Cerca nel sito

poliedro home2

 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

Login (per commenti o acquisti)

Registrazione Newsletter

altdi Claudio Lanzi

 

Premessa

In questi ultimi mesi assistiamo ad un proliferare di “petizioni pubbliche” via web gestite da varie organizzazioni nazionali e internazionali (Avaaz, Firmiamo it, Anna, Citizen, e tante altre). All’inizio, lo ammetto, firmavo… quasi tutto. Poi mi sono accorto che se qualcuno avesse voluto indagare sulle mie idee avrebbe potuto prendere la somma delle mie sottoscrizioni e, integrando le varie risposte, avrebbe potuto sapere facilmente cosa pensavo dei vari temi sociali, quale era il mio orientamento politico, economico, religioso, ecc. Ma, soprattutto, avrebbe potuto sapere qualcosa delle mie potenzialità… come elettore, come cittadino votante (che è l’unica cosa che, a mio avviso, interessa realmente agli amministratori pubblici).

Per cui. dopo tale fulminazione sulla via di Damasco, ho diminuito fortemente il mio solerte interventismo.

Più tardi mi sono convinto che 10.000 petizioni equivalgono a nessuna petizione, forse perché diventa impossibile seguirle, indirizzarle, dar loro la giusta importanza e gerarchia filosofica e operativa.  Siamo di nuovo di fronte alla quantità che sommerge la qualità e tutto diventa uguale a tutto.

 

Bene, mi sono detto. Anche ‘sta storia delle petizioni è diventata uno dei mille tentacoli del Grande Fratello e si diluisce nella grande pentola dove si cucina tutto e il contrario di tutto.

 

Resta il fatto che a me appare mostruoso come tutte, ma proprio tutte le petizioni (e immagino che almeno alcune vengano fatte in buona fede) si occupino di temi con un forte impatto emotivo: si va dai canili lager, ai mille temi ecologico-salutistici, dagli scandali di carattere politico, all’uso proprio e improprio dell’energia o dei mezzi pubblici e privati, agli ogm ecc, ecc.

Tutte le migliaia (migliaia!) di petizioni che ci arrivano in casa chiedono l’abrogazione di leggi vecchie o la creazione di leggi nuove, l’assoluzione di alcuni e la condanna di altri. Ma nessuna petizione va alle cause ontologiche, alle origini, alla filosofia distorta che determina una efferatezza o un abominio o una prevaricazione.

E agire sugli effetti, sui prodotti, sui vizi attraverso sanzioni, penitenze, multe, liberazioni o imprigionamenti non risolve il problema alle origini. Anzi: non lo ha mai risolto. A volte limita gli effetti ma a volte li amplifica.

Tutto si ripresenterà drammaticamente sotto altra forma, con altre leggi, con altri uomini che abrogheranno le leggi precedenti e ne creeranno di nuove, nella pia illusione di progredire eticamente, spiritualmente; di formare cioè una società migliore (migliore di che o di chi?)

 

Dietro i veli dell’ipocrisia viene sventolata la bandiera della pace, il soccorso ai sofferenti, il finanziamento di onlus, che sono senza fini di lucro quanto lo è Paperon de Paperoni. 

Dietro quei veli fiorisce la potenza mediatica di personaggi squallidi, che usano il cancro e tutte le malattie nuove e vecchie dell’umanità, per chiedere fondi che servono per dubbie, dubbissime ricerche;

dietro tali veli, sedicenti sacerdoti si dimenano in balli latino americani davanti ai sagrati delle chiese e, dimenticandosi cosa vuol dire sacerdote e assai incerti su come si dica il Padre Nostro, proclamano pace e bene ad ogni piè sospinto, in modo pressoché identico ai buonisti di professione.

Dietro tali veli si avalla l’invasione incontrollata di migranti disperati, che affogano a migliaia e che, una volta approdati, vengono consegnati in mano alla mafia o alla camorra (ma ovviamente noi siamo buoni e accettiamo tutti).

