1082 KhajurahoSabato 29 Settembre 2018 ore 16,00 - Via Grazioli Lante 13

Convegno: L’Eros degli antichi - Dall’ermafrodito, all’Androgine al Rebis, con Claudio Lanzi e Luca La Monaca

L’Eros come forza che unisce, crea ed esalta: dall’Eros creatore orfico all’Amor cortese, alla coniunctio alchemica. La confusione (evoliana) fra Eros e sessualità. Le falsità sull’interpretazione dell’eros nel mondo greco e latino: pedofilia e saffismo.

Eros è un Dio. Così lo chiamano gli antichi nelle sue proteiformi apparenze: Dio terribile e potentissimo, in grado di frantumare la potenza degli Dèi  e degli uomini sia attraverso le passioni più carnali come attraverso l’incontro col sublime, con la Bellezza divina (v. Esiodo Teogonia, Eros è il vero autore della generazione, della moltiplicazione.

Egli esiste in forme diverse in tutte cosmogonie (vedi C. Lanzi Intelletto d’Amore.

Tutti gli autori classici lo esaltano e temono nell’aspetto di Anteros, il fratello di Eros alternativamente considerato o come “amore corrisposto” oppure ”non corrisposto”, e fino ai neoplatonici sarà raffigurato nella sua apparente incoscienza, pronto a far danni lanciando frecce alla cieca  (vedi Il libro dell’Amore di Marsilio Ficino).

Ritroviamo un Eros innamorato nella celebre fiaba di Apuleio, vittima non delle sue stesse frecce ma dell’incontro con l’Anima, la bellisima Psiche che lo travolgerà nel suo amore fedele e disperato ed alla fine lo porterà fra gli Dèi, complice Venere,  stupita dalla bellezza di questo amplesso alchemico e perenne.

Le manifestazioni dell’eros-ermafrodito rappresentano una sublime visione delle potenzialità riunite in un essere che soffre e vive le potenzialità primordiali (cosa che non ha nulla a che vedere con la transessualità). Egli è figlio di Afrodite ed Hermes, perciò è emblematicamente un’autentica fase del lavoro ermetico ma non può essere ancora una ricostituzione androginica, un Rebis.

L’elemento androginico è poi un fatto squisitamente metafisico di cui si parlerà nel convegno. Platone ne parla nel Simposio. Aristofane, all’interno del dialogo platonico, lo definisce quale essere primordiale. Androgine è il vero Uomo primordiale, l’Adamo della gnosi ebraica e cristiana. In alchimia diventerà l’archetipo della coincidentia oppositorum.

Nella tradizione occidentale e mediterranea le divinità preposte all’amore umano o divino sono una infinità. Potremmo considerarle come collegate più o meno intensamente ad Eros.

Fra queste ricordiamo forse la più arcaica: la Bastet egizia, dea della sessualità per eccellenza non lontana dalla Turan etrusca, dea della vitalità.

1082 CoppaMa è in Grecia che abbiamo una straordinaria serie di manifestazioni della potenza dell’Eros attraverso Himeros, specificamente collegato al desiderio sessuale, Hidylogos, dio delle parole d’amore, Imene, dio dei matrimoni, Peito, dio della seduzione.

E poi ovviamente Pan. Pan entra come potenza erotica naturale che invade tutto il mondo visibile. Si accompagna alle ninfe e a tutti gli esseri “primordiali”. Egli è figlio di Hermes e perciò ne rappresenta le qualità generatrici e trasformatrici insite in ogni processo naturale. La sua potenza è tale che riesce perfino ad unirsi alla casta Luna.

Eros torna nell’induismo attraverso la figura emblematica di Kama o Manmadham, il cui arco è fatto con una canna da zucchero e la corda è composta di una fila di api (quindi il miele ritorna come nei miti greci) e anche in Rati, Dèa della passione ed anche della lussuria.

In questo aspetto ricorda moltissimo Eros fanciullo che, nei miti greci è spesso impegnato con favi di miele, intento a difendersi dalle api che lo pungono. Nell’Atharva Veda viene designato espressamente come il più potente fra gli Dèi. Nel buddismo è invece spesso identificato con Mara (il male), anche perché portatore del desiderio e perciò dell’attaccamento.

Ma l’Eros più raffinato ed “ermetico” è quello che compare sia nella mistica d’amore medievale (attraverso la Minne) come attraverso quello dei trovadori ed infine delle “confraternite d’amore” come quella dei Fedeli. È un Eros che risorge dalle ceneri di un paganesimo mai scomparso, ma sicuramente occultato dalla diffusione politica del cristianesimo, e riemerge proprio dai chiostri e dai conventi, dalla compagnie d’arti e mestieri e dal coacervo d’incontri tra etnie eterogenee che contraddistinguono gli anni che vanno dall’VIII al XVII sec. A partire da tale periodo Eros si perderà nel romanticismo e, pur conservando le sue caratteristiche trasformatrici, sarà riassorbito tra i segreti delle confraternite iniziatiche.