La visita agli scavi di Veio, guidata da Domizia Lanzetta ci ha portato in un sito archeologico straordinario, anche se oggi decisamente decaduto e trascurato. Abbiamo ancora in archivio le foto del 1940 e la differenza con oggi apre la porta a molte domande e purtroppo a molte risposte lapalissiane… che lasciamo ai lettori e agli amici di questo sito.

altCi siamo limitati a visitare la parte relativa al tempio, impropriamente detto di Apollo, e all’ingresso dal ponte della Mola, passando l’antico guado del torrente Cremera. Ci riserviamo quanto prima di ritornare con più calma dalla parte di Ponte Sodo. Molte zone del sito, con le tombe e altri resti importanti, sono rese inaccessibili dall’invasione delle erbe, degli arbusti o da recinti. E’ un peccato, in quanto il luogo è di fondamentale importanza storica e… spirituale perché indissolubilmente legato ai ben quattrocento anni in cui l’espansione di Roma si confrontava con la limitrofa e influentissima potenza etrusca.

In una cornice comunque magica e resa ancora più magica dal rumore dalle cascate e dai due fiumi, il Cremera appunto (fiume che da sempre racconta le gesta di eroi e di dei) e dal Valchetta, abbiamo ricordato la storia terribile della potente Veio, i confronti con le dinastie dei Tarquini, il mistero di Porsenna, fino alla caduta per opera di Camillo.

altMa se l’excursus storico è abbastanza noto anche ai “non addetti ai lavori”, la strutturazione della “prisca religio” è assai meno nota anche se costantemente oggetto di indagini e ricerche. Abbiamo perciò parlato delle misteriose divinità etrusche e dei loro paralleli con quelle romane da Apollo (Aplu),  a Fufluns, così simile al Dioniso greco e al Bacco romano, ad Artemide (Artumnes) e poi al misteriosissimo Culsans, assai simile al Giano romano e connesso al concetto di porta, o a Menrva forse importata dalla Athena greca e come questa armata e a volte alata. Ci siamo quindi soffermati sulla potenza misteriosa delle donne etrusche a partire dalla famosa Tanaquilla, sposa di Tarquinio Prisco e sulla “discussa” disponibilità e sfrontatezza delle stesse, che creava qualche problema ai più “casti” romani.

Ma se di una religione strutturata è possibile parlare solo nell’età del bronzo, non possiamo dimenticare che i culti più arcaici, più misteriosi (come quello del Lupo) si attestano sia in Etruria che a Roma in tempi arcaicissimi e che lo stesso Cicerone, parlando dei lupercali, dice che “questo selvaggio sodalizio (dei Luperci), pastorale e contadino le cui silvestri riunioni ebbero inizio prima ancora della civiltà o delle leggi” aveva certamente un’origine che affonda nel territorio falisco, nel Soratte e nel Lazio, da tempi preistorici.

altQuesti culti legati agli animali sacri, poi compagni degli Dei (come il picchio, la scrofa, il serpente, la volpe, l’aquila ecc.) sono una reminiscenza totemica e shamanica di un tempo in cui il patto tra gli uomini e gli dei era assai più “evidente” (v. "La caverna cosmica" di A. Bonifacio; "Il sacro arcaico" di M. Giannitrapani e il recentissimo “La Mitologia del Rito” di Lanzetta- Del Bello-Albrile sempre ed. Simmetria).

Ci siamo poi soffermati su alcuni aspetti della rituaria etrusca, così come ricordata da Censorino, da Cicerone, da Dionigi, e sul particolare e forse unico rapporto con la folgore. Abbiamo ricordato come questa disciplina, sicuramente tramandata nei collegi romani, fosse in auge fino ai tempi di Nigidio Figulo e come Varrone testimoniasse che la tecnica augurale fosse precisa al punto di determinare quanti “secoli” (termine particolare che non indicava solo un tempo ma aveva qualcosa a che vedere con gli “yuga” d’origine vedica) sarebbe durata la potenza della Dodecapolis etrusca. Ci siamo anche soffermati sul fatto che tale “disciplina” fosse nata da una “rivelazione”; dal mitico e misterioso Tagete, forse nipote di Giove stesso, uscito da un solco dei campi e “rivelatore del Cosmos” e di tutta la mantica al popolo etrusco.

Con questa visita, accompagnata da un tempo splendido, si è chiuso l’anno accademico 2006-2007.

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