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 "In effetti bisogna ricercare il Bene non per via conoscitiva né in modo incompleto ma, abbandonandotisi alla luce divina e con gli occhi chiusi: in questo modo bisogna stabilirsi nell'inconoscibile e celata Enade degli enti".

Proclo, Teologia Platonica Lib. I.

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altDopo avere rintracciato nella Catechesi mistagogica V di Cirillo  il “canovaccio” della paleoanafora di un antico rito battesimale presieduto dall’apostolo Pietro, cercherò in questa seconda parte del lavoro di focalizzare alcuni elementi del rito che è stato rinvenuto e in particolare  saranno riesaminati i dati relativi  alla comunione.
Abbiamo visto un modello di anafora con una struttura inconsueta - stante la nostra esperienza odierna - che, invece di svilupparsi in un testo unitario, si articola in una successione  rituale in cui la comunione è collocata dopo un primo breve rendimento di grazie e seguita da un secondo rendimento di grazie che è in realtà una pluralità di eucarestie diverse.
Una più puntuale analisi del rapporto tra rendimento di grazie e comunione ci consentirà ora di ravvisare molteplici partecipazioni alle specie eucaristiche, cioè  molteplici comunioni, ciascuna a conclusione del rispettivo rendimento di grazie.
Ne seguirà che  la comunione  presentata come unica nella  Paleoanafora petrina  (ricostruita nel mio primo articolo sul battesimo) risulterà essere solo una delle varie comunioni che punteggiano il rito.

Per maggiore comodità riporto la sinossi prodotta nel precedente lavoro con il “canovaccio” della Paleoanafora petrina:

 

 

1 Pt 2, 1-10

Paleoanafora di Cirillo

Paleoanafora petrina

[1] Deposta dunque ogni malizia e

ogni frode e ipocrisia, le gelosie e

ogni maldicenza

4. Dopo questo il pontefice esclama: “In alto i cuori!” Veramente infatti in questo momento terribile bisogna tener alto il cuore verso Dio, e non in basso verso la terra e gli affari terreni. A questo punto dunque il pontefice d’autorità ingiunge a tutti di lasciar da parte le preoccupazioni, le cure domestiche e di tenere il cuore verso Dio filantropo. Voi rispondete allora: “ Lo teniamo verso il Signore”, obbedendo al precetto con questa confessione. Nessuno si trovi là per dire con la bocca: “Lo teniamo verso il Signore”, mentre nel suo pensiero si occupa delle preoccupazioni della vita. In ogni tempo certo bisogna ricordarsi di Dio; che se questo è impossibile a causa della debolezza umana, è soprattutto in questo momento che ci si deve applicare. 

“In alto i cuori!” 

RENDIMENTO DI GRAZIE

PER LA FILANTROPIA DI DIO 

Lo teniamo verso il Signore”,

[2]come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza:

   

[3]se davvero avete già gustato come è buono il Signore.

20. Dopo questo voi sentite il cantore che vi invita con una melodia divina alla comunione dei santi misteri: “Gustate e vedete come è buono il Signore”. Non rimettete il giudizio al vostro gusto corporale ma alla fede indubitabile. Poiché gustandone non gustate il pane e il vino, ma dell’antitipo del corpo e del sangue di Cristo

COMUNIONE

Gustate e vedete come è buono il Signore”.

PARTECIPAZIONE ALL’ANTITIPO DEL CORPO E DEL SANGUE DI CRISTO

[4]Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio,

   

[5]anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale,

   

per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo.

8. Poi dopo che è stato compiuto il sacrificio spirituale (pneumatik¯en thusian), il culto incruento (anaimakton latreian), in questa vittima di propiziazione noi invochiamo Dio per la pace comune delle chiese per il buon equilibrio del mondo, per gli imperatori, per gli eserciti e gli alleati, per i malati, per gli afflitti e in una parola per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto, tutti noi preganti offriamo questo sacrificio.

RENDIMENTO DI GRAZIE

OFFERTA DEL SACRIFICIO SPIRITUALE, DEL CULTO INCRUENTO NELLA VITTIMA DI PROPIZIAZIONE (ANAMNESI)

[6]si legge infatti nella Scrittura: Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso.

   

 [7]onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare

   

[8]sasso d’inciampo e pietra di scandalo. Loro v’inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati destinati.

   

[9]Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato

5. (...)perché essendo nemici ci ha riconciliati, perché ci ha fatti degni dello spirito di adozione. allora dite: “E’ degno e giusto”. Infatti quando noi rendiamo grazie noi facciamo un’azione degna e giusta; lui non è compiendo la giustizia, ma superandola, che ci ha fatto del bene e ci ha fatto degni di un così grande dono.

RENDIMENTO DI GRAZIE PER ESSERE STATI FATTI DEGNI

“E’ degno e giusto”

perché proclami le opere meravigliose di lui

6. Dopo questo noi facciamo memoria del cielo, della terra e del mare, del sole e della luna, delle stelle, di tutta la creazione razionale e irrazionale, visibile e invisibile.

