esistenza del male, delle malattie ecc, la si trova solo nell’uomo che mangia carne, l’uomo che nel tentativo di migliorare condizioni di vita inquina ecc.
Perfezionare il mondo è l’obiettivo categorico, magari con l’aiuto dell’Onu e delle multinazionali. Le élites culturali che appoggiano tali istanze invece, sulle questioni del male e del bene, hanno idee chiarissime e questi movimenti ne sono il veicolo. Ma questo è un altro discorso da fare in altra sede.
7. Invece, nelle tradizioni spirituali e religiose non ci si è mai buttati in modo avventato in queste questioni. Leggo il modo con il quale il cardinale Ratzinger parlava di queste questioni: “In ogni caso è chiaro che ci sono stati dati [gli animali] in custodia, non possiamo agire con loro a nostro piacimento... sono comunque esseri che Lui ha voluto e che noi dobbiamo rispettare poichè accompagnano e sono elementi essenziali della creazione. Solo dopo la nuova frattura apertasi tra Dio e l'uomo, viene concesso all'uomo di nutrirsi di carne. Questo significa che viene creato un ordine di valore subordinato e di cui viene comunicato il valore subordinato.[…] All'uomo è data anche questa possibilità. Deve conservare sempre il rispetto per queste creature ma sapere anche che non gli è vietato nutrirsi di loro.
Certo, le modalità di utilizzo industriale che spingono ad allevare le oche in modo tale che il loro fegato si ingrossi il più possibile o accasermare i polli fino a trasformarli in caricature di animali, conducono a un degrado dell'essere vivente che mi sembra effettivamente in stridente contraddizione con il corretto rapporto tra uomo e animale che traspare dalla Bibbia. […] uno degli enigmi della creazione è proprio che sembra sussistere in essa la legge della crudeltà.
Lo scrittore cattolico Reinhold Schneider, che aveva una tendenza alle crisi depressive, ha messo a nudo tutto ciò che di terribile c'è nella natura e nel mondo degli animali con la lente di ingrandimento tipica di chi soffre. Proprio per questo giunse a disperare di Dio e della creazione.
La Chiesa ha sempre pensato che anche nella natura si ripercuotesse la distorsione del peccato originario. La creazione non rispecchia più la pura volontà di Dio, tutto è in qualche modo stravolto. Ci troviamo di fronte a degli enigmi. I pericoli che incombono sull'uomo sono già delineati nel mondo degli animali. (Joseph Ratzinger, Dio e il Mondo, essere cristiani nel nuovo millennio edizioni San Paolo 2001, pag. 70-71)
Nessuna religione di mia conoscenza (a parte il giainismo e il sikkismo, sulle quali andrebbero analizzate altre disposizioni che mal si coniugherebbero con le istanze vegetariane) contempla un divieto di cibarsi di carne. Quasi tutte, con motivazioni e modalità diverse, raccomandano l’astinenza: etimologicamente, tenersi lontano. Questo a che a che fare con una vita completamente orientata al bene, al giusto, al bello, a Dio. Ha a che fare con l’esercizio delle virtù per migliorare la propria vita e dirigerla verso la ricerca della verità.
Ecco qual è il punto. La crudeltà vista nel filmato fa parte di questa ricerca? Direi di no.
Le sofferenze inflitte gratuitamente hanno un senso? Certo che no.
Però i monaci buddisti, come san Francesco, che non uccidono animali, come San Francesco mangiano carne se viene loro offerta. Perché come San Francesco non credono che gli uomini siano uguali agli animali, perché sanno che con la caduta questo mondo ha un limite invalicabile. Poiché la nostra tradizione occidentale ci ha formati citerò due passi del Vecchio e Nuovo testamento. Il primo è molto in voga tra i vegetariani.
(Is 11,6-7): ”Il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto; il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà. La vacca e l’orsa pascoleranno insieme; si sdraieranno insieme i loro piccoli”.
Quando? In questo mondo? Lo era nell’eden incorrotto. Bisogna partire dalla fondamentale nozione del peccato originale e del sovvertimento, che contempla l’esercizio della libertà umana, degli equilibri disegnati da Dio che troveranno definitiva riconciliazione solamente alla fine dei tempi. E questo, sia pure in modo variegato lo professano tutte le tradizioni spirituali.
Matteo 15, al versetto 11 : « Non è ciò che entra nella bocca che contamina l'uomo; ma è quel che esce dalla bocca che contamina l'uomo [..] Neppure voi avete capito ? Non capite che tutto ciò che entra nella bocca se ne va nel ventre, e viene espulso nella fogna ? Ma le cose che escono dalla bocca procedono dal cuore; sono esse che contaminano l'uomo (quello che viene dal cuore è malvagio). Poiché dal cuore provengono pensieri malvagi, omicidi, aldultèri, fornicazione, furti, false testimonianze, maldicenze. Queste sono le cose che contaminano l'uomo; ma il mangiare senza lavarsi le mani non contamina l'uomo».

