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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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di Claudio Lanzi

Nel lungo, periglioso, affascinante e spesso tremolante cammino dell’uomo alla ricerca del Vero (che tale ricerca abbia una forma devozionale, o gnostica, o ermetica o sedicente "scientifica" poco importa) compaiono due aspetti che ritroviamo identici in ogni processo d’indagine: la fede e il dubbio.

Sono proprio la fede e il dubbio che informano la Via e la Vita. La prima infiamma il cuore e a volte lo conferma nell’esperienza del Vero al di là della ragione, il secondo spinge alla ricerca della "prova" che dia conforto alla ragione e riposo alla sete di Verità o, in altri casi, porta alla disillusione, all’abulia, alla rinuncia.

Alcuni ritengono abbastanza assurda l’assenza di una fede. Molti di costoro si rifanno allo stesso Agostino che dice: "Chiunque sappia di dubitare sa la verità e, di questa cosa che sa (n.d.r.= cioè di dubitare) è certo: dunque è certo della Verità. Dunque chiunque dubita se la verità ci sia, ha in se stesso una verità: la verità di cui può dubitare; giacché nessun vero è vero senza la verità. Pertanto non occorre che dubiti della verità colui che, una volta, poté dubitare". (Sant'Agostino, De vera Religione, 39).

La scienza galileiana però, poco incline alla metafisica agostiniana, ha forse per prima impostato metodicamente la ricerca della verità (o forse potremmo dire della massima verità possibile) tramite la ripetizione dell’esperienza. Tale modalità imita, sotto un certo aspetto, il processo speculativo aristotelico e dimostra la credibilità di ciò che si cerca attraverso la successione postulato-teoria-dimostrazione-risultato. Cioè tramite quello che la scienza e la filosofia razionale chiamano a volte evidenza oggettiva.

Sia che tale processo si svolga partendo da un assunto teologico come da un postulato "scientifico", si vedrà come, "a monte" esista sempre un assunto, un presupposto a cui si concede un coefficiente di fiducia che avalli la successiva dimostrazione e la prova (primo fra tutti, la fiducia nell’oggettività dei mezzi attraverso cui viene misurata l’esperienza; ad esempio dei sensi, o della ragione, o degli strumenti creati dalla ragione).
In tempi diversi e con modalità diverse, sia la scienza che la filosofia hanno dubitato della possibilità di pervenire a una qualsiasi conoscenza della realtà e perfino dell’esistenza di un Conoscibile sia a causa dell'imprecisione dei mezzi di misura sia per via dell’influenza, anzi direi del turbamento relazionale che interviene tra l’osservatore e la cosa osservata o comunque soggetta a speculazione (Heisenberg è il più noto tra coloro che hanno sfaldato la piramide di certezze su cui si basava il processo deduttivo-dimostrativo).
Più tardi ancora si è cercato di risolvere tale sequela di dubbi con la statistica, preposta a dimostrare l’attendibilità della causa di un evento in base a parametri quantitativi e alla frequenza con cui si ripresentavano gli stessi valori.
E infine (e questo è un aspetto filosofico che stranamente congiunge l’indagine operata tramite strumenti scientifici a quella basata esclusivamente sulla speculazione) si è giunti a dare credibilità a ciò che ottiene il maggior consenso. Tale consenso è comunque traducibile in una curva gaussiana che mostra la verità per approssimazione, esaltando le teorie probabilistiche.
Con questo sistema, i cantanti vincono i festival; in modo analogo si fanno sia i "sondaggi" politici e si stilano gli indici di gradimento dei programmi televisivi. Anche la scienza, sotto un certo profilo, effettua "sondaggi" di questo tipo, quando sottopone una misura a una successione di prove e considera vere quelle in cui si addensa il maggior numero di risultati simili.

Purtroppo però, sempre con lo stesso sistema, Socrate è stato condannato a bere la cicuta, il re di Francia alla ghigliottina e anche Cristo è stato plebiscitariamente ed entusiasticamente condannato a salire sulla Croce, con un sondaggio per alzata di mano.
Insomma i sondaggi probabilistici o plebiscitari convogliano e giustificano la volontà della massa (poco importa che sia una massa di "dati" o una massa di "opinioni"). Appunto: della massa (di quella visibile, però perché quella che non partecipa a tali valutazioni, non viene presa in considerazione).

Ma sui pincipi, sulle ragioni oggettive, ontologiche della realtà percepita, non ci sono statistiche e plebisciti che tengano. Il problema è connesso allo strumento di misurazione e ai parametri usati per la misura, che sono sempre e comunque relativi al mondo, all’ambiente, ai giudizi e ai pregiudizi di coloro che statisticamente misurano. Ed esistono un’infinità di cose immisurabili. Come misurare la "bellezza", la "verità", la "giustizia", la "speranza", la "bontà" etc.? Eppure sono tutte cose che concernono l’uomo, il mondo, l’universo e dovrebbero essere soggette al dubbio, al pensiero relativo di colui che valuta.