RENDIMENTO DI GRAZIE PER L’OPERA DELLA CREAZIONE

che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce

5. Poi il pontefice dice: “Rendiamo grazie al Signore”.

Rendiamo grazie al Signore”

[10]voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio;

5. Infatti veramente noi dobbiamo rendere grazie perché, essendo indegni, ci ha chiamati a una così grande grazia,

RENDIMENTO DI GRAZIE PER L’OPERA DELLA REDENZIONE

voi, un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia.

   

 

La pluralità dei rendimenti di grazie non appartiene esclusivamente alla Paleoanafora petrina (ed alla Didachè), ma è un fatto ben documentato nella chiesa delle origini:  nel 150 è attestato a Roma,  «dato che Giustino usa il plurale invece del singolare: “Colui che presiede eleva delle preghiere come pure delle eucarestie con tutte le sue forze e il popolo risponde: ‘Amen’”»[1]
A un certo punto questa struttura di eucarestie successive  non viene più compresa, ma ancora nel 240 circa nella Didascalia apostolorum  sono previste eucarestie non solo molteplici, ma anche separabili: se il vescovo ospitato non vuole presiedere tutta l’eucarestia, almeno “super calicem dicat”[2].
Sarà bene partire dall’ultima cena e chiedersi se vi si trovino partecipazioni  molteplici al pane ed al calice.
La risposta è affermativa,  se teniamo conto  del testo di Lc 22, 17-20:
«E preso il calice rese grazie e disse: “Prendete e dividetelo tra voi; vi dico, infatti, che non berrò più del frutto della vite finché non venga il regno di Dio”. E preso il pane rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo dato per voi. Fate questo in memoria di me”.  Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese il calice  dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, sparso per voi”».

Ma bisognerà anche fare i conti con le parole di Cristo relative al suo corpo ed al suo sangue, spese una sola volta  rispettivamente per il pane e per il vino.
I termini della  questione vengono così riassunti da Mazza:
«Tutti questi dati si spiegano se poniamo: 1) che il rito descritto da Luca sia composto: a) dal rito del calice e da quello del pane, all’inizio della cena come nel Qiddush giudaico, e  b) dal rito del calice  con la Birkat ha-mazon, al termine della cena; 2) che il primo calice, quello che si trova all’inizio della cena, non sia il calice del sangue di Cristo, e che, di conseguenza, il pane e il calice sacramentali siano separati dall’intervallo della cena, 3) che, in base a questa situazione, la successione normale sia pane - calice e non l’inverso»[3].

Se il primo calice non è quello del sangue di Cristo è ugualmente un calice eucaristico?
Certamente,  infatti anch’esso è oggetto di rendimento di grazie.

La successione rituale lucana si ritrova nella Didachè, con l’unica differenza che nel cap. X della Didachè non si parla espressamente di alcuna coppa, ma si fa menzione di una “bevanda spirituale” unitamente al “cibo”, anch’esso “spirituale” (X, 3b). Si può supporre che in Did. X il presidente della celebrazione abbia in una mano il pane e nell’altra il calice.

Uno schema aiuta a visualizzare meglio i dati:

 

Lc 22, 17-20

Calice  + eucarestia
Pane  + eucarestia

PASTO

Calice

(eucarestia)

Didachè  9 - 10

Calice + eucarestia
(Pane) spezzato + eucarestia

PASTO

Eucarestia

 

La parentesi relativa all’ultima eucarestia lucana è dovuta al fatto che l’evangelista, pur non parlando espressamente di eucarestia a proposito dell’ultimo calice, lo introduce con la locuzione “allo stesso modo”, lasciando chiaramente intendere che  è preceduto dalla preghiera di azione di grazie; si tratta della Birkat ha-mazon[4].

La parentesi relativa al pane  della Didachè dipende dal fatto che il didachista, in Did. IX, 3, usa il termine “spezzato” (klasma), sottintendendo ovviamente  ‘pane’.
Possiamo anche chiederci quale sia il rapporto fra la successione rituale attestata da Luca e quella degli altri sinottici. La risposta sarà che «la struttura descritta da Luca ha buone probabilità di rappresentare una situazione autentica; proprio per i problemi che pone, essa si presenta come lectio difficilior, come mostra bene la tradizione del testo: una storia tribolata che vede anche prevalere il testo corto sul testo lungo»[5].

Ma la struttura attestata da Luca fu solo un rapido momento di passaggio testimoniato  dalla Didachè (e da 1 Cor 10, 16-17) e presto si impose la successione  pane-calice già presente in Marco e Matteo.

