Questa mattina ho incrociato un manifesto che recitava, più o meno, così. “L’Aids alza la testa? E noi alziamo il volume!”

Il senso era evidente: portando al massimo i decibel di un mega raduno musicale ipersponsorizzato da tutti i “buonissimi” del comune di Roma, l’Aids si sarebbe messo una gran paura, e probabilmente si sarebbe suicidato.

Io sono molto contento che, in questo modo, si siano trovate delle nuove cure, anche se un po’ fragorose, per una malattia così brutta. Se realmente funziona in questo modo, direi che ci si potrebbe rivolgere anche a disturbi meno impegnativi, magari aumentando ancora i decibel, e fare concerti per debellare la tosse convulsa, il raffreddore, l’orticaria e anche la forfora che, con le lozioni normali, non va mai via.

Soprattutto sono certissimo che i soldi del megaconcerto andranno tutti a finanziare ricerche specifiche sull’Aids, e che non ci sarà alcuna cooperativa sociale fantomatica che ne volatilizzerà buona parte in giochi di scatole cinesi (vedi “Report”), in aiuti alle zie di qualche sottosegretario bisognoso, e soprattutto in stipendi a presidenti e cooperatori, leggermente politicizzati. Bene io ho cieca fiducia nelle istituzioni e quindi non mi preoccupo.

 

Quindi non sto scrivendo per stigmatizzare questo ormai consolidato andazzo concertaiolo, dove l’emozionalità di massa approda nell’ondeggiare di accendini nel buio, ma solo per mettere in evidenza il messaggio strisciante, sotteso dal “volume” del manifesto in questione, che costituisce un abilissimo e raffinato salto di qualità verso… un ulteriore (qualora fosse ancora possibile) appiattimento delle coscienze.

 

Il primo livello di lettura del messaggiorappresenta il substrato emozionale, alla portata di tutti: tanto casino, tante feste, e tante notti bianche = tanta salute.

A questo segue un concetto liberatorio più intrigante: l’Aids si combatte stando tutti insieme, con l’aiuto dei cantautori e delle “band”, che, anche se si fanno qualche pera non importa, perché hanno nel cuore un salvifico e sofferto messaggio sociale.

A questo segue la proposta ironica ma aggressiva: mettiamo dei decibel rock, invece delle bombe, nei nostri altoparlanti, e all’Aids gli facciamo un culo così.

A questo segue infine la proposta di mercato: comprate tanti biglietti e venite al concerto, che così vi siete scaricata la coscienza e alle cure per l’Aids ci pensa sicuramente qualche guru della medicina di frontiera, magari in Afganistan.

 

Noi siamo ormai un unico immenso mercato, mai visto così grande, nella storia dell’umanità. E non c’è più nulla che non sia mercato. Tutta la nostra esistenza è mercato; le nostre case, i nostri telefoni, i nostri orologi, ecc., sono tutti sportelli di negozi, di banche, di mercanti, di politici, di imbonitori che aggrediscono ogni istante della nostra vita.

Non ce ne rendiamo conto, ma non c’è un momento in cui qualcuno non tenta di farci comprare qualcosa: e non basta spegnere il televisore.

Il messaggio dedicato a questa “promozione continua”, coinvolgendo tutto il pianeta, diventa sempre più urlato, più aggressivo e più feroce.

E’ una lebbra, una malattia assai peggiore di quella segnatamente ipocrita del manifesto in questione, che, come tante altre, utilizza l’umorismo buonista sul dolore come base del marketing.

Il dolore frutta, frutta moltissimo.

Una bella immagine di un bambino, straziato, sanguinante e denutrito fa soldi, alimenta centinaia di istituzioni “umanitarie” dove lavorano personaggi particolari. E anche, ovviamente, ci auguriamo, qualche persona onesta.

Ma noi siamo convinti che le persone oneste non urlino, non chiedano, non facciano autopromozione televisiva, e neanche partite benefiche, concerti,  ecc.. Lavorano in silenzio e quello che hanno fatto lo si scopre, qualche volta, solo quando non ci sono più.

