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Sabato 19 Aprile 2008 in prossimità della data che, tradizionalmente, celebra la nascita di Roma, Simmetria ha voluto trascorrere la giornata in uno dei luoghi più suggestivi dei dintorni della capitale, organizzando una visita guidata al “Lucus Feroniae” e alla limitrofa Villa dei Volusii.[1]

La visita guidata da Domizia Lanzetta, ha avuto una vivace e numerosa partecipazione dei soci ed anche di una “delegazione” di cittadini del vicino comune di S. Oreste.

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Ci hanno accolto le rovine di un tempio antichissimo, ove aleggia ancora l'dea di una primordialità assoluta, personificata da un divinità enigmatica, della quale il nome è la metafora di ciò che viene prima dell'umano e del suo stesso pensiero.

Si tratta di Feronia, dèa veneratissima dalle prische genti Latine, ma non solo da queste. Il nome stesso con il quale la si invocava, coagulerebbe in se, secondo molti studiosi, l'idea del "non cultus, non domitus". Tuttavia a lei si offrivano primizie del grano e il suo veneratissimo "fanum", a motivo delle offerte votive, testimonierebbe il susseguirsi di miracoloso guarigioni.

Per alcuni si trattava di una Ninpha, la cui sorgente ridonava la salute. Nello stesso tempo a lei venivano collegati personaggi inquietanti e sinistri, come Mars Gradivus e il tenebroso Pater Soranus, adorato dai minacciosi sacerdoti-lupi del Monte Soratte.

A Terracina, dove Feronia aveva un altro frequentatissimo tempio, si teneva una particolare cerimonia dell'affrancamento degli schiavi. Quasi che con il suo intervento divino, coloro che erano giuridicamente soltanto degli oggetti, riacquistassero una personalità umana.

Questo è un argomento che ci porterebbe lontano, perchè ci indurrebbe a chiederci quali risvolti  lo stato di schiavitù rivestisse oltre quello strettamente giuridico.

Quindi in Feronia si potrebbe contemplare un'entità divina che possiede la capacità di far “germogliare” le anime, così come faceva germogliare il 

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verde dei boschi, dei prati e delle biade. Infatti essa è madre di un bizzarro eroe, a cui lei fece dono di tre anime.

Tutto quello che ha a che fare con Feronia è misteriosamente connesso al numero tre (attorno al suo tempio si teneva una celebre fiera, a cui partecipavano le tre etnie più importanti dei luoghi -Latina-Sabina-Etrusca), tre sono le anime che concede al proprio figlio, ed essendo dèa agrorum ed inferorum, è certamente collegata al terzo regno divino, quello cioè di Dispater. 

Non a caso l'illustre famiglia dei Volusii Saturnini, volle costruire la residenza nei pressi del lucus della dèa. Infatti i suoi componenti maschili, oltre che far parte del collegio degli Auguri, dovevano avere, probabilmente, un membro adibito al culto di Dèa Dia, altra divinità misteriosa, certamente non molto lontana e forse omologabile alla stessa Feronia.

Arrivati alla Villa dei Volusii dopo una disamina della vicende di questa straordinaria famiglia e della funzione dei Lari e dei Mani nella prisca religiosità romana da parte di Domizia Lanzetta, Claudio Lanzi ha illustrato brevemente alcuni aspetti della struttura del mosaico del larario.

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Visitato poco dopo la sua scoperta da Adriano Graziotti ne vennero da lui studiate le geometrie pavimentali, ricostruendo graficamente le modalità di realizzazione e confrontando tale opera con tante altre esistenti nel mediterraneo[2]. La bellezza della realizzazione e le sue molteplici assonanze geometriche vengono solo parzialmente riprodotte nelle foto qui presenti.

Notiamo che visionando obliquamente il mosaico (cosa che avveniva regolarmente quando l’officiante depositava le offerte sull’ara) si otteneva quel particolare effetto ottico radiante che può osservarsi anche dalla foto a fianco. Inoltre l’alternarsi di bianchi e neri (come in altri mosaici presenti nella parte “residenziale” della immensa villa) favorisce la doppia percezione di “alto” o di “basso”- rilievo, propria delle realizzazioni musive dell’epoca, introducendo il pragmatico ma sapiente sacerdote romano, in quell’ineffabile confine fra umano e divino, dove il sacrificio diventa vivente.

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Ci siamo poi brevemente soffermati sul motivo del “nodo continuo” che sarà poi l’ossessione dei miniaturisti medioevali, che anima le svastica che contornano il mosaico. Al noto simbolismo di tale segno[3] viene data doppia vita e continuità sia dall’intreccio fra i bracci delle croci come dal nodo che le attraversa, a perpetuarne la continuità metatemporale. Interessanti sono anche gli orientamenti del larario, rigorosamente sui punti cardinali.

 

 

 


 [1] Dobbiamo purtroppo notare che, ad ennesima dimostrazione della scarsa attenzione che le amministrazioni riservano alle nostre meraviglie archeologiche, la Villa dei Volusii, una volta raggiungibile dal Lucus passando dai campi, è oggi completamente separata da recinzioni che costringono il malcapitato che voglia passare da uno all’altro, ad entrare in autostrada, pagare il pedaggio per poche decine di metri,  e riuscire finalmente ad avere accesso al sito. Lasciamo stare poi le indicazioni per il Lucus, che solo la buona volontà degli appassionati permette di individuare con facilità.

[2] Vedi Adriano Graziotti: Hermetica Geometria pag 192 e limitrofe.

[3] Vedi i numerosi testi di Guenon, Evola e anche il nostro “Misteri e Simboli della Croce”.

 

Altre Foto

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