«Tra i componenti animali le proteine hanno in genere la prevalenza, mentre tra quelli vegetali i glucidi e tra questi la cellulosa, che non viene comunque digerita dalla gran parte degli onnivori, ma viene invece eliminata con le feci costituiscono spesso la frazione dominante»: che Gesù fosse anche laureato in medicina e biologia?
Le religioni hanno sempre avuto e hanno il bisogno di purificare. Per questo lo sgocciolamento del sangue degli animali uccisi nell’ebraismo e nell’islamismo ha lo scopo di non contaminare e render sacro il pasto, perché il sangue dell’animale, sostanza vitale, non si mescoli con quello dell’uomo. Non c’è nulla di satanico in ciò, anzi il contrario. Con Cristo la purità rituale viene ridotta al suo vero senso contro le ossessive procedure farisaiche.
Tutte le tradizioni religiose, ben consce dell’imperfezione irrimediabile del mondo, hanno indicato metodi per preservare per quanto è possibile la salute spirituale degli uomini. Sobrietà, astinenza, sono i mezzi per proseguire nella ricerca. Sono gli strumenti di coloro che credono nel trascendente. Chi non crede è difficile che renda credibili pratiche appena salutiste riassumibili tranquillamente in “non ingozzatevi, perché poi si sta male”.