Ma oggi, disgraziatamente, anche queste cose vengono sottoposte a sondaggi e si decide, "democraticamente" cosa è giusto, cosa è bello e cosa è buono. Cioè cosa è degno di fede. Questo sistema crea e distrugge le mode (tutti i seni uguali, tutte le labbra uguali, tutti i blue jeans uguali e così via). Se utilizziamo un pilotaggio mediatico insignificante, che però dia l’illusione democratica plebiscitaria, si può modificare (termine che ha la stessa semiologia di moda) un'opinione su persone, eventi, e perfino sulla storia. Perché la valutazione viene sempre fatta su una contingenza, su un aspetto, su una serie di parametri, magari appariscenti, condivisi da chi giudica, cioè dalla relativissima mente di chi è chiamato a misurare. E misurando si può accentrare l’attenzione su un aspetto e trasformare un crimine in opera benefica, un mostro in un santo, e viceversa. Basta che l’attendibilità sia suffragata da una serie di probabilità condivise (quelle che, in medicina, si chiamano protocolli). L’integrità, la totalità della cosa, dell’esperienza, ci sfugge completamente. E quando tali valutazioni riguardano l’uomo, il giudizio diventa ancor più superficiale e micidiale.

Il giudizio infatti, si appoggia sempre sulla credibilità di un istante, su un particolare estrapolato da un evento; e così per un errore o una "non conformità" nei confronti delle aspettative della massa (o di coloro che rappresentano la massa e che creano l’attendibilità della valutazione) si può distruggere un uomo, una famiglia o l’attendibilità storica di un evento e spostare la fede da una parte all’altra.
Mi sono sempre domandato cosa succederebbe se, dall’alto di uno dei tanti colli o delle grotte profetiche dove un tempo parlavano le Sibille e dove oggi avvengono le ierofanie dei santi o della Vergine, dove "veggenti" più o meno in buona fede, profetizzano a proposito o a sproposito, improvvisamente apparisse veramente la Madonna che, invece di sorridere e lanciare messaggi stereotipati dall’alto di una nuvola si presentasse in bicicletta, o rispondesse cantando, o battendo su un tamburo, o si mettesse a fare delle capriole.

“Orrore, blasfemia, scandalo!!!”
Ma perché?
La Vergine non avrebbe forse il diritto di scegliere l’abito e le modalità che preferisce e non quello statisticamente più atteso dalla ingessata fantasia delle pecore che seguitano a chiedere, a chiedere, a chiedere che qualcosa avvenga fuori di loro, senza mai cercare dentro sé stessi?
Ma a quanto pare preferiamo che tutto, perfino i miracoli, avvengano secondo parametri di attendibilità e di credibilità statistica; e invece di stupirci del miracolo soggettivo che opera in ogni istante in ognuno di noi per il semplice fatto di vivere, cerchiamo il miracolo probabile, quello con gli effetti speciali, che sia suffragato da un consenso di massa.
Beh, sta arrivando il Natale che di per sé è un miracolo e forse può restare tale se non avremo fede nelle statistiche dei panettoni, dei pandori, dei torroni, dei cenoni, dei regali e del povero San Nicola trasformato in Babbo Natale.

Io spero che, se supereremo tali baggianate e avremo il coraggio di arrivare fino alla Grotta dove si sta per accendere una luce inestinguibile, se riusciremo a guardare con emozione un bambino deposto tra le spighe, se per caso riusciremo a stupirci del fiato di un bue mansueto e di un asino simpatico, forse il dubbio lascerà spazio a un briciolo di speranza, almeno nel cuore di chi ha compreso cosa vuol dire Gloria in excelsis Deo et pax hominibus bonae voluntatis.

Commenti  

# Antal Nagy 2013-12-13 16:01
Sarebbe bellissimo arrviare alla grotta, soprattutto in tanti. Ciò presuppone la presenza di una stella/guida che indichi la strada e soprattutto che ci sia la facoltà del suo riconoscimento come tale.
Allora che ognuno si prepari con l'oro, l'incenso e la mirra da portare in dono.
# Amministratore Commenti 2013-12-13 17:00
Oro, ragazzi, oro.
Che se qui seguitiamo con l'Iva, la Tares, L'Imu e tutti gli altri prelievi forzati che le estorsioni dello sceriffo di Notthingham al confronto fanno ridere, anche Gesù rischia uno sfratto, perfino dalla Grotta che, con il nuovo catasto urbano, viene ormai considerata abitazione di lusso.
San Giuseppe, me l'ha detto in confidenza, ha chiuso bottega perché la bolletta delle candele è troppo alta. Il somaro costa troppo ed è stato comunque prenotato per una fuga in Egitto. La Maddalena teme di esser costretta a tornare al vecchio mestiere.
L'unico che non si preoccupa pare che sia un certo Giuda che ha avuto 30 euro con i quali sta fondando un nuovo partito di traditori professionisti.
Qui è sicuro che si stia preparando una nuova strage degli innocenti. Non è ben chiaro quali siano gli innocenti ma la strage è in atto.
Per ora Gesù l'hanno sfrattato dalle scuole e, al momento, coabita con strani personaggi che danzano intorno agli altari cantando "Ma ma Maria".
Sembra che un centurione (un certo Longino) abbia detto:
"Ma che cavolo avranno da cantà?!"

C.L.
# luca salvati 2013-12-19 13:17
Primo commento che scrivo: colgo l'occasione per farvi sinceri complimenti per ciò che scrivete e fate, e per un augurio di Buon Natale :)
# Amministratore Commenti 2013-12-19 16:35
Grazie mille.
Essere letti e apprezzati in questo oceano di materialità e banalità, conforta e aiuta
Auguri anche a lei
C.L.

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