Ovviamente, anche nella televendita del dolore c’è “concorrenza”.

E allora l’immagine del bambino, del disadattato, del barbone, deve essere sempre più terribile di quella del vicino, e nel contempo accattivante, e, quando non basta più, perché la gente, soprattutto in prossimità del Natale si abitua a tutto, si aumenta il… volume, si urla lo strazio con la stessa tecnica di “signore: è arrivato l’arrotino, aggiusta coltelli, forbici, coltelli da prosciutto; se la vostra cucina fa fumo noi leviamo il fumo dalla vostra cucina a gas”…ecc. ecc.. e si aggiungono panettoni, famiglia sorridente, coca cola (sempre), e stereotipi dolciastri.

E’ ognuno di noi, anche se inconsapevolmente, diventa mercante e mercato e, quando non ha più nulla sul banco, vende pezzi di se stesso, magari pensando d’essere indenne, puro, coerente, intoccabile.

Ma non è così. Vendiamo il nostro tempo producendo e promuovendo futilità, alimentando un enorme apparato in cui l’ideale… è il telefonino, che chiama tutto il mondo con un solo numero, fa le foto, il caffè, la cocacola e, in caso di bisogno, diventa anche un monopattino o una schiuma da barba. Oh! Come siamo uniti, come siamo connessi, come siamo integrati e come siamo buoni in groppa all’elefante da cui possiamo mandare milioni di messaggini!

Che bello! invece di fare una sola cosa inutile per volta ne possiamo fare milioni tutte insieme: e non ci accorgiamo di morire.

Non c’è più contraddizione in questo mega mercato, perché anche la contraddizione più evidente può essere comprata e venduta, come la contestazione e la protesta di ogni tipo.

Il grande golem compra, vende e digerisce tutto.

Si passa dalla proposta di vendita alle “minacce”, ai ricatti, alla esposizione di orrori, alla seduzione. Ecco, quest’ultima è l’altro grande strumento, dopo la paura e il ricatto, usato per titillare e fare commercio con gli ormai frastornati e assopiti sensi dell’umanità mercantile.

Natiche perfette, seni ammiccanti e inviti espliciti alla fruizione dell’oggetto alla moda, come se fosse sesso.

Il piacere nel “possedere” un orologio o nel bere un amaro è equiparato a quello di un rapporto etero o omosessuale. Anzi, quest’ultimo è particolarmente enfatizzato, per quel briciolo di trasgressione che ancora si risveglia in qualche coscienza, e quindi diventa un’abile leva psichica per l’invito al superamento delle  “prevenzioni borghesi”.  La lussuria diventa oggetto di culto (fate l’amore con il sapore) e l’approccio all’acquisto è comunque un approccio sessuale, contrabbandato per Eros.

Ma anche lo spirito è oggetto di vendita.

Un tempo c’era il calendario di Frate Indovino per comunicare piccoli suggerimenti ritmici ai fedeli “normali”  (e c’è ancora… e non è neanche dei peggiori). Ma oggi fa ridere in confronto alle altre elargizioni spirituali di massa, più o meno aritmiche. I “raduni” oceanici di fedeli non si distinguono più dai concerti sindacali a S. Giovanni. E io mi domando come si possa ascoltare il silenzio del cuore in mezzo a quel caos di cappellini danzanti. Boh?

Del resto i monaci (o para-monaci) Shaolin si esibiscono come in un circo, e forse qualcuno pensa che tali “performances” abbiano qualcosa a che fare con lo spirito; ma anche i vari “baba” indiani materializzano oggetti in TV, di fronte a folle oceaniche adoranti, per non parlare dei vari “guaritori” americani, inseriti o meno nell’ortodossia di qualche chiesa para-cristiana. E anche l’oltranzismo guerrafondaio, dietro operazioni di mercato, vende se stesso come portatore di democrazia da una parte e come depuratore della corruzione occidentale dall’altra. 

Anche tutte queste operazioni para-etiche e para-spirituali, entrano spettacolarmente nel grande mercato. E non perché sulle bancarelle si vendono le immaginette dei santi, ma perché nei centri dell’economia mondiale, si vendono intere popolazioni, interi territori attraverso flussi di denaro inimmaginabili, che circolano fra i potentati economici d’oriente e d’occidente.