In realtà è l’esercizio delle virtù che fa da discrimine. Sobrietà, astinenza, cosa sono se non l’applicazione delle temperanza? Si citano i monaci: quale superficialità!
Una virtù non può essere applicata senza le altre e i monaci si sforzano di applicarle tutte. Per di più bisogna vedere come ogni comunità monastica si è autoregolamentata in questa ricerca, senza aver la pretesa di imporla agli altri e senza pensare, soprattutto, che chi mangiasse carne una volta la settimana era meno degno di quelli che avevano scelto l’astinenza totale dalle carmi.
E’ lo stesso per i vegetariani? Ne dubito visti i loro manifesti ideologici, dei quali qualche assaggio abbiamo visto all’inizio di questo scritto.
In tutte le cose della vita lo sforzo per la pratica delle virtù è la garanzia per non vedere scene come quelle del filmato, non l’assolutizzazione del proprio disagio impotente o volto a modificare il principio di realtà.
Il male e il dolore, in altri termini il mistero della vita non possono essere espunti con la dieta vegetariana. E’ inutile forzare le pratiche monastiche alle proprie tesi, possono essere solo prese come esempio di comunità di uomini ricercatori a tutto tondo della verità. Le pratiche come mezzi per avvicinarsi a essa, non come principio.
Il consumo eccessivo di cibo ha a più che fare con i vizi, anche se mangiassimo solo legumi, che con la virtù. E se un cibo è più gustoso di altri (ed è il caso della carne) l’abstinentia serve all’anima, prima che al corpo.
Penso che varrebbe la pena di meditare e interrogarsi per verificare se il nostro sdegno contro le crudeltà inflitte agli animali sia solo uno dei tanti abusi che facciamo del nostro libero arbitrio e del nostro dominio sul creato, piuttosto che la base di partenza per un finta teologia religiosa. Io non so chi sia Gaia, e neanche voglio adorarla, se non nei termini del Cantico delle creature.
7. Rimane un ultimo grosso problema, quello reale e forse insolubile: l’uomo nel suo libero arbitrio è legittimato a infliggere sofferenza agli animali? Questo non lo allontana – parlo di uomini alla ricerca del graal – dall’obiettivo che perseguono?
Ribadisco che guai a dimenticarsi che siamo nel regno della necessità, ci sentiremmo come dei: se una zanzara anofele mi vuole pungere perché è nella sua natura succhiare il mio sangue e trasmettermi il Plasmodium falciparum, tramite il quale morirò, non potrò che difendermi uccidendola, infliggendole una sofferenza mortale.
Uso l’esempio di una zanzara per non parlare di animali feroci che per fortuna nel nostro mondo occidentale non incontriamo più (a parte qualche grazioso esemplare di doberman o rottweiller, di proprietà dei miei vicini, che in genere appena mi vedono vogliono assalirmi). Dunque il principio naturale di autodifesa fa fare più di una deroga al principio ritenuto eterno e immutabile.
Dunque principio non può esserlo. Così come succede tra umani quando si tratta di difendere la propria vita, infliggendo sofferenza a dolore a chi l’attenta (fino alla guerra).
Come faccio allora? Gli uomini hanno nel corso dei millenni elaborato vari modi per limitare la crudeltà inutile, non sempre rispettate, nella guerra. Dai sistemi più antichi che si basavano su virtù quali il coraggio, l’onore, il rispetto dei morti, rendere l’onore delle armi a chi si arrende e non trucidare a prescindere, la tregua di Dio, la convenzione di Ginevra ecc. Ma come fare con gli animali?
Il regno della necessità ci ha costretto ad aggiogarli, a sottometterli, perché senza questo passaggio fondamentale per la sopravvivenza umana, non avremmo avuto l’agricoltura, e staremmo al modo di sopravvivenza degli indiani d’America, che non coltivavano e si procuravano dai bisonti di che coprirsi e di che mangiare, o dei popoli primitivi cacciatori, per non parlare del cannibalismo, che esisteva sul serio. (Ricordo per inciso che quando si diceva che i comunisti mangiavano i bambini, al netto della propaganda anticomunista, ciò si riferiva realmente a quello che accadde in alcune zone dell’Unione Sovietica negli anni Trenta, colpite da una carestia senza precedenti e devastante. La gente delle campagne, senza niente da mangiare, disperate, quando i bambini morivano -e morivano come mosche -, in alcuni casi si costringeva a cibarsi di carni umane per non morire d’inedia. Tragedie avvenute in tutte le epoche e che non hanno niente di ideologico. Il terribile regno della necessità.
Durante la guerra cani e gatti sparivano facendo da cibo, come peraltro qualche anno fa in Argentina durante la terribile crisi economica di quel paese.)
Quello che sicuramente non è legittimo è squilibrare senza principio alcuno il rapporto tra natura (che è benigna e maligna insieme, dolci frutti di bosco e terremoti) e cultura (cioè il libero arbitrio umano). Noi sappiamo che gli animali non hanno coscienza della propria morte, non progettano il futuro, non hanno problemi di coscienza, né rimorso, né sensi di colpa. Siamo noi uomini che possiamo coltivare l’idea di un equilibrio da perseguire, e per farlo spesso bisogna lottare.
Ciò che non va fatto o fortemente limitato è la crudeltà gratuita, il sadismo, il gusto di uccidere. Chi lavora nei mattatoi suppongo che abbia la stessa indifferenza dell’anatomopatologo che seziona cadaveri o del becchino che seppellisce un sacco di morti, ambedue senza provare più probabilmente un fremito di orrore o di pietas in seguito alla serialità del loro lavoro (costoro non hanno nessuna possibilità di avvicinarsi alla spiritualità? Eppure il loro lavoro è oltremodo necessario).
Ma per poter avere il risultato di limitare la crudeltà, bisogna coltivare una moralità e qualche virtù, pur nell’esercizio dell’atto di uccidere un animale per alimentazione o per difesa. Ho già detto che il maiale si uccideva una volta l’anno.
Il capitalismo ha evidenziato come si possano fare profitti incredibili con l’alimentazione. E il capitalismo, specie quello finanziario, non ha morale. Esattamente come uno non si mette a fare il panettiere per il desiderio di sfamarci, ma per la possibilità di vivere (e magari arricchirsi) sfamandoci in cambio di denaro.
Ma la morale non appartiene alla sfera della spiritualità. La morale, l’etica deriva dall’ethos, cioè dal complesso di credenze e costumi dei popoli, o che i popoli si danno. Se nel mondo asiatico l’antica consuetudine con i principi del taoismo o del buddismo contempla il concetto di impermanenza del corpo materiale rispetto al sé (e quindi persone o animali che siano sono soggette alla sofferenza e prive di sostanza) ha permesso indirettamente che ci si cibasse di qualsiasi forma vivente, senza sensi di colpa di qualsiasi natura, o come in Tibet i morti si buttavano dai dirupi alla mercé degli animali in Occidente le cose sono andate diversamente.
Con questo non penso di aver risolto l’interrogativo di Claudio Lanzi nel suo articolo. C’è chi sostiene che anche le piante sono essere senzienti che soffrono, e si sostiene anche che parlando amorevolmente con esse, queste crescono meglio.

