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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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Copiare “bene”non è affatto una cosa spregevole, ma è meritoria e qualificante ed anche molto difficile (in tutto il mondo classico le copie scultoree delle meraviglie greche furono vanto e meraviglia dei pagatissimi artisti romani). Nel medioevo i monaci “copisti”non solo trasmettevano, copiandolo in genere con scrupolo, il sapere del mondo classico, ma illustravano con metodo i loro lavori, copiandosi a vicenda, ad esempio nelle miniature.

Per cui copiare, lo ribadiamo, è arte nobile.

Ma “scopiazzare” senza riconoscenza e millantare crediti non propri, proprio no! soprattutto quando ciò che viene copiato viene altresì manipolato, frainteso, inquinato.

Oggi il web ha reso possibile scopiazzature clamorose, ormai ingestibili, in cui intere pagine vengono prese di qui e di li, senza citarne la provenienza, Mescolando, estrapolando decontestualizzando. E lasciamo perdere le idee: ormai tutte le idee, dalle più stupide alle più profonde, sono mescolate e copiate “in rete”, tutto si può cambiare in tutto e la “proposta culturale” volge sempre più verso la somma delle informazioni.

Sommare le informazioni crea ignoranza (cosa che si oppone drasticamente al refrain giornalistico-politico che oggi impazza tra le masse). La ricerca della verità è tutt’altro che accumulo di notizie e, in questa caligine informatica, la conoscenza si occulta sempre di più.

Non ne faccio un principio di “copyright” di cui mi importa poco, ma di rispetto.

E’ proprio la mancanza di rispetto che colpisce in questo andazzo. Rispetto per chi ci ha insegnato o ispirato! E senza rispetto non c’è conoscenza che possa apparire nella sua purezza.

A volte si dimentica per distrazione, a volte per indifferenza, a volte per puro egoismo, a volte per malignità, a volte per ignoranza, a volte per invidia.

Sono moltissimi gli autori “famosi” che dimenticano di citare e rispettare quelli che, avevano insegnato molto,…proprio a loro. Nell’ambito del disegno, tanto per fare un esempio clamoroso, non sono molto note le “dimenticanze”di Leonardo da Vinci, che non si curò mai di citare Piero della Francesca da cui aveva preso quasi tutti i criteri prospettici.

978 Filippani

E anche il Pacioli (ormai citato da tutti a proposito e a sproposito) nella sua Divina Proporzione passò nell’oblio il suo debito di riconoscenza verso il grande Piero.

Nell’ambito dell’ermetismo e della “magia” Giordano Bruno “dimenticò” allegramente sia Lullo che Agrippa (dai quali aveva copiato a man salva intere pagine di concetti e perfino di disegni).

Tra gli universitari in genere le polemiche sul “copia e incolla”sono talmente tante che non vale neanche la pena di ricordarle.

Nell’ambito dell’orientalistica, trovo quanto meno velenoso che pochi ricordino volentieri di essersi abbondantemente ispirati a Filippani Ronconi.

Ma potrei continuare all’infinito lamentando anche gli infiniti scopiazzamenti “accademici” e quelli di autori che “temono” di citare le opere di colleghi più o meno bravi, nel timore di perdere lo “ius primae noctis” sul loro ineffabile coito editoriale, a volte composto esclusivamente di idee non proprie. Le idee: sono le cose che si stanno dissolvendo maggiormente in questo meticciato culturale.

978 GianfrancoDa parte mia credo di aver riempito intere pagine di ringraziamenti, senza alcuna piaggeria, ma con gioiosa riconoscenza, verso Adriano Graziotti che mi ha insegnato quel poco che so di geometria. E mi sentirei un verme se non mi inchinassi alla sapienza di tutti coloro, amici, maestri, colleghi, da cui ho imparato sempre con amore e curiosità. Li ho sempre citati con reale gratitudine, anche quando non ne condividevo affatto il pensiero.

Devo dire che …non sempre è avvenuto il viceversa.

Per tale ragione provo un fastidio e una pena irrefrenabili per coloro che estrapolano frasi o idee e che le girano a loro uso e consumo facendo dire a personaggi famosi o meno, cose che non si sono mai sognati di pensare.

E così, emergendo da un periodo in cui non ho più molta voglia di scrivere, dopo un breve pellegrinaggio nelle sconclusionate pagine “esoteriche” del web, in questa piccola pagina ho deciso di pubblicare le foto di alcuni carissimi amici scomparsi che hanno lavorato vicino a me e che mi hanno insegnato l’uso della parola “grazie”.

978 Procesi

Persone da cui hanno copiato avidamente in molti, su cui molti hanno straparlato senza conoscere. Uomini e donne che a volte, hanno suscitato dispute e polemiche. Ne potrei citare moltissimi altri. In tanti anni, infatti, ho avuto la fortuna di condividere un pezzettino di strada con decine di persone straordinarie. Ho però scelto queste immagini perché riguardano il magico RICORDO di amici di Simmetria che hanno lavorato al mio fianco. Uomini e donne che ho conosciuto molto bene. Con alcuni di loro è esistito un rapporto di grandissimo affetto e stima, anche se a volte abbiamo seguito percorsi tradizionali differenti.

978 Boris

La prima foto è del caro amico Gianfranco Hersoch, che in realtà scriveva molto poco, pur essendo uno studioso agguerritissimo di simbolismo e storia medievale e romana, ascoltato da centinaia o forse migliaia di persone nei suoi interventi alla Accademia Tiberina e nei convegni e corsi organizzati a Simmetria.


