E’ molto facile, tradire se stessi, assai più facile che tradire il prossimo. Lo è per ogni essere umano. Pietro, in grande angoscia di fronte al canto del gallo…ne sapeva qualcosa, tanto per citare un santo traditore fra i più famosi. Troviamo ammissioni di questa tragica debolezza sia nei pusillinami che negli eroi. Tutto dipende da dove si viene “aggrediti” e da dove il demone meridiano decide di passare per farci tradire qualcosa o qualcuno.

E’ facile tradire, perché l’ordine delle priorità spirituali, inculcato molto bene (teoricamente) nella memoria individuale, va facilmente a farsi benedire quando il caos delle priorità egoiche (eccitato da un qualsiasi desiderio, frustrazione, depressione o distrazione) lo sostituisce e lo travalica.

 

Ognuno è “generoso”, altruista, compassionevole, coraggioso, distaccato, equilibrato, ecc, in conformità al proprio sclerotico “teorema” psichico.

Per cui nelle dichiarazioni pubbliche, il falso eroe che ci abita (il Rodomonte nei casi peggiori, o il D’Artagnan in quelli migliori) appare in tutta la sua spocchia (basta dare un’occhiata alla politica per convincersene).

Ma, alla prova dei fatti, emergono le falsità, i pressapochismi, i pregiudizi e le piccole miserie, le abitudini, le paure; insomma le “necessità” di cui ognuno di noi è umanamente composto.

In queste occasioni è già una grande fortuna quando, onestamente, riusciamo ad accorgerci della estrema fragilità della nostra fede in di tutto quello in cui diciamo di credere e abbiamo quanto meno il coraggio di mettere in discussione le famose priorità filosofiche, morali, principiali: il senso stesso della sincerità del nostro pellegrinaggio interiore. E’ questa la notte oscura di Giovanni; ma ben venga quella notte, unica indispensabile premessa di un’alba!

Va invece assai male quando il terrore di scoprire il vero mostro in noi stessi, ci spinge a proiettare ogni male nel prossimo (mentre noi ci configuriamo capri espiatori dell’ignoranza o dell’egoismo di chi ci critica o di chi non ci apprezza o di chi si …permette perfino di non amarci come vorremmo). Con ciò mettiamo una pietra tombale sulla possibilità di riscatto, di conversione reale; cerchiamo appigli, certezze, frasi sapienti che ci dicano verità ex cathedra, consessi iniziatici che abbiano in mano la scala per le stelle e ci prepariamo a riempire la mente, sempre bisognosa di certezze e di speranze, con la prossima illusione.

 

Ma forse dovremmo comprendere che tutto ciò è semplicemente lo strumento indispensabile per difendere il nostro piccolo castello egoico di sicurezze fasulle (come recita splendidamente Filoteo il Sinaita nei suoi “discorsi” citando Matteo): “purifica prima l’interno del bicchiere e del piatto, perché l’esterno possa essere pulito”.

Non è necessario andare dall’analista per scoprire che ognuno di noi proietta i propri errori e le proprie paure sugli altri e, nel far ciò, si aggira nella sfera sublunare più orrenda in cui si possa entrare, nel crogiolo di ogni turpitudine e idiozia: il giudizio approssimativo che ci libera dalla colpa…assai più efficacemente di quanto possa fare qualsiasi sacerdote in una confessione.

 

Cari amici, eretici, buddisti, cattolici, protestanti, massoni, neopagani, o affatto cattolici: noi giudichiamo a pioggia, sia ciò che presumiamo di conoscere bene, come (soprattutto) ciò che non conosciamo affatto; giudichiamo il compagno di Via, il fratello, il conoscente, l’amico, il nemico e il maestro. Tutto diventa giudicabile e suscettibile di ammenda o reprimenda (dal nostro punto di vista, ovviamente, che è, nunc et semper…quello giusto).

Purtroppo se questo è un atteggiamento penoso a livello sociale, diventa devastante quando si annida tra le anime dei confratelli, quando si esprime nelle confraternite ascetiche, quando aggredisce il cristallino principio gerarchico (e non autoritario) che sorregge qualsiasi ricerca sincera ed apre le porte all’anarchia spirituale.

 

Il giudizio è la premessa per il tradimento perché una volta che si sia subdolamente installato nella mente è difficile avere il coraggio di abbandonarlo. Esso può assumere una veste nichilista o anche ammantarsi di moralismi. Il risultato è lo stesso. La nuova sicurezza è arrivata, ha ristretto il campo d’indagine, ha acquietato la coscienza ha consolidato la sicurezza che avremmo voluto, ha messo a tacere la fame di ricerca della Verità.

