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Mos maiorum è una espressione abusata, che indicava un tempo la prisca religio, la prisca disciplina, il costume degli antichi padri-agricoltori dell’Urbe i quali, nella semplicità e austerità dei costumi, perpetuavano il contatto con il Sacro e con l’aeternitas Romae. Ai tempi di Tiberio molti degli antichi collegamenti si erano persi. Perfino i collegi augurali e sacerdotali ripetevano spesso formule e atti di cui avevano dimenticato l’antico significato. Ma l’impero conservava ancora forte il senso del mito e delle sacre origini della grandezza romana. I poemi omerici, ripresi dai latini ed ampliati con le tradizioni italiche, impregnavano la cultualità delle antiche famiglie patrizie, ma anche quella del popolo.

altE’ per questo che dei siti straordinari come la Grotta di Tiberio a Sperlonga, o Villa Adriana a Tivoli, conservano, sotto l’apparato “scenografico”, sia l’ideale Romano di Bellezza e di Forza come i suggerimenti iniziatici dei percorsi misterici, caratteristici della sintesi mitologica d’epoca augustea.

Molti secoli più tardi, principi, papi e re, fondendo il substrato mitologico alla scienza d’Ermete, allestiranno quelle magnifiche ville rinascimentali e quei giardini misterici (Caprarola, Bomarzo, Villa d’Este, Boboli ecc. ecc.) che conservano ancora integri i suggerimenti sapienziali di coloro che le hanno realizzate con autentico “desiderium sapientiae”.

Simmetria sta cercando di visitare con attenzione alcuni di questi luoghi, impegnandosi a coglierne gli aspetti arcani, i messaggi simbolici, e di condividere, con chi ne ha… voglia,.. grazia… e ius, alcuni dei suggerimenti più interiori, nascosti a volte in particolari poco visibili e poco noti.

altLa grotta di Tiberio, franata in parte in seguito a terremoti e aggressioni iconoclastiche, conserva uno spazio vuoto che mantiene intatto il suo fascino. Le statue che la adornavano sono ormai protette nel museo dove sono state pazientemente ricostruite nelle parti mancanti. Noi non amiamo i musei in quanto privano i siti originali delle opere che ne ampliavano il senso e che fondevano l’opera naturale all’arte degli uomini. Ma nel caso della grotta di Tiberio c’era ben poco da fare. Il mare aveva da centinaia d’anni inghiottito le statue, e l’opera dei ladri e dei vandali aveva compiuto il resto.

Grande merito dunque alla sovrintendenza attuale che le ha volute ricostruire e proteggere.

Nella grotta “abitavano” una incredibile quantità di esseri mitologici, raffigurati attraverso imponenti sculture marmoree (la più colossale è quella del gruppo di Polifemo), da quelle di Odisseo, a quelle di Enea, mentre altre statue connesse al significato trascendente del sito, come il Ganimede rapito dall’Aquila gioviana o il Palladio trattenuto dalle mani di un improbabile Enea, sigillavano magicamente la struttura.

Una certa archeologia desacralizzata, ha voluto attribuire alla grotta una funzione prevalentemente ludica, a beneficio di una corte imperiale dissoluta e godereccia. Se così fosse, l’impegno a rappresentare le origini di Roma in un alveo potentemente suggestivo e completo sarebbe stato quanto meno incongruo, anzi stupido. Pensare che l’ingresso della grotta, perfettamente orientato sulla calata solstiziale del sole nella montagna di Circe non fosse impiegato per scopi rituali sembra quanto meno assurdo.

altNella nostra visita (guidata dalla prof. Anna Maria del Bello per quanto concerne l’interpretazione dei miti proposti dai reperti del Museo e dall’ing. Claudio Lanzi per l’analisi della struttura rituale della grotta), abbiamo perciò proposto una parziale ricostruzione di alcune fra le probabili funzioni operative della struttura, visitando la successione delle rappresentazioni secondo una logica iniziatica e rituale, pur rispettando le necessità storicistiche e sociologiche della archeologia moderna.

Ci siamo particolarmente soffermati sul rapporto fra gens Julia e Claudia, nel proporre la lettura del mito d’Ulisse e d’Enea evidenziando come fosse importante per l’imperatore, ricercare, e nel contempo legittimare, le sue origini divine. In tale ottica l’intero contesto della statuaria presente nel sito persegue un unico movimento corale, connesso al viaggio trasmutativo dell’Eroe che affronta le varie tappe del suo viaggio iniziatico  (ognuna dotata di significati che abbiamo cercato di approfondire insieme ai trenta espertissimi e colti amici che ci hanno seguito).

A.M. Del Bello si è poi particolarmente soffermata sulla straordinaria nave d’Ulisse, alle prese con Scilla, e sui paralleli inequivocabili con Argo, proposti sia dalle iscrizioni ritrovate nella grotta, come dal punto in cui era collocata originariamente (vedi anche il volume da noi recentemente pubblicato: Mitologia del Rito).

Abbiamo inoltre esaminato una parte dell’enorme complesso della villa che circondava la grotta, accennando ad alcune funzioni della struttura e poi ovviamente, siamo entrati nell’Antro cercando di ritrovarne sia i suoi orientamenti che le sue possibili funzioni sacre, collegandola anche ad altri luoghi della stessa epoca (Giove Anxur, ad esempio, e la vicina Palestrina ).

altAbbiamo ricordato come tale grotta fosse sicuramente adibita a funzioni particolari assai prima che Roma vi estendesse il suo impero, e abbiamo analizzato alcune tracce della presenza paleocristiana (purtroppo spesso assai perniciosa per la conservazione dei reperti), sia nel sito che nei dintorni.

Ovviamente, come spesso ci accade quando si visita con rispetto e amore un luogo straordinario, …c’eravamo solo noi. I “turisti per caso”, fracassoni e disturbatori, si sono… piacevolmente dissolti, forse con la efficace collaborazione di Giove e Ganimede che ci osservavano dall’alto.

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