E la Paleoanafora petrina quale successione presenta ?
A dire il vero in base al canovaccio da me fornito non sarebbe possibile individuare una successione rituale relativa al pane ed al vino, perché ci sarebbe un primo rendimento di grazie seguito dalla comunione, ossia, come spiega la Paleoanafora di Cirillo, dalla  partecipazione all’«antitipo del corpo e del sangue di Cristo».
Dunque la comunione al pane ed al vino, anche se costituita da due azioni distinte, non farebbe capo a due  eucarestie separate,  ma saremmo già nella situazione  in cui il rito del pane è fuso con il rito del calice.
In realtà qualcosa mi era sfuggito. Alcuni particolari  che ad un’analisi più attenta consentono di ipotizzare che le cose stiano diversamente.
Per valutare l’importanza dei particolari in questione occorre partire dall’Eucharistia mystica.

Vengono così chiamati  dalla tradizione manoscritta i capitoli 25 e 26 del libro VII delle Costiuzioni apostoliche[6],  un’opera composta ad Antiochia nel 380 con materiale precedente.

E’ opportuno riportare il testo dei due capitoli che costituiscono la liturgia eucaristica[7] :

Costituzioni apostoliche VII, 25, 1 -26, 6

25. 1. Siate in ogni tempo in rendimento di grazie, poi, come servi fedeli e riconoscenti, per l’eucarestia così dicendo: 2. ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la vita che tu ci hai manifestato per mezzo di Gesù tuo servo, per il quale tutto hai creato e ti prendi cura di tutti, che hai mandato a farsi uomo per la nostra salvezza e hai acconsentito che soffrisse e morisse, che hai resuscitato, glorificato e hai fatto sedere alla tua destra, per il quale  ancora ci hai annunciato la risurrezione dei morti.

3. Tu, Signore onnipotente, Dio eterno, come ciò che era disseminato e poi riunito, divenne un solo pane, così raduna la tua Chiesa dalle estremità della terra nel tuo regno. 4. Ancora ti rendiamo grazie, Padre nostro, per il prezioso sangue di Gesù Cristo, sparso per noi, e per il prezioso corpo, del quale compiamo  questi antitipi, avendoci ordinato egli stesso di annunciare la sua morte. Per mezzo suo a te la gloria nei secoli. Amen.

5. Nessuno mangi tra quelli non iniziati, ma solo i battezzati nella morte del Signore. 6. Se qualcuno non iniziato, nascostosi, partecipasse, mangerà il giudizio eterno, poiché, non essendo partecipe della fede in Cristo, ha partecipato a quelle cose che gli sono proibite, per il suo castigo. 7. Se qualcuno prendesse parte per ignoranza, impartendogli i primi elementi iniziatelo rapidamente affinché non proceda con disprezzo.

26. 1. Dopo la comunione  così rendete grazie: 2. ti rendiamo grazie, Dio, Padre di Gesù nostro salvatore, per il tuo santo nome che hai fatto abitare  (mettere le tende) in noi, e per la conoscenza, la fede, l’agape e l’immortalità che ci hai dato per Gesù tuo servo. 3. Tu Signore Dio onnipotente, Dio di tutte le cose, che hai creato il mondo e quanto è in esso, e hai seminato la legge nelle nostre anime, e hai predisposto per gli uomini gli antitipi per la metalepsin, Dio dei nostri padri, santi e irreprensibili, Abramo, Isacco e Giacobbe, tuoi servi fedeli, Dio potente, fedele e vero e verace, che non inganna nelle promesse, che hai mandato sulla terra Gesù il tuo Cristo per vivere con gli uomini come uomo, Dio Logos e uomo, e per estirpare l’errore sin dalla radice, 4 allo stesso modo tu, anche ora per mezzo suo ricordati della tua santa Chiesa che hai acquistato con il prezioso sangue del tuo Cristo, e liberala da ogni male e rendila perfetta nella tua agape e nella tua verità, e raduna tutti noi nel tuo regno, che tu hai preparato per lei.

5. Maranatha: osanna al Figlio di David, benedetto colui che viene nel nome del Signore, Dio Signore manifestatosi a noi nella carne.

6. Se qualcuno è santo, si avvicini; se qualcun altro non lo è, lo diventi per mezzo della conversione. Consentite poi anche ai vostri presbiteri di rendere grazie.

Nella forma in cui abbiamo potuto leggerla,  l’Eucarestia mistica è costituita da due capitoli, di cui il 25 è l’anafora e il 26 il rendimento di grazie dopo la comunione.

Ma le cose non sono così semplici.
In diversi luoghi Mazza rileva che il capitolo 26 è un rendimento di grazie dopo la comunione sui generis, molto differente dalla nostra preghiera post- communionem[8].
Io credo che  ciò sia la spia del fatto che in uno stadio precedente il cap. 26 non era una preghiera post-communionem, ma un rendimento di grazie che introduceva a sua volta alla comunione, cioè ad una ulteriore comunione.
Tutto ciò ho già avuto occasione di dirlo altrove[9].
Quello che oggi mi pare di dover aggiungere è che  ciascuna delle comunioni dell’Eucarestia mistica originariamente era comunione solo al pane o solo al calice,  a seconda del rispettivo rendimento di grazie.