Dentro di noi, purtroppo, nonostante la nostra ipocrisia nel far domande, abbiamo già tante risposte “precotte”, tante “sentenze”: alcune assai esplicite, altre occultate nei meandri della psiche, preconfezionate fin dalla nostra infanzia; e non vogliamo risposte diverse da quelle.

Il giudizio, purtroppo, non cade solo sul giudicato ma devasta il giudicante e consente il tradimento e la dispersione nella palude dell’ignoranza. La traccia dei tradimenti rinforza i labirinti della nostra esistenza, accresce il potere dei minotauri e delle gorgoni che si annidano nei loro meandri e spalanca le porte al vizio tanto temuto dai padri dell’esichia: L’Achedia.

Commenti  

# Marco 2015-03-08 00:16
Noi giudichiamo su tutto, e abbiamo una capacità straordinaria nel darci una giustificazione a qualsiasi cosa facciamo.
Oppure a sentirci in colpa, che più o meno è uguale
# Claudio Lanzi 2015-03-08 09:32
esatto. Il grande Evagrio Pontico parla di tre "pensieri" che conducono verso il disordine e il caos: la voracità, l'avarizia e la vanagloria: essi sono tutti motivati dalla philautia o "amore di sé" e portano verso l'addormentamento della coscienza e l'ingresso della più subdola tra le forme di akedia spirituale, quella che, a mio avviso sta invadendo il mondo; quella che cerca colpevoli ovunque ad eccezione che in se stessi. O, ancor peggio quella che, dopo aver creato il senso di colpa, decide di trovare un modo per superarlo, assolvendosi con il "giudizio approssimativo" a cui accennavo sopra ed evitando accuratamente di andare...oltre l'analisi.
# Claudio Lanzi 2015-03-08 20:53
Riceviamo dal prof Carlo Pisani e pubblichiamo


Caro Claudio, scusa se ti disturbo ma ancora una volta non sono riuscito a fare il Login per inserire un mio breve commento al tuo ultimo editoriale e quindi sono costretto a passare attraverso te per esporre la seguente riflessione:

"Tutti noi giudichiamo sempre e su tutto, in quanto abbiamo delle convinzioni, idee, pregiudizi, e quindi valutiamo le idee o i comportamenti degli altri alla luce di questi nostri parametri.Più diventiamo "grandi" e più si accentua questa disposizione. Ed infatti i bambini giudicano pochissimo.

Il giudizio presuppone una buona dose di superbia poiché chi giudica ritene di "avere ragione lui"; in pratica , pensa di essere depositario della Verità.
E qui le cose si complicano terribilmente giacché, da un lato, si rischia di cadere nel relativismo più totale: sono umile, non c'è alcuna verità, tutti possono aver ragione, quindi non giudico nessuno; dall'altro lato si rischia di piombare nella superbia: ho ragione solo io , giudico tutti perché io ho capito tutto.

La mia generazione è cresciuta nella cultura del "senso critico" di cui è totalmente imbevuta: niente aperture di credito aprioristiche; se la pensi in modo diverso dal mio mi devi convincere; la famosa "parola di re" , non funziona più; non è spirito polemico; è che oramai questo schema ci è entrato fin nel midollo e sarebbe ipocrita non riconoscerlo; in compenso abbiamo una buona propensione all'ascolto ; le risposte incorporate nelle domande, che pure ci sono, sono sempre suscettibili di essere modificate di fronte ad una contraria opinione convincente. Non mi sembra, questa , una manifestazione di accidia, ma di stimolo intellettuale.

E qui sorge un'altro bel problema: questa si chiama dialettica...vista da alcuni di noi come lo "sterco del diavolo".

In proposito vorrei cercare di formulare una distinzione, non semplice, per confutare un certo dommatismo su questo punto che mi è sembrato di cogliere nello stimolante editoriale in commento.
(Mi scuso dell'approssimazione dei termini essendo l'argomenti ostici e delicati, ma nella mia superbia penso di esprimere una opinione non isolata).

Ci sono gli aspetti dell'esperienza che non vanno capiti ma sentiti ; qui la dialettica non trova ingresso; nelle cose spirituali spesso è così: meditazione , preghiera, riti. C'è il maestro o il sacerdote, che fa da guida spirituale e tu stai li ": "...ad ora ad ora m'insegnavate come l'uom s'etterna" (ovviamente Dante, a proposito di Brunetto Latini, che pure ha messo nell'Inferno , perchè lui non faceva sconti a nessuno...un pò di dialettica anche qui...).