Perciò non dovremmo strappare la gramigna che distrugge e soffoca i raccolti.
Perciò non dovremmo tagliare per esempio alberi per ottenere spazi agricoli: e come fare allora per essere vegetariani?
Ritornano così le visioni del catarismo dell’uomo come male in sé, la materia come male in sé, donde i loro fondamentali precetti: purificatevi, astenevi dal far figli e dunque astensione da rapporti sessuali, e quando ci si sente pronti praticare l’endura, astinenza totale dal cibo e dall'acqua, fino a morire.
Il problema del male, del dolore, della sofferenza inflitta a umani, animali o piante che sia è un mistero, come si sa. Ce ne dobbiamo fare una ragione. Nel male necessario possiamo sopportare l’idea dell’uccisione degli animali, senza che questo male ci invada. Noi non abbiamo nessuna possibilità di distruggere il male. Lo sforzo è di lasciarlo esistere fuori di noi: solo l’esercizio costante e continuo delle virtù ce lo permette, nonostante le cadute inevitabili.
Da questo punto di vista ritengo che ciascuno possa pensare che combattere il male e la sofferenza possa contemplare anche l’astensione dalla carne animale. Eppure ritengo che la scelta di essere animalista e vegetariano sia qualcosa di sentimentale: le distinzioni sulle uccisioni di animali diversi tra di loro (caprioli e serpenti velenosi, coccodrillo e agnello, vespe e cagnolino, ecc.) che ho tentato di descrivere sopra mi consegna l’idea che il vegetarianesimo e le sue teorizzazioni sono una verità talmente relativa per le sue innumerevoli deroghe, da non costituire né una verità, né un principio spirituale.
Ognuno può crearsi un sistema di principi in cui credere, ma noi non dobbiamo dimenticare che in occidente ciò avviene a causa di uno sviluppo culturale e non metafisico. Quando eravamo piccoli noi anziani, la visione della gallina uccisa dalla nonna (una volta ogni tanto) veniva quasi sempre considerata “naturale”, nel senso che la sapienza cristiano occidentale aveva trasmesso, come ricordava Ratzinger, la consapevolezza che ci è stato consegnato un creato “con un ordine di valore subordinato e di cui viene comunicato il valore subordinato”.
Personalmente penso come San Paolo che “La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità - non per suo volere, ma per volere di colui che l'ha sottomessa - e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo (Rom. 8,19-23).
In conclusione mi sono chiare due cose: che l’uomo debba poter esercitare le proprie prerogative perseguendo sempre le virtù nel rapporto con il creato e anche con gli animali, e che solo l’esercizio delle virtù, questa lotta interiore, può far progredire la propria spiritualità.
Se qualcuno in questo cammino trova nell’astinenza dalle carni una modalità sua propria per l’esercizio delle virtù – in questo caso la temperanza, anche se non perfetta, ovviamente – la pratichi senz’altro, senza però credere di aver scoperto un nuovo principio e una nuova verità.

Nick
# Amministratore Commenti 2012-12-04 23:29
Riceviamo da Marco queste considerazioni... precise e divertenti:
Credo che Nick dovrebbe rivedere il rapporto tra lui e il suo gatto. Nel senso che forse il rapporto di sottomissione non è nel senso che intende lui:

Al tuo gatto normalmente:
- gli pulisci gli escrementi
- sei tu lavori per potergli dare da mangiare, nel frattempo lui riposa
- lo accarezzi solo quando vuole
- il fatto di essere castrati gli risolve le enormi seccature derivanti dal bisogno sessuale
- un gatto passa la vita sdraiato senza doversi preoccupare assolutamente di nulla
- è evidente che i gatti comunicano tra di loro ma non hanno bisogno di parlare. Dunque si capiscono a gesti o a odori o a telepatia. In ogni caso mezzi più efficienti della parola
- se il gatto non è d'accordo o non gradisce il tuo servizio non esita a pisciarti sul letto

Mi sembra evidente che i gatti domestici siano una razza superiore alla nostra e ci fanno compagnia perché hanno pena di noi. Nella migliore delle ipotesi sono convinti di vivere in un albergo. Il discorso chiaramente non vale per i cani che poveracci sono un po' stupidi

Marco
# Amministratore Commenti 2012-12-04 18:37
La serie numerosa di commenti su questo articolo ci costringe, editorialmente, a proseguire in una prossima puntata. Vedremo di inserire i link per chi vuole continuare.

Fai il LOGIN o REGISTRATI per inserire commenti