Com’è possibile giungere a questa conclusione?
La strada è, come al solito, spianata da Mazza.
Egli infatti fa notare che nel cap. 25, 4 l’espressione “per il prezioso corpo”  «sembra un’aggiunta posteriore dovuta ad un mal riuscito arrangiamento del testo. “Per il prezioso sangue di Gesù Cristo sparso per noi”, infatti, è un’espressione completa e autonoma, chiusa in se stessa con senso compiuto. In essa, niente richiede che si debba aggiungere la menzione del corpo. Inoltre la frase seguente inizia con il genitivo singolare:  “del quale  compiamo questi antitipi”, che si lega bene alla sola menzione del sangue, mentre non può stare con la menzione del sangue e del corpo; in questo caso, infatti, il compilatore avrebbe dovuto dire: “dei quali compiamo questi antitipi”»[10].

Questa dunque sarebbe in origine un’eucarestia solo sul calice, seguita dalla rispettiva comunione.
Anche nella Paleoanafora petrina assistiamo a qualcosa del genere; infatti troviamo la partecipazione  all’antitipo del corpo e del sangue di Cristo; anche qui c’è un singolare che si lega bene solo ad uno dei due termini menzionati. In questo caso si tratterà del pane e ad essere escluso dovrà essere il vino, non solo perché l’antitipo (al singolare) si trova più vicino alla menzione del corpo, ma anche per ragioni tematiche che suggeriscono di collocare  la comunione al calice in un momento successivo, come dirò tra breve.

Dunque nella Paleoanafora petrina  l’espressione “e del sangue” appare come un’interpolazione successiva tra “antitipo del corpo” e “di Cristo”.
Ma allora - si obietterà - la successione della Paleoanafora petrina (pane-calice) sarebbe diversa  da quella  che aveva l’Eucarestia mistica in uno stadio precedente a quello in cui ci è giunta?  Nel cap. 25 delle Costituzioni apostoliche c’era solo la comunione al calice? E se c’era anche la comunione al pane era collocata prima o dopo quella al calice?
Il fatto è che leggendo Costituzioni apostoliche VII, 25-26 noi dovremmo adottare una specie di ‘doppia vista’ che ci consentirebbe di vedere tra le righe non solo la fonte, cioè Didaché IX-X, ma anche un testo intermedio tra la fonte stessa e l’esito dell’Eucarestia mistica, come suggerisce Funk[11], il cui pensiero in merito - che a me pare alquanto brachilogico - viene ripreso e spiegato da Mazza[12] .

Riassumiamo i dati relativi alla struttura dei testi in oggetto:

Didaché 9:
a) eucarestia per il calice
b) eucarestia per il pane
c) supplica per la Chiesa

Costituzioni apostoliche VII, 25:
a) eucarestia per l’economia cristologica
b) supplica per la Chiesa
c) eucarestia per il sangue e il corpo di Cristo

Testo intermedio:
a) eucarestia per il pane
b) supplica per il raduno della Chiesa
c) eucarestia per il calice

Ma da dove si ricava  nel testo intermedio  il rendimento di grazie sul pane?
Da Costituzioni apostoliche VII, 25, 2, che non è nient’altro che un ampliamento cristologico di Didachè  9, 3, che a sua volta è proprio un’eucarestia sul pane.

Ecco i due testi a confronto.

 

Didachè  9, 3

Poi sul (pane) spezzato: “Ti ringraziamo, Padre nostro, per la vita e la conoscenza, che ci hai fatto conoscere per Gesù tuo servo; a Te la gloria nei secoli.

Costituzioni apostoliche VII, 25, 2

ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la vita che tu ci hai manifestato per mezzo di Gesù tuo servo, per il quale tutto hai creato e ti prendi cura di tutti, che hai mandato a farsi uomo per la nostra salvezza e hai acconsentito che soffrisse e morisse, che hai resuscitato, glorificato e hai fatto sedere alla tua destra, per il quale  ancora ci hai annunciato la risurrezione dei morti.

 

Perché in Costituzioni apostoliche VII, 25, 2 è stata soppressa la rubrica sul pane presente nella sua fonte (Didachè 9, 3)?

La risposta è che ciò è avvenuto proprio perché l’Eucarestia mistica, nella sua ultima stesura, non riconosce più la serie di eucarestie separabili seguite ciascuna dalla rispettiva comunione, di cui invece la Didachè  ci dà testimonianza; infatti è stata soppressa anche la dossologia,  che evidenzia la chiusura del secondo rendimento di grazie di Didachè 9 (il primo è sul calice).
A questo punto ci dobbiamo chiedere se il testo intermedio suggerito da Funk non sia proprio la Paleoanafora petrina o un suo sviluppo successivo. E’ Mazza a supporre che le tappe intermedie tra Costituzioni apostoliche VII, 25 e la sua fonte (Didachè 9) siano più di una[13].
Sta di fatto che anche la Paleoanafora petrina presenta una comunione al pane  a conclusione di un rendimento di grazie  sulla filantropia di Dio e (aggiungo ora) sulla bontà del Signore, che avrebbe poi potuto ampliarsi in un’eucarestia per l’economia cristologica come quella di Costituzioni apostoliche VII, 25, 2. Resta da vedere se anche la supplica per la Chiesa e l’eucarestia per il calice non siano presenti nella Paleoanafora petrina, nello stesso ordine del testo intermedio.