Dietro gli stessi veli si proclama la democraticissima scuola senza crocefissi, e si insegna ai bambini la masturbazione e l’omosessualità e si proclama la libertà di “scegliere” di essere maschi o femmine. Dietro gli stessi veli si decide a quale mese di gravidanza è legittimo uccidere un figlio e a quale no. Oppure si spiega che le stragi democratiche sono buone mentre quelle dittatoriali sono cattive.  Ma, nel gioco delle ipocrisie, potremmo continuare all’infinito.

 

Questo non è qualunquismo ma bisogna essere scemi per non accorgersi che le stragi, le malefatte, le efferatezze, gli oscurantismi e tutti i vizi abominevoli che contrassegnano la storia dell’umanità e dei singoli individui, sono identici a se stessi da quando esiste l’uomo. Ma nei confronti di un recente passato l’ipocrisia ha assunto dimensioni mondiali.

La stessa puntuale e direi “filologica” ricerca di un male assoluto  o di un cattivo assoluto è uno dei frutti più interessanti di tale ipocrisia. Forse la coscienza dell’uomo, sentendosi oppressa da un senso di orrore per le cose immonde che riesce a compiere quotidianamente tramite l’indifferenza, cerca da sempre un colpevole, un capro espiatorio su cui scaricare la propria angoscia.

E la storia dell’umanità è piena di capri espiatori, a partire da quello a noi più vicino: Cristo.

 

Le stragi le faceva Giulio Cesare, le facevano gli Etruschi e i Sabini, le facevano i Babilonesi e gli Ebrei, i Greci, gli Egiziani e i Persiani. Le peggiori efferatezze possono essere contemplate nelle azioni di Napoleone, di Churchill, di Garibaldi, di Stalin, di Hitler, di Roosvelt, di Oh Chi Minh, di Mao, di Fidel Castro, ecc. ecc. ecc. in un fiume infinito di sangue che lastrica le strade dei vincitori e dei vinti, dei liberati, degli oppressori e dei liberatori.

 

I filosofi eredi della tradizione eraclitea avevano assai bene compreso che questa dinamica, questa guerra permanente che contrappone le forze costruttive e distruttive dell’universo fa parte di una legge cosmica assai più grande del nostro minuscolo cervello. “Mors et vita duello” viene spietatamente recitato nel sapientissimo inno  Victimae Pascalis Laude.

 

Passando all’aspetto animalista delle ipocrisie buoniste, ricordiamo che il 60% degli uomini mastica cadaveri di decine di milioni di animali, di docili agnelli, di graziosi vitelli, di giovani mucche, di simpatiche galline, torturate e massacrate nei macelli;  tali masticatori e divoratori di cadaveri sostengono che questa è una cosa buona e giusta, soprattutto perché lo spezzatino di vitella con le patate è buono, per non parlare del coniglio alla cacciatora e perché gli animali sono in qualche modo a noi “inferiori”.

Gli stessi agnelli e vitelli, e conigli, e pulcini, e polli, visti nei bucolici prati delle nostre campagne, o, assi più spesso, nei cartoni animati di Walt Disney, affascinano il lirico cuore di adulti e bambini che tornando a casa la sera, di fronte ad un’ottima bistecca, amano ricordare la bellezza della mucca nell’alpeggio o la simpatia del coniglio o del maialino.

Ma si tratta gli stessi animali che smembrati e macellati deliziano le nostre tavole, vengono usati per farci compagnia, e perfino (ipocrisia sublime) per la pet terapy!!! E poi, ovviamente, ci sono negozi pieni di peluche a forma di coniglietto, di agnellino, di maialino, e di tutti i cuccioli di animali possibili ed immaginabili; buoni per inondare di tenerezza il compleanno dei nostri bambini e delle nostre fidanzate. Buoni anche allo spiedo, ovviamente.