La seconda immagine è di Placido Procesi il medico, l’ermetista e l’orientalista nel cui studio e nella cui palestra sono transitate centinaia di persone alla ricerca di un consiglio per la terapia dell’anima oltre che del corpo. Il fondatore dell’ARK, l’Accademia Romana di Kyudo, amico di Evola, di Zolla, di Filippani e conosciutissimo in tutto il mondo “ermetico” italiano e cofondatore di Simmetria.

978 Graziotti

La terza è di Boris De Rachewiltz, l’egittologo docente all’Urbaniana, l’ermetista contro corrente, allievo di De Lubicz, archeologo appassionato, scopritore di siti e di reperti straordinari nella Valle delle regine, amico degli ultimi esponenti attivi della cultura Dogon.

La quarta (autoritratto giovanile) è di Adriano Graziotti, matematico pittore, scultore, vero erede dell’arte rinascimentale, famoso in America, autore di centinaia di  poliedri e strutture geodetiche dispersi, purtroppo, nei meandri dei musei italiani.

La quinta è di Domizia Lanzetta la cultrice di storia etrusco-romana, autrice di diversi testi sulla prisca religio romana. Siamo ad Ostia vicino al tempio di Attis durante la sua ultima visita guidata.

La sesta è della incomparabile amica Luciana Sgabelloni Marchetti (Luciana Virio); la moglie infaticabile di Paolo, di cui abbiamo raccolto l’intera opera ermetica e di cui abbiamo ancora qualcosa di inedito da pubblicare.

978 Domizia

L’ultima è di Elisabetta Moroni, orientalista, insegnante di hata yoga, che ha praticamente sorretto Simmetria per 13 anni, con la sua competenza e la sua sapienza mascherata nella modestia e nella grazia.

Sono state persone assai diverse, per interessi e anche per profondità spirituale; diverse per “popolarità” ma sono state tutte esseri speciali, orientati verso il rispetto dei rispettivi “lignaggi tradizionali” dodati di cultura immensa nei settori da loro amati e studiati. Alcuni di loro erano già anziani quando Simmetria è stata fondata, altri no. Non sono affatto equivalenti ne confrontabili ma sono da ricordare perché hanno lasciato molto, veramente molto, e qualcuno preferisce dimenticarsene e farsi bello con le idee altrui. Vorrei pubblicare col tempo un piccolo album di tutti costoro che hanno cercato di preservare la bellezza di ciò che ci era stato tramandato.

978 Luciana

Non è un necrologio questo ma un tributo d’onore.

Lo farei volentieri anche verso tutti coloro che collaborano con Simmetria anche oggi. Ma di tutti loro abbiamo la presenza mentre questo editoriale è dedicato al Ricordo.

In questi catastrofici tempi la “danza degli EGHI” sta diventando irrefrenabile. E’ una danza che avviene mentre il mondo sta franando sulle sue dimenticanze.

Più l’universo materiale e spirituale implode su se stesso più si scordano i “valori” principiali; più le ambizioni fatue, le voglie di accaparramento, le sindromi da prima donna si fanno impellenti, più le offese diventano irreparabili e gli amori diventano fatui, le amicizie non trovano più ragion d’essere.

E tutto diventa “provvisorio”, labile proteiforme e relativo.

La confusione delle lingue è ormai regola. E mentre i preti fanno i laici e i laici fanno i predicatori, avviene anche, ovviamente, che i maschi facciano le femmine e le femmine facciano i maschi; avviene perciò che gli adulti facciano i bambini, e i bambini facciano gli adulti. avviene che i sedicenti pacifisti facciano i guerrieri e che i guerrieri facciano i pacifisti.

978 Betta

E mentre i  famigerati predatori dei “poteri forti”  (quelli che piacciono tanto sia ai complottisti come ai fan degli alieni) si preparano a cambiare l’equilibrio etnico del mondo, mentre  la controiniziazione pianificata distrugge metodicamente la “norma”e il “normale”, mentre la società esplode nella violenza dei singoli e delle masse, assistiamo impotenti al massacro economico, politico, fisico e filosofico che sta precipitando gli uomini verso una…. nuova era (ih ih, mi viene da ridere), tutt'altro che angelica come quella prospettata dai fricchettoni, ma chiaramente verso l’abisso dell’etàdel piombo (altro che ferro!).

Per cui vada uno straordinario abbraccio a questi vecchi amici scomparsi e ai tanti che non ho citato ora, ma che mi riprometto di fare in futuro. Alcuni di loro avevano visto e previsto nei dettagli il disastro che sta avvenendo ma forse non fino a questo punto: e li vedo sorridere sotto i baffi.

Come era quell’annuncio di Thamus? Quel personaggio misterioso che dalla poppa della nave che costeggiava la Campania e il Lazio nella famosa storia narrata da Plutarco, sentiva venire, dalle spiaggie e dalle foreste, un pianto e un lamento irrefrenabile, al punto che sembra che lo stesso Tiberio se ne fosse preoccupato e avesse cercato di indagare. 

Ah si, l’annuncio era: “Il grande Pan è Morto”

Oggi invece sono morti quelli che avevano la possibilità e la coscienza di preoccuparsi. Per cui se Pan è morto non c’è più niente da piangere. E manco ridere.

Commenti  

# ORIETTA 2016-06-25 08:39
Chi insegna qualcosa non muore.
E chi ha avuto il privilegio di raccogliere e saputo custodire non dimentica. Tutto il resto non conta o conta molto poco. Importante è quello che si trova in mani buone e le mani buone sapranno a loro volta trasmettere. Tra le mie c'è anche il contributo di Elisabetta e nessuno può copiaincollare.
Orietta.

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