Poi cè quella che per brevità vogliano chiamare dottrina , che riguarda anche, per intenderci, argomenti come vizi e virtù; insomma ci sono i concetti, quelli che devi ANCHE capire e non solo sentire; capire e condividere , possibilmente; qui come fa a non entrare la dialettica, il giudizio, senza esser tacciati di tradimento?

Faccio un esempio: ieri ricorreva l'anniversario dei 60 anni della Messa in Italiano; la celebrò per la prima volta Paolo VI appunto il 7 marzo 1955 in una chiesa della periferia di Roma (commento":non a caso"; ecco un bell'esempio di demone del giudizio o di Verità?). Enzo Bianchi ha pubblicato su giornale La Stampa un articolo interessante, direi la miglior difesa possibile di quella scelta conciliare. Noi la vediamo come "il fumo agli occhi". Pertanto formuliamo un giudizio perché supponiamo che la Verità sta dalla parte della Messa in Latino. Orbene, quell'articolo contiene argomenti a mio "giudizio" anche convincenti. Tradimento? Io penso più semplicemente che invece il tema andrebbe ulteriormente approfondito. Su questo punto occorre essere convinti e non accettare fideisticamente una tesi. Altro esempio: io ho il sospetto che in certe prese di posizione su questo tema delicatissimo abbiamo noi un pò di superbia intellettuale oppure accantoniamo problematiche che, a mio "giudizio", rimangono di gran lunga più importante di tante altre pur affrontate a Simmetria .... Ma sono disponibile ad essere convinto del contrario mediante una bel procedimento dialettico".
# Claudio Lanzi 2015-03-08 21:04
Caro prof.
Mi aspettavo e...contavo su un tuo commento.
Diciamo che per chi usa la parola come strumento quotidiano...il problema della dialettica è una cosa seria. Mi auguro (e qui faccio il presuntuoso io) che nel mio prossimo libretto "Ermetismo e mistica" in uscita per le nostre edizioni fra un mesetto circa, ci siano sufficienti argomenti e...pane per i tuoi denti.
Riguardo la ormai vessata e contorta questione della Messa tradizionale in Latino e quindi del "giudizio" che ognuno di noi può dare sullo stravolgimento del Rito, io credo, e del resto lo dici anche tu, che certe cose vadano sentite in maniera "anagogica". E credo anche che, al termine di un cammino spirituale (cioè arrivati a Gerusalemme, a Compostela... o sulla cima del Calvario) il Rito in latino, in senegalese, in aramaico... o in frascatano, non abbia più alcuna importanza. Sentire al di la della forma, anzi, trascendere la forma può essere un traguardo. Però questo è possibile alla fine del cammino: alla fine.
# Karl jelinek 2015-03-09 17:07
Io mi chiedo dove sia il confine? non si tratta di avere delle convinzioni o idee o valutare i comportamenti di altri, quando il tuo prossimo, e non deve essere per forza un'amico, ma visto che siamo animali sociali molto spesso può essere anche un conoscente. Quanto è distante dalle leggi di Dio come si fà a non dare un giudizio?- a ricordagli che certi linguaggi/atteggiame nti o pensieri non sono consoni ad un'Uomo. E visto che non sono massone nè buddista ma cristiano, mi chiedo Claudio sè questo difendere, il castello (non mio) celeste del padre eterno sia una superbia?
Karl.
# maria marcellina marfoli 2015-03-10 00:31
Cosa c’è a monte dei nostri giudizi? Cosa c’è a monte delle priorità e del tradimento? Forse c’è che non c’è abbastanza Amore; se è vero che esso è( anche) una alta forma di conoscenza ,oltre che linguaggio universale, si potrebbe giudicare… con Amore. Da strumento di condanna diventerebbe mezzo di comprensione… . Per il nostro livello credo sia impossibile non giudicare, ma molto possiamo essere per cambiarne almeno la qualità ed essa dipende dal COME lo si fa (il giudizio). Se condito dal dubbio poi, è pure più interessante, a sua volta anch’esso però, per non essere sterile o stagnante, si dovrebbe naturalmente nutrire con lo stesso Cibo, l’Amore. Quando a monte c’è il nostro essere di ciccia che “dialoga” con lo Spirito è tutto più semplice anche se difficile. Così quando la nostra anima dialoga con il suo Spirito e scopre le sue bellezze e verità, essa si stabilisce in una condizione in cui è sempre più difficile tradire se stessi, qualcuno, qualche cosa; parallelamente è più facile, viceversa, la compassione verso la propria o altrui incoerenza, tradimento, debolezza, confusione. Quando c’è tradimento , in quel momento si è evidentemente più “fedeli” ad altro… siamo anche scissi… ecco, se ci innamorassimo delle priorità e bellezze dello Spirito sicuramente si riuscirebbe ad essere più unificati nei principi in cui si crede (o NON si crede abbastanza), non per un ragionamento, ma perché si è scoperta la libertà nella nostra più vera natura… ciò che sembra legame…spezza le catene… ma, tutto ciò in cui si presume di credere va rivisitato ogni giorno ad ogni respiro, sulla pelle nostra e di tutti in un buio sempre più luminoso… gli aggiornamenti e le pulizie finiranno quando cominceremo un altro Capitolo…
m.m.
# Claudio Lanzi 2015-03-10 08:14
Indubbiamente del mio brevissimo articolo è stata colta solo la parte più scontata, quella relativa alla possibilità o meno di giudicare.
In realtà io ho tentato di mettere in relazione (e mi scuso per l’eccesso di concisione) tre termini importanti:
Il tradimento di se stessi, l’accidia e il giudizio. Alcuni mi hanno telefonato o scritto privatamente denunciando come non fossero d’accordo con questo collegamento e non avessero compreso dove volevo…andare a parare.
Cercherò di spiegarmi, piombando nella dialettica, cosa che avrei voluto evitare ma, alla fine, un sito come Simmetria, ci sta anche per questo.