 

Ma, è stato detto tante volte, la mucca è scema e noi, invece, siamo intelligentissimi; anzi siamo “superiori” (vedi il mio Gli animali e l’anima) quindi la possiamo ammazzare perché la mangiava pure Gesù Cristo.

Ma questo non è…razzismo? Oppure il razzismo si applica solo agli uomini?

Non sto dicendo se bisogna essere o non essere razzisti, essere o non essere carnivori o vegetariani: sinceramente non me ne importa più un beneamato accidente.

Ma sto cercando di porre in evidenza come l’uomo sia orribilmente e “naturalmente razzista”, cioè tenda a difendere ciò che lo riguarda direttamente, i suoi interessi primari, i suoi consumi, i suoi piaceri, le sue sicurezze,  i suoi bisogni, veri o presunti, e se ne freghi metodicamente di quelli del cosiddetto prossimo. Per prossimo intendiamo tutto ciò che lo circonda, ovviamente, e cioè non soltanto gli altri esseri umani.

Gli animali sono prossimo, le piante sono prossimo, i vegetali sono prossimo così come le montagne, il mare e le profondità della terra sono prossimi.

Però tutto diventa particolarmente… prossimo quando è “mio” e non è prossimo quando è “tuo”.

Il mio coniglio è decisamente prossimo per cui lo tengo affettuosamente in casa, lo coccolo e guai a chi me lo tocca: quello degli allevamenti del mio vicino invece è un po’ meno prossimo per cui… me lo mangio. Ancora meglio se il cadavere è già appeso a testa in giù dal macellaio. Ha smesso di essere coniglio, anzi, ha cambiato nome. E’ diventato “cibo”.

Il mio orto lo preservo e lo pulisco, quello del mio vicino lo inquino: e così via.

C’è qualcosa di strano in tutto ciò. Anche mia moglie e mia figlia sono prossimo. Ma la moglie e la figlia del mio vicino sono desiderabili e magari anche un pochino… violentabili.

Del resto se non ci fosse l’appetito di appropriarsi delle cose e addirittura della vita “prossimo” nessun impero sarebbe mai sorto, nessuna nazione sarebbe diventata “grande”, nessuna “civiltà” si sarebbe mai espansa.

Io sono certissimo che il ratto delle Sabine sia stato fatalmente sacro per i destini di Roma, ma forse i Sabini prima di apprezzare il fatto che sarebbero dovuti diventare sacralmente e “per forza” prossimo dei Romani, ci hanno dovuto riflettere e magari si sono anche un tantino inferociti.

Perché?

Ecco: qui inciampano le decine di petizioni web di cui sopra, lanciate in buona o cattiva fede; inciampano nell’ontologica ipocrisia, che pone l’obiettivo ad un centimetro dal proprio naso, che si propone di curare la ferita ma non l’infezione che la tiene sempre aperta. Troppo scomodo curare le cause.

 

Questa cosa fu talmente chiara ai produttori di determinati oggetti d’uso alimentare che nel dopoguerra, quando la pubblicità mediatica massiva era ancora ai suoi primi passi, venne inventato un formaggino morbido per bambini, dal nome potentemente evocativo: il formaggino “Mio” (quando era della italiana Locatelli e non della Nestlè).

Il nome solleticava potentemente, anche se subdolamente nascosto nelle sdolcinatezze della suggestione affettiva, uno degli istinti primari: quello del possesso e del potere, che ovviamente è libero e spontaneo nell’anima prepotente del bambino (che, quantomeno, ha la buona creanza di non nasconderlo dietro la ipocrisia dell’adulto).

Splendido messaggio subliminale di 60 anni fa per la mente duttile e ricettiva dell’infanzia! Ma il marketing ha, nel frattempo, fatto passi da gigante e ormai ha degli specialisti nella suggestione occulta, che usa strumenti meno ingenui, più indiretti e subliminali… e direi assai più diabolici ed efficaci.