Guénon, te lo aspettavi che si arrivasse a questo punto?

Al disotto di questa laicità imperante resta il piccolo gioco delle “appartenenze” a gruppi di preghiera più o meno…lisergici, a liturgie sempre… più laiche, a gruppi più o meno autonomi… o pseudotribali, a un folklore confusionario che sostituisce il rito, la meditazione, il silenzio, la preghiera.  

Questo perniciosissimo, virulento e potente urlo mediatico, che ci spiaccica tutti in questa “matrix”, dalla quale non è più possibile uscire, avrà prima o poi una resa dei conti, con quei famosi Angeli che hanno aperto, ormai da tempo, i sigilli di un libro terribile.

Ritengo, ovviamente, che l’obbrobrio mercantile (che ha stravolto sia il senso di arte come quello di mestiere), rappresenti semplicemente una goccia nel mare maleodorante che ci sta sommergendo. Chissà,… forse è per questo che gli storni stanno affogando Roma sotto un mare di guano…

Sono anche certissimo che le ammonizioni apocalittiche non servano a nulla. Per cui, non avendo né il ruolo ne la voglia per fare il Savonarola, non ho nulla da denunciare, nulla da stigmatizzare. P

Però, per chi cerca di occuparsi seriamente di tradizione spirituale e non è chiuso in una caverna, diventa obbligatorio muoversi nel mondo, facendo un complesso slalom in questa marea di profumi finti, dove l’abuso di deodorante copre il pessimo odore degli escrementi degli storni di cui sopra.

Ne consegue che…semel in anno, quando alcuni eventi apparentemente insignificanti, segnalano il superamento di alcuni specifici livelli di guardia, si può provare a parlare fra le righe, senza sciocchi obiettivi messianici e senza catastrofismi, (a che serve annunciare una inondazione quando l’inondazione è in pieno svolgimento?) ma sperando che qualcuno recepisca realmente la gravità della situazione e, quantomeno, adotti dei piccoli provvedimenti ad personam, in favore di quella Dea che i pitagorici chiamavano anche Higeia.

Commenti  

# ORIETTA 2015-10-26 17:36
Eccerto.
Il dolore frutta e frutta moltissimo. Le immagini hanno una enorme potenza, la comunicazione analogica è molto più potente di quella digitale. E' più efficace, più immediata e si imprime nella memoria, raggiunge chiunque anche chi non sa leggere.
Lo sanno bene le varie ONLUS - più o meno un buona fede (speriamo nel "piu"..) in tempi di "730" nelle campagne "cinquepermille".
Il dolore frutta alle farmaceutiche. Ne sanno qualcosa i famigliari dei malati terminali quando nella maggior parte delle strutture
NON viene praticata la VERA terapia del dolore perchè? Bè .. un cerotto di Fentanyl costava, nel 2005, circa 70 euro e una fiala di morfina venti volte meno. E mica te lo dicono che devi rivolgerti a dei palliativisti (quelli veri). Anche recentemente mi è stato riferito di un caso - un incidentato grave- : se vuole essere operato subito dovrebbe valutare il regime di solvenza.
Il sesso frutta: lo sanno bene i guru del marketing che appunto usano tette e sederi anche per la reclam dell'acqua minerale.
L'immigrato frutta.
La disperazione, il dolore, i mali del mondo fruttano. La povertà di molti fa la ricchezza di pochi. Si sa. L'elenco è infinito.
Anche i "peccatori" fruttavano e.. fruttano. Perfino il perdono di Dio è stato in vendita. E mica è storia moderna! Quindi? Tempi moderni o la stessa storia che gira? Domanda/Offerta. E' semplice.
Ad ogni bel cuore o bella anima diventa difficile sopravvivere alla furia del mondo.
Da sempre. Ma forse adesso l'umanità intera è davvero alla frutta. Non c'è più la SPERANZA: è moribonda e non ha più soldi per la terapia intensiva.
Orietta

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