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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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(da "Intelletto d'Amore", pag. 104)

E allora che cosa vuol dire amore? Siamo ormai subissati da un abuso di tale sacra parola. Ma si dà il caso che l’uomo o la donna che dicono: “Io ti amo”, sottintendono, in genere, un ben più modesto “ti voglio per me, o per il mio piacere, o per la mia consolazione, appoggio, compagnia ecc.”.

Amore è confuso con bisogno di compagnia, con presenza, con desiderio carnale di fruizione dell’oggetto desiderato. E ciò innesta il circuito (notissimo nell’ascesi buddista) del desiderio, soddisfacimento del desiderio (piacere), assenza o perdita dell’oggetto desiderato (oppure ansia per la conservazione dell’oggetto), dolore (perdita dell’oggetto desiderato o dello stato di piacere). Torniamo, infatti, in braccio alla nota catena karmica desiderio-possesso-piacere-dolore che nulla ha a che vedere con l’Amore. Amore, per i pochi che lo hanno realmente conosciuto, è illimitatezza, totalità. E’ la Porta verso l’Eterno.

Non è possibile, pertanto, eliminare completamente i desideri, a meno di distruggere noi stessi. Ma è necessario che la coscienza abbia chiaro che il desiderio è un ponte, uno strumento, e che il piacere, connesso al soddisfacimento del desiderio, è anch’esso uno strumento fugace, un elemento transitorio e quindi, per la coscienza reintegrata, un elemento illusorio.

Ma per il nostro percorso terreno viviamo e ci alimentiamo nel mondo delle forme; e il limitato mondo delle forme è fatto di desiderio. Il mondo del desiderio è il drago di ogni tradizione iniziatica. E’ la precipitazione dell’Eros nella moltiplicazione delle forme. Per tale ragione S. Giorgio trafigge il drago senza distruggerlo e la Vergine poggia i piedi sul crescente lunare ed il tallone sul serpente senza ucciderlo.

Viaggiare sul desiderio senza esserne schiavi, domare il mondo delle passioni senza accanirsi contro le forme (come è invece accaduto ad alcuni pseudomistici cristiani). Fruire della forma orientati verso la sostanza. Questo è il cammino di coloro che sfidano il drago; dei praticanti la segreta Arte Regale e dei grandi mistici.

Quindi colui che sa cosa vuol dire amare, difficilmente pronuncerà questa abusatissima parola. In realtà Amare è totale disidentificazione. Un’esplosione stellare. Cedere ogni difesa dell’ego. Morire a se stessi e vedere solo il bene dell’altro. E’ un atto terribile, eroico, tutt’altro che sdolcinato, che comporta, fra l’altro, la capacità di sapere cosa sia il bene dell’altro e nostro. E quando il nostro piacere, confuso per bene, rischia di prevaricare o invadere il bene dell’altro, vuol dire sapersi sacrificare.

Al Kasciani, mistico sufi della scuola del grande Ibn’Arabi, parlando dell’amore dice: “Nascendo dalla contemplazione della bellezza, l’amore è riservato a che è bello e veggente…E’ raro che colui che contempla la bellezza nel mondo sensibile, si salvi dalla tentazione, perché la natura e la concupiscenza finiscono per prevalere su di lui, togliendogli l’amore vero…Questa forma di contemplazione riesce solo a pochissime persone, dalle anime pure e dai cuori mondi, in cui è spento il fuoco della concupiscenza”.

E poi aggiunge:

L’amore e l’essere amato sono due aspetti dell’Amore che sussiste in se stesso e in cui soltanto amante e amato possono congiungersi…Perché quando l’amore, che è un attributo essenziale dell’amante diventa amato, si realizza l’unione e vien tolto il contrasto fra i due aspetti, con l’estinguersi dell’amante nell’amore dell’amato. A ciò allude il detto dei vecchi mistici che l’amante e l’amato e l’amore sono una cosa sola…”

Tali parole che non necessitano di alcun commento, ricordano il grande tributo che la gnosi medievale e rinascimentale deve alla mistica sufi. La Rosa di Al  Ghazali e quella di Dante e dei Fedeli d’Amore hanno lo stesso profumo!

Per ciò chi ama davvero, non fa merce di scambio del suo amore. La caduta d’ogni difesa comporta rendersi permeabili ad ogni incontro. Per questo chi ama realmente è facilmente vulnerabile ma, pur se ferito, non cesserà d’amare anche chi ricambia con aridità o malanimo un dono preziosissimo.

Ma colui che davvero sa amare in tal modo (e questo è difficilissimo da comprendere e quasi impossibile da mettere in pratica) sa amare tutti gli uomini e tutte le cose, nello stesso modo. E chi è in grado di far  ciò è ad un elevato grado di realizzazione anche se sarà difficile poterlo riconoscere. Perché chi ama realmente è umile e non fa mostra di sé.

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