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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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(dalla Rivista n. 4: P.Procesi)

…..l’uomo è morto alla Tradizione….

 ….Quindi la tradizione che cos’è? La tradizione è la trasmissione dell’idea della perfezione e dei metodi per realizzare la perfezione. Io credo che questa, come definizione, possa andare. La tradizione, però, deve avere in sé l’idea della perfezione perenne (per gli Indù Sanatanadharma).

Quindi, la Tradizione, è eterna per definizione; questo già può suonare rassicurante, cioè non è la tradizione che è morta, ma è l’uomo che è morto alla tradizione; è l’uomo che dice: “Posso fare a meno di Dio”. Quindi è rassicurante, ma è anche un pochino ipnotizzante, perché posso dire: “Va bene, allora io dico di sì a Dio”, per cui, per esempio, faccio la mia elemosina, vado a messa, ho fatto battezzare mio figlio, il minimo, proprio il minimo indispensabile, pensando che questo sia sufficiente ad equilibrare i piatti della bilancia; invece, purtroppo, non lo è, questo è il punto.

Non è solamente che i principi, le idee della tradizione, idee che sono forza, si sono ritirati nel trascendente, cioè, vale a dire in un ambiente che non è né spaziale né temporale; non è che ne manca semplicemente la manifestazione visibile: nelle istituzione, per esempio; non è solamente questo, è che tali idee mancano proprio nel nostro interiore, idee che sono poi impulsi.

(...)Noi siamo un microcosmo disordinato, caotico…Siamo riusciti ad inquinare anche lo spazio intorno a noi: bombe e satelliti, inquinamento elettromagnetico. La prima cosa che dovremmo fare è quella di rimetterci in sintonia con il macrocosmo e contemplare questo macrocosmo. Quindi, per esempio, come facevano gli antichi, i neoplatonici, Plotino, Giuliano Imperatore, ritrovare la contemplazione del cielo. Cosa che i tibetani fanno abitualmente. Riprendere il cielo come un mandala, una rappresentazione psichica, per cui l’uomo sente che la sua anima è come una stella, sente che ha una stella. In fondo l’astrologia è nata così, i segni dello zodiaco sono delle pure creazioni di pensiero magico.

(…) Sorge la domanda connessa alla fede nella trascendenza: chi è Dio? Rispondiamo con il catechismo: Dio è l’essere perfettissimo, Signore e Creatore del cielo e della terra, del mondo visibile ed invisibile. Egli è, e, per il fatto che noi partecipiamo della sfera dell’Essere, per il semplice fatto che noi siamo, apparteniamo, a Dio, all’Essere.

Il guaio viene quando si arriva….ai modi per realizzare questa perfezione; il problema è diventato angosciante, perché la connessione, che può essere diretta o indiretta, con un maestro spirituale, è diventata estremamente difficile.

I veri maestri si sono ritirati nell’invisibile. Nella tradizione sufi si dice: L’Imam c’è, ma è nascosto. Dobbiamo noi andare dall’Imam, poi forse lui scenderà, come viene detto anche nella nostra liturgia: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.

Però nel frattempo gli sforzi che noi facciamo per questo incontro sono diventati molto, molto problematici. Un’anima seria, che vuole realizzarsi, si trova davanti una serie di difficoltà, alcune reali, altre soggettive, mentali, perché effettivamente non sappiamo più meditare; per esempio, atto della contemplazione, che dovrebbe essere un atto semplice, come aprire gli occhi se li abbiamo chiusi, è diventato molto difficile. E quindi non è che ci possiamo mettere a tavolino e dire: ora decidiamo….ora divento musulmano, oppure buddista, perché ho letto un libro interessante, queste sono finte occasioni. In realtà quello che è decisivo è un evento, un evento fatidico, è un incontro magari non cercato….e la Via che sceglie, il Signore che chiama,…se non viene dall’alto, la chiamata non fa niente di serio. Deve venire dall’alto, ci deve essere un segno… è come un innamoramento.

I veri maestri si sono ritirati nell’invisibile. Nella tradizione sufi si dice: L’Imam c’è, ma è nascosto. Dobbiamo noi andare dall’Imam, poi forse lui scenderà, come viene detto anche nella nostra liturgia: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore”.

Però nel frattempo gli sforzi che noi facciamo per questo incontro sono diventati molto, molto problematici. Un’anima seria, che vuole realizzarsi, si trova davanti una serie di difficoltà, alcune reali, altre soggettive, mentali, perché effettivamente non sappiamo più meditare; per esempio, atto della contemplazione, che dovrebbe essere un atto semplice, come aprire gli occhi se li abbiamo chiusi, è diventato molto difficile. E quindi non è che ci possiamo mettere a tavolino e dire: ora decidiamo….ora divento musulmano, oppure buddista, perché ho letto un libro interessante, queste sono finte occasioni. In realtà quello che è decisivo è un evento, un evento fatidico, è un incontro magari non cercato….e la Via che sceglie, il Signore che chiama,…se non viene dall’alto, la chiamata non fa niente di serio. Deve venire dall’alto, ci deve essere un segno… è come un innamoramento.

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