Bene. Questo concetto del formaggino Mio è diventato un modus operandi della società attuale. La sdolcinatezza e il piacere, che nascondono il possesso, l’orgoglio, la prepotenza, sono dietro ogni messaggio promozionale, solleticano tutti i sensi finalizzati all’acquisizione dell’oggetto magico che assicura, appunto, il possesso, potere e il piacere. E perfino l’etica è diventata un oggetto da promuovere facendo leva sul mio, sull’amaro che serve che per provare “il mio gusto pieno della vita”, o sul gioiello che seduce e mi libera, o sulla mia auto che è talmente ecologica che mi rende buono anche se non voglio. E perfino la banca diventa simile ad un istituto di beneficienza, il momento che mi fa credere d’essere mia

Commenti  

# Antal Nagy 2015-05-04 19:48
Caro Claudio, leggendo questo tuo interessantissimo editoriale è evidente che il panorama animico attuale è talmente complesso e pieno di vicoli ciechi, che non è possibile prescindere dalla Grazia divina per aspirare al compimento di un piccolo passo in avanti, in grado di allontanarci dall’immenso baratro che ci sta risucchiando. Una delle sfide più importanti che ci coinvolgerà nel prossimo futuro sarà forse proprio quella del “semplice” professarsi credenti in Dio e aderenti ad una visione tradizionale dello spirito. Pensi che il margine di peggioramento in questo senso possa ampliarsi ulteriormente? Grazie.
# Claudio Lanzi 2015-05-04 20:02
Magari avessi una risposta!
Però sospetto che l'ipocrisia del falso messaggio, del lucro dietro il buonismo, dello sventolio di bandiere della pace dietro il sopruso, di ecologismi che nascondono violenza d'ogni tipo abbia enormi possibilità di perfezionamento.
Ci aspetta un festival pieno di difensori della legalità e di banditi sorridenti. Il fondo del barile è stato raggiunto ma si può ancora raschiare parecchio.
# annamaria ragusa 2015-05-15 17:27
Ho avuto, mio malgrado, la possibilità di osservare il fenomeno da molto vicino per una drammatica e straordinaria circostanza della vita, e mi duole ammettere che dal mio punto di vista, il barile di cui parla, ing. Lanzi, in realtà mi è apparso più che altro... senza fondo. Confermo, da quanto appreso nella mia esperienza -breve ma diretta- avuta nel mondo del "volontariato" che non ho potuto rilevare, in più contesti e circostanze, la volontà e l'interesse ad andare alla causa dei problemi, al contrario, l'analisi mirata delle cause di un problema, propedeutica di efficaci soluzioni, viene evitata, la ricerca dispersa in oceani di retorica. Per alimentare un meccanismo del genere l'ipocrisia diventa la cifra necessaria di gran parte delle iniziative del c.d. "impegno civile, destinate a riprodursi incessantemente. Non approdare ad alcun esisto concreto e sostanziale sulle necessità avvertite dalle persone reali, è il risultato di queste attività ed è anche la condizione necessaria affinchè le iniziative "benefiche" si possano riprodurre all'infinito per una platea sempre più ampia e perpetua di " bisognosi". Gli effetti voluti ed ottenuti da questo universo di benefattori. volontari, consapevoli e inconsapevoli- lungi dal conseguire la difesa e la tutela dei nobili obiettivi ufficialmente dichiarati- bensì sono rivolti ad incrementare l'autoreferenzialità , la vana retorica e l'interesse materiale dei soggetti che hanno l'agio e la facoltà di cavalcare ogni genere di onda emotiva
# Claudio Lanzi 2015-05-17 18:30
gentile A. M. Ragusa
Grazie delle condivisione e di aver focalizzato così attentamente il problema dell'assistenza al bisogno.
A) creare il bisogno: B) creare i bisognosi; C) Creare la catena virtuosa che assiste i bisognosi ma in maniera tale che non si liberino mai dal bisogno.

E,già: è un meccanismo perfetto.

Fai il LOGIN o REGISTRATI per inserire commenti