Il “giudizio” si forma da subito, dall'infanzia; ho dedicato a tale terribile strumento un paio di libri e tanti articoli ai quali rimando gli interessati. E’ uno strumento indispensabile per vivere e sopravvivere, viene esercitato milioni di volte al giorno, in prossimità di ogni scelta (consapevole o inconsapevole che sia) e determina la nostra vita. Ma il giudizio comporta un compromesso difficile tra la coerenza verso le “Priorità” (cioè verso i principi spirituali ai quali dichiariamo d’ispirarci, la Verità che crediamo di possedere) e la necessità o la paura che ci assalgono: (Pietro dice chiaramente di non conoscere Cristo nel timore di fare la sua stessa fine). La coerenza di scelta rispetto alla verità è stata polverizzata dalla necessità di sopravvivenza e dalla paura del dolore. Il Giudice ha cioè giudicato due volte. La prima ha detto: La verità è Cristo. La seconda ha detto: Ma la cosa più importante è vivere. E tra questi due giudizi ne è emerso un terzo: Decido che è meglio vivere e tradire piuttosto che esser coerente e morire.
L’Accidia, in questo caso (e mi rifaccio soprattutto ai testi dell’esichia) non è soltanto una sorta di abulia che sopravviene quando non ce la facciamo ad esercitare la coerenza del giudizio e quando l’istinto e la mente ci portano verso una specie di addormentamento della capacità di discriminare; ma è piuttosto un modo furbissimo in cui la mente si insinua attraverso strumenti anche molto potenti (come la dialettica) per farci convergere verso il “giudizio di comodo”.
Il giudizio di comodo è quello esercitato dal suddetto Pietro quando ha sentito il gallo.
Ma è anche quello che si rifugia nella idea preconfezionata, nella idea non ancora digerita, e la sventola come una bandiera più per difendere se stesso dal timore della solitudine e del vuoto che per reale amore di Verità.
Ecco, in questo, come dice nel suo intervento Maria, credo anche io che l’unico vero strumento risolutivo del conflitto umano tra coerenza e tradimento, tra giudizio e rifugio nell’accidia, sia l’amore. Ma l’Amore è una cosa seria che, come tutte le cose serie, sembra stia scomparendo drasticamente dalla faccia della Terra.

Beh…me la sono proprio voluta: In poche righe sono riuscito a giudicare, ad essere accidioso e anche a tradire. Ma forse mi son fatto capire meglio?
# Claudio Lanzi 2015-03-19 10:21
Riceviamo da MARISA MARTELLI e pubblichiamo:
Io credo che la parola AMORE ( oggigiorno parola strofinaccio con il quale si ripulisce tutto) significhi - chi non puo' morire.
Un immortale entra ed esce da qualsiasi relativa qualita' di vita senza esserne minimamnte deformato.
Immortale ed incolume si puo' donare senza diminuzione e neppure generosita' non avendo ( come le cose create ) attributi.
Cio' fa dell'esistenza Vita. Elimina scelte e peccati che assumono invece la loro funzionalita'.
Ecco che con Pangloss, si puo'dire senza essere assurdi: tutto e' per il meglio in questo migliore dei mondi.

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