In ogni caso, risulterà da correggere l’affermazione conclusiva della prima parte del mio lavoro, che collocava la Paleoanafora petrina dopo l’Eucarestia mistica, perché quest’ultima anafora, nello stadio finale in cui ci è pervenuta, conosce già, se pure grazie ad un aggiustamento forzoso, il rendimento di grazie indistintamente sul pane  e sul vino, presi per modum unius: è già nata l’anafora come la conosciamo oggi.
Bisognerà  ora considerare un elemento che finora non è stato preso in esame ai fini della ricostruzione della Paleoanafora petrina, ossia la supplica per la Chiesa, che nella Paleoanafora di Cirillo si trova, insieme alle intercessioni, inglobata nell’offerta del sacrificio, nel paragrafo 8.

In base al metodo mistagogico sin qui adottato, sarà da ravvisare in 1Pt 2, 5 il commento alla supplica per la Chiesa; infatti vi viene indicato l’obiettivo che i neofiti dovranno perseguire: essi saranno impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale,  per un sacerdozio santo, edificio di cui quello in pietra che serve per radunare i fedeli non è che una metafora.
Osserviamo che il paragrafo 8 della Catechesi mistagogica V di Cirillo non ha subito alcuno smembramento nella sinossi operata da Mazza[14] e pubblicata nella prima parte del mio lavoro, mentre, al fine di ravvisare nella Paleoanafora petrina la supplica per la Chiesa, tale smembramento si rende necessario, come si evince dalla sinossi conclusiva del presente lavoro
Questo è il primo “ritocco” che ritengo di dover apportare alla Paleoanafora di Cirillo (ossia al testo di Cirillo posto in sinossi da Mazza), allo scopo di rintracciare ulteriori elementi della Paleoanafora petrina.

Dunque non solo il paragrafo 5, ma anche il paragrafo 8 della Catechesi sarebbero il frutto di un accorpamento di testi in origine separati e funzionali alla struttura anaforica suggerita da Funk che comporta l’interposizione della supplica per il raduno della Chiesa fra l’eucarestia per il pane e quella per il vino.

Notiamo infatti che la supplica per la Chiesa viene a collocarsi nella Paleoanafora petrina all’interno di un’azione di grazie successiva a quella conclusa dalla comunione al pane.

E la comunione al vino?
Per ravvisarla all’interno della Paleoanafora petrina bisogna partire dalla prima parte del paragrafo 6 della Paleoanafora di Cirillo, dove si fa memoria del cielo, della terra e del mare, del sole e della luna, delle stelle, di tutta la creazione razionale e irrazionale, visibile e invisibile.

Nella Catechesi mistagogica V di Cirillo il paragrafo 6 non finisce qui. Eccolo per intero[15]:

6. Dopo questo noi facciamo memoria del cielo, della terra e del mare, del sole e della luna, delle stelle, di tutta la creazione razionale e irrazionale, visibile e invisibile, degli angeli, degli arcangeli, delle virtù, signorie, principati, potenze, troni, dei cherubini dai molti volti, e noi diciamo con forza questa parola di Davide: “Celebrate il Signore con me”. Noi facciamo memoria anche dei serafini che nello Spirito Santo sanctuIsaia contemplò collocati in cerchio attorno al trono di Dio e con due ali si velavano il volto e con le altre due velavano i loro piedi e con le altre due volavano e dicevano: “Santo, Santo, Santo Signore Sabaoth”. Per questo, infatti, noi diciamo questa dossologia che ci è stata trasmessa dai serafini perché per la comunione di questo inno, noi lo diventiamo degli eserciti celesti.

Alla lode per l’opera della creazione della prima parte (che appartiene alla Paleoanafora di Cirillo), segue la menzione degli angeli con il Sanctus della seconda parte (che invece ne è esclusa).
Il Sanctus è uno sviluppo dell’anafora alessandrina molto posteriore alla composizione della Paleoanafora petrina. Mazza dedica un Excursus di un suo libro all’entrata del Sanctus nell’anafora [16].
Invece la lode della creazione è un tema legato alla benedizione sul calice della Birkat ha-mazon, ripresa nell’eucarestia di Didachè 10.
Alla fine del paragrafo 6 della Catechesi si fa menzione di una “comunione” ad un “inno” che può essere riferito sia alla lode per l’opera della creazione, sia al Sanctus; tanto è vero che all’inizio del paragrafo 7 vengono poi menzionati degli “inni spirituali”(al plurale).

Ecco il paragrafo 7[17]:

7. Dopo aver santificato noi stessi con questi inni spirituali, invochiamo il Dio filantropo di inviare lo Spirito Santo sui doni posti qui, affinché faccia del pane il corpo di Cristo, del vino il sangue di Cristo; infatti tutto ciò che lo Spirito Santo tocca, questo viene santificato e trasformato.

