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 altSabato 17 Novembre nell’Aula Magna di Via Pietro Cossa, si è tenuto il Convegno su “La Guerra, i Templari e gli altri Cavalieri”. L’incontro è stato caratterizzato da una grande affluenza di un pubblico qualificato ed esperto, che ha seguito con grande attenzione, per cinque ore, sette relazioni pressoché consecutive.

Il presidente dell’associazione, Claudio Lanzi , ha introdotto il tema della liturgia guerriera, soffermandosi in particolar modo, sulle differenze e le coincidenza tra una posizione esclusivamente antropologica e una religiosa. Si è affrontato il tema delle differenze tra il significato di bellum e proelium romani, e la guerra (werra di area franco germanica) delle epoche più tarde. Lanzi ha in seguito affrontato il tema della preparazione “divina” delle armi  e l’archetipo filosofico del “governo del cavallo”, partendo dal mito platonico della biga alata. E’ poi stato introdotto il tema delle motivazioni sociali e spirituali della battaglia e della difesa dell’ordine in opposizione al caos, mostrando come l’elemento sacrificale, soprattutto in alveo cavalleresco sia una sfida continua per misurare e conoscere se stessi.

altLa Relazione di Anna Maria del Bello ha affrontato il tema dei ritmi arcaici della guerra e della danza guerriera, introducendo i principi d’armonia e di eleganza nella filosofia guerriera arcaica. Del Bello ha riproposto i magnifici e probabilmente antichissimi versi di Tirteo, ponendo in relazione l’uso della poesia “guerriera” nella Sparta di Licurgo. La lettura dei testi originali, pesando efficacemente le accentuazioni e proponendo delle significative traduzioni, ha posto in evidenza la bellezza e potenza della “mistica guerriera” lacedemone che vedeva nella morte “fra i primi”, il coronamento maggiore possibile per la vita di un uomo. 

Paolo Galiano , ci ha riportato alle origini della cavalleria in età protostorica, proponendo un ricco corredo archeologico di ritrovamenti, a testimonianza del sorgere di alcuni miti e riti nelle steppe caucasiche. La sacralità del rapporto tra uomo ed arma risale almeno al periodo Paleolitico, ma nei millenni seguenti, con l’addomesticamento del cavallo, tale significato sacrale giunge al suo apice con la triade uomo-arma-cavallo, cioè con la comparsa della figura del Cavaliere, l’ “uomo armato a cavallo”, nel quale si uniscono i simbolismi insieme solari e ctonii del cavallo, animale che accompagna in battaglia il suo padrone e lo porta oltre la morte nei mondi superiori. L’incontro fra la sacralità guerriera delle “cavallerie” degli Sciti e dei Traci con la cavalleria romana mostra una efficace chiave di lettura della istituzionalizzazione dei principi che animeranno la cavalleria medievale.

altNuccio D’anna  ha posto in evidenza come nel racconto di von Eschembach appaia per la prima volta una osmosi tra alcuni dei motivi ispiratori della cavalleria islamica e quella cristiana. In particolare D’Anna si è soffermato sul misterioso lapis exillis e sulla funzione “ultraoracolare” propria di tale pietra nella mistica del ciclo graalico. Ha poi proposto un attenta analisi dei nomi dei cavalieri del ciclo arturiano, analizzando semiologicamente, i principi dottrinali “nascosti” nei nomi delle cose, delle battaglie e delle persone, prima della conversione della Celtide al Cristianesimo dove quei simboli sembrano indirizzare verso l’armonizzazione di poteri sciamanici, forza guerriera, magia e sacralità. Particolare attenzione è stata data all’analisi del Monsalvaesche, lo strano monte “al centro del mondo”, comune ad altre tradizioni anche se chiamato diversamente, dove Feirefiz accompagna Parzival.

altAlberto De Luca ha parlato particolarmente della cavalleria islamica, analizzando il significato di futuwwa e fata, mostrando come il primo termine fosse già in fieri prima che il mondo islamico lo istituzionalizzasse. Riportando dei passi coranici De Luca ha mostrato come come il servizio, l’altruismo, l’indipendenza e la nobiltà siano i principi animatori della cavalleria islamica. Vengono poi fatte molte osservazioni sul termine fata come “giovane agli inizi della vita” riportando, come esempio emblematico, quello del leggendario Alì, figura del fata-eroe per eccellenza, ma mostrando come il termine comporti anche il senso di servizio “la radice della Cavalleria è che uno deve essere sempre attento ai bisogni degli altri” (al Qushayri). Ciò si ottiene seguendo l’adab (etichetta) l’haqq (verità) ithar (generosità) essendo sempre tutto sottomesso alla volontà di Dio.

altLa relazione di Riccardo Garbini è stata caratterizzata da una analisi particolare della cavalleria nell’estremo oriente, e in particolare nel Giappone. Garbini, dopo aver introdotto il senso del bushi, come uomo conoscitore dell’arte, del numero e della guerra, ha proposto una serie di immagini relative allo Yabusame, stile di tiro con l’arco, a cavallo, mostrando come tale tradizione sia ancora vivente in ogni suo aspetto, e praticata secondo due distinte scuole. Quella presentata è appartenente alla scuola Ogasawara di cui è ancora presente e vivo il trentunesimo discendente. Le bellissime fotografie, puntualmente commentate, hanno mostrato i vari significati connessi ai costumi, agli aiutanti di campo, alle frecce, al bersaglio, agli stemmi caratteristici dei cavalieri, e all’imponente corredo simbolico che caratterizza ancora quest’arte.

altGianfranco Ersoch ci ha proposto una lettura accurata dei rapporti fra Ordine del Graal, Ordine del Tempio e Minnesinger. Riferendosi al testo di R, John che per primo, pur essendo un sacerdote, recupera i testi di Valli e Rossetti sulla mistica cavalleresca in Dante, Ersoch pone l’accento sui metodi che in Italia contraddistinguono un certo mondo accademico (per cui una cosa esiste solo se ne esistono le prove documentali). Tale approccio (caratteristico del “laicismo” U.Eco e tanti altri) ha fatto si che determinati temi, come la cavalleria, i cicli del Graal ecc, siano andati in mano agli occultisti new-age (tipo Dan Brown) producendo soltanto confusione e pasticci misteriosofici. Ersoch si è poi soffermato sulla bellissima poesia del Cavaliere-Trovadore Roudel che parla dell’amore per la famosa “contessa di Tripoli” soffermandosi sul significato simbolico ed ermetico sottinteso dai termini scelti sapientemente dal poeta.

Simmetria ringrazia ancora tutti i relatori per la qualità dei contributi, e tutti gli intervenuti per il calore e l’intelligenza con i quali è stata accolta e svolta questa iniziativa.

Stiamo preparando gli “atti” del convegno, completi di foto, riferimenti alle fonti e bibliografia e contiamo di andare in stampa nei prossimi mesi.

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