Dunque l’“inno” (al singolare) che chiude il paragrafo 6 è diventato “inni” (al plurale) in apertura del paragrafo 7, e di “questi inni” si precisa che sono “spirituali”.
Il plurale si spiega con le due parti del paragrafo 6, di cui la prima è l’inno o lode per la creazione  “ritagliata” dal paragrafo 6 della Catechesi e posta da Mazza in sinossi con 1 Pt 2, 9(b), la seconda  è l’inno costituito dal Sanctus ed escluso dalla sinossi.
Di entrambi gli inni si dice che sono “spirituali” e non si capisce come potrebbero non esserlo, a meno che uno dei due, il primo, non fosse originariamente un semplice inno, ma un’eucarestia seguita dalla comunione al calice, proprio come nella conclusione  della Birkat ha-mazon.
Ecco allora che diventa lecito ipotizzare nella Paleoanafora petrina una comunione al vino dopo il rendimento di grazie per l’opera della creazione, interpretato in 1 Pt 2, (b) come invito alla proclamazione dei mirabilia Dei.
A questo punto i conti tornano: come nel testo intermedio suggerito da Funk, anche nella Paleoanafora petrina troveremmo la stessa struttura tripartita:

a) eucarestia sul  pane
b) supplica per la Chiesa
c) eucarestia sul calice (vino)

Ora è possibile collocare le singole eucarestie all’interno della Paleoanafora petrina
Prima però di riscriverne il canovaccio “rimpolpato” con le acquisizioni di questa seconda parte del lavoro, c’è ancora una considerazione da fare.
Soffermiamoci sul fatto che non si tratta semplicemente di una celebrazione eucaristica, ma di una celebrazione eucaristica in ambito battesimale.
Che cosa cambia in ordine alla comunione, o meglio, alle comunioni?
Il rito del battesimo conosce  delle comunioni in più e soprattutto diverse relativamente alle sostanze adoperate ancora nel III secolo, come  risulta dal cap. 21 della Tradizione apostolica[18].
Qui, in una lezione del testo che Botte denomina “S(AE)”, si dice che il vescovo, «dopo aver spezzato il pane, ne dà un pezzetto (klasma) a ciascuno dicendo: “Questo è il pane celeste, corpo di Gesù Cristo”. Colui che lo riceve risponderà: “Amen”. Se i presbiteri non sono sufficienti, i diaconi terranno il calice e si disporranno in questo ordine: per primo colui che tiene il calice con l’acqua, per secondo quello con il latte e per terzo quello con il vino»[19].

Questa lezione è quella che presenta maggiori analogie con la Didachè; infatti il pezzo di pane staccato dal pane intero viene chiamato klasma, come in Did. 9, 3-4, inoltre il primo dei tre calici contiene acqua e, benché non si possa giungere a risultali incontrovertibili, non è da escludere che la “bevanda spirituale” menzionata in Did. X, 3(b) si riferisca ad un calice contenente acqua, come ho ipotizzato altrove[20].

altDunque i neofiti menzionati nella Tradizione apostolica comunicano a tre calici dopo aver comunicato al pane.
Quanti sono i calici della Paleoanafora petrina?
Fino ad ora, per individuare gli elementi della Paleoanafora petrina, sono partita dalla Paleoanafora di Cirillo ed ho cercato nella prima lettera di Pietro il commento al rito battesimale  sotteso.
Ma è anche possibile che qualche elemento rituale dell’originario rito petrino sia andato perduto. Di solito la liturgia è molto conservativa e si sviluppa per accrescimenti successivi, ma non si può escludere che qualcosa si perda, soprattutto in relazione ai calici; si veda per esempio la sorte del primo calice lucano. Dunque si può pensare che l’esortazione a bramare “il puro latte spirituale” di 1 Pt 2, 2 sia il commento alla comunione ad un calice contenente latte cui i neofiti hanno partecipato all’inizio del rito.

Nella Paleoanafora di Cirillo non abbiamo alcun riscontro che autorizzi questa ipotesi, tuttavia appare plausibile  che, sulla scorta dell’interpretazione spiritualizzante fornita da Pietro per una comunione al latte realmente avvenuta nel rito, anche Cirillo interpreti in senso spirituale una comunione al vino di cui egli conserva memoria, benché ormai sia stata soppressa in quel punto dell’anafora, sia stata anticipata  e collocata  immediatamente dopo la comunione al pane.

Ecco allora che con la stessa “doppia vista” di cui abbiamo dovuto servirci per leggere l’Eucarestia mistica, potremmo ora leggere “vino” al posto di “inno” a conclusione del paragrafo 6 della Catechesi mistagogica V di Cirillo, anche perché l’espressione in cui il termine “inno” si trova inserito, cioè “per la comunione di questo inno”(op¯os koin¯onoi t¯es ymn¯odias [21]) pare alquanto inconsueta.
Pertanto, ai fini della sinossi utilizzata per ricavare la Paleoanafora petrina (si veda qui sotto), solo il Sanctus dovrà essere escluso dal paragrafo 6 della Catechesi mistagogica V di Cirillo e non tutta la seconda parte del paragrafo (come invece è stato fatto nella sinossi di Mazza, della quale questo è il secondo ed ultimo “ritocco”).

A questo punto non resta che riscrivere la sinossi con il “nuovo” canovaccio della Paleoanafora petrina, le cui comunioni risulterebbero in successione  le seguenti:
a) comunione al calice (latte)
b) comunione al pane
c) comunione al calice (vino)

 

1 Pt 2, 1-10

Paleoanafora di Cirillo

Paleoanafora petrina

[1] Deposta dunque ogni malizia e

ogni frode e ipocrisia, le gelosie e

ogni maldicenza

4. Dopo questo il pontefice esclama: “In alto i cuori!” Veramente infatti in questo momento terribile bisogna tener alto il cuore verso Dio, e non in basso verso la terra e gli affari terreni. A questo punto dunque il pontefice d’autorità ingiunge a tutti di lasciar da parte le preoccupazioni, le cure domestiche e di tenere il cuore verso Dio filantropo. Voi rispondete allora: “ Lo teniamo verso il Signore”, obbedendo al precetto con questa confessione. Nessuno si trovi là per dire con la bocca: “Lo teniamo verso il Signore”, mentre nel suo pensiero si occupa delle preoccupazioni della vita. In ogni tempo certo bisogna ricordarsi di Dio; che se questo è impossibile a causa della debolezza umana, è soprattutto in questo momento che ci si deve applicare. 

“In alto i cuori!” 

RENDIMENTO DI GRAZIE

PER LA FILANTROPIA DI DIO 

Lo teniamo verso il Signore”,

[2]come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza:

 

COMUNIONE AL LATTE

[3]se davvero avete già gustato come è buono il Signore.

20. Dopo questo voi sentite il cantore che vi invita con una melodia divina alla comunione dei santi misteri: “Gustate e vedete come è buono il Signore”. Non rimettete il giudizio al vostro gusto corporale ma alla fede indubitabile. Poiché gustandone non gustate il pane e il vino, ma dell’antitipo del corpo e del sangue di Cristo

COMUNIONE AL PANE

Gustate e vedete come è buono il Signore”.

PARTECIPAZIONE ALL’ANTITIPO DEL CORPO DI CRISTO

[4]Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio,

   

[5]anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale,

8... noi invochiamo Dio per la pace comune delle chiese per il buon equilibrio del mondo, per gli imperatori, per gli eserciti e gli alleati, per i malati, per gli afflitti e in una parola per tutti coloro che hanno bisogno di aiuto

SUPPLICA PER IL RADUNO DELLA CHIESA

per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo.

8. Poi dopo che è stato compiuto il sacrificio spirituale (pneumatik¯en thusian), il culto incruento (anaimakton latreian), in questa vittima di propiziazione...tutti noi preganti offriamo questo sacrificio.

RENDIMENTO DI GRAZIE

OFFERTA DEL SACRIFICIO SPIRITUALE, DEL CULTO INCRUENTO NELLA VITTIMA DI PROPIZIAZIONE (ANAMNESI)

[6]si legge infatti nella Scrittura: Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, scelta, preziosa e chi crede in essa non resterà confuso.

   

 [7]onore dunque a voi che credete; ma per gli increduli la pietra che i costruttori hanno scartato è divenuta la pietra angolare

   

[8]sasso d’inciampo e pietra di scandalo. Loro v’inciampano perché non credono alla parola; a questo sono stati destinati.

   

[9]Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato

5. (...)perché essendo nemici ci ha riconciliati, perché ci ha fatti degni dello spirito di adozione. allora dite: “E’ degno e giusto”. Infatti quando noi rendiamo grazie noi facciamo un’azione degna e giusta; lui non è compiendo la giustizia, ma superandola, che ci ha fatto del bene e ci ha fatto degni di un così grande dono.

RENDIMENTO DI GRAZIE PER ESSERE STATI FATTI DEGNI

“E’ degno e giusto”

perché proclami le opere meravigliose di lui

6. Dopo questo noi facciamo memoria del cielo, della terra e del mare, del sole e della luna, delle stelle, di tutta la creazione razionale e irrazionale, visibile e invisibile... perché per la comunione di questo inno, noi lo diventiamo degli eserciti celesti

RENDIMENTO DI GRAZIE PER L’OPERA DELLA CREAZIONE

COMUNIONE AL VINO

che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce

5. Poi il pontefice dice: “Rendiamo grazie al Signore”.

Rendiamo grazie al Signore”

[10]voi, che un tempo eravate non-popolo, ora invece siete il popolo di Dio;

5. Infatti veramente noi dobbiamo rendere grazie perché, essendo indegni, ci ha chiamati a una così grande grazia,

RENDIMENTO DI GRAZIE PER L’OPERA DELLA REDENZIONE

voi, un tempo esclusi dalla misericordia, ora invece avete ottenuto misericordia.

   

 

BIBLIOGRAFIA

FONTI 

Botte B. (éd), La tradition apostolique de Saint Hippolyte. Essai de reconstitution, Münster  1963.
Funk F. X. (ed.), Didascalia et Constitutiones Apostolorum, Paderbornae 1905.
Metzger M. (éd.), Les Constitutions Apostoliques, Livres VII et VIII (= Sources chrétiennes, 336), Tome III, Paris 1987.
Piédagnel A. (éd.), Cyrille de Jérusalem. Catéchèses mystagogiques (= Sources chrétiennes 126), Paris 1966

STUDI

Botte B. (éd.),  La Tradition apostolique (Sources Chrétiennes 11bis), Paris 1968.
Guidetti V. L., Didachè. Insegnamenti e simboli dell’età apostolica, Simmetria, Roma 2004
Guidetti V. L., Il tema dell’acqua in antichi testi eucaristico-battesimali, in “Simmetria. Rivista di studi e ricerche sulle tradizioni spirituali” 5 (2003), pp. 93-121.
Mazza E., L’anafora eucaristica. Studi sulle origini, CVL - Edizioni liturgiche , Roma 1992
Mazza E., Due concezioni dell’eucarestia a confronto: il medioevo e l’epoca patristica, in Eucaristia e storia dell’uomo. Atti del convegno nazionale organizzato dai Padri Sacramenttini (Assisi, 2-3 giugno 2006), Centro Eucaristico, Ponteranica (BG) 2007

 



[1]
I Apologia, 67, 3; cfr. Mazza E., L’anafora eucaristica. Studi sulle origini, CVL - Edizioni liturgiche , Roma 1992, p. 69.
[2] Didascalia, II, 58, 3, in Funk F. X . (ed.), Didascalia et Constitutiones Apostolorum, Paderbornae 1905, p. 16; cfr. Mazza E., , L’anafora eucaristica... .cit., p. 68.
[3]
Mazza E., , L’anafora eucaristica... cit., p. 41.

[4] Mazza E., , L’anafora eucaristica... cit., p. 40.
[5] Mazza E., , L’anafora eucaristica... cit., p. 41.
[6] Metzger M. (éd.), Les Constitutions Apostoliques, Livres VII et VIII (= Sources chrétiennes, 336), Tome III, Paris 1987.
[7]
Metzger M. (éd.), Les Constitutions Apostoliques... cit., pp. 52-57.
[8]
Mazza E., , L’anafora eucaristica... cit., pp. 55-62; cfr. anche p. 75 n. 65 e pp. 207-208
[9]
Guidetti V. L., Didachè. Insegnamenti e simboli dell’età apostolica, Simmetria, Roma 2004, pp. 51-55.
[10]
Mazza E., , L’anafora eucaristica... cit., p., 67
[11]
Funk F. X. (ed), Didascalia... cit., p. 411 nota 2-4: “Constitutor orationes Didaches duas in unam conflavit atque ordinem sententiarum mutavit, primo gratiarum actionem pro pane, deinde pro calice pronuntians”; Ecco la traduzione: “Il costitutore ha riunito in una le due preghiere della Didachè ed ha mutato l’ordine degli argomenti, pronunciando prima l’azione di grazie per il pane, poi quella per il calice”
[12]
Mazza E., , L’anafora eucaristica... cit., p. 68 e n. 44.
[13]
Mazza E., , L’anafora eucaristica... cit., p. 69.
[14]
E. Mazza, Due concezioni dell’eucarestia a confronto: il medioevo e l’epoca patristica, in Eucaristia e storia dell’uomo. Atti del convegno nazionale organizzato dai Padri Sacramentini (Assisi, 2-3 giugno 2006), Centro Eucaristico, Ponteranica (BG) 2007, pp. 26 s.
[15]
Piédagnel A. (éd.), Cyrille da Jérusalem. Catéchèses mystagogiques (= Sources chrétiennes 126), Paris 1966, pp. 153-155.
[16]
L’anafora eucaristica... cit., pp. 221-237.
[17]
Piédagnel A. (éd.), Cyrille da Jérusalem. Catéchèses mystagogiques (= Sources chrétiennes 126), Paris 1966, pp. 154 s.
[18]
Botte B. (éd), La tradition apostolique de Saint Hippolyte. Essai de reconstitution, Münster  1963, pp. 57-59.[19] Botte B. (éd.),  La Tradition apostolique (Sources Chrétiennes 11bis), Paris 1968, pp. 92-93
[20]
Guidetti V. L.., Il tema dell’acqua in antichi testi eucaristico-battesimali, in “Simmetria. Rivista di studi e ricerche sulle tradizioni spirituali” 5 (2003), pp. 93-121.
[21]
Piédagnel A. (éd.), Cyrille da Jérusalem. Catéchèses mystagogiques (= Sources chrétiennes 126), Paris 1966, p. 154.

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