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Il nostro anno accademico 2009-2010 si è chiuso con la visita al foro e alla rocca di Tuscolo, guidata da Claudio Lanzi.
In questo momento due campagne di scavo (una guidata dalla Scuola archeologica Spagnola in Roma, e una dall'università di Roma La Sapienza) stanno recuperando sia le testimonianze del periodo repubblicano come alcuni insediamenti medievali. E ciò viene a parziale seppur modestissimo compenso di SECOLI di depredazione selvaggia. Purtroppo l'insieme dei reticolati rende assai problematico l'accesso agli scavi. Ma abbiamo fatto del nostro meglio per illustrare il sito, utilizzando sia delle postazioni "strategiche" che consentono un'ottima visuale, come parte del materiale già in nostro possesso da decenni.
La lunghissima storia di Tuscolo "documentata" è storia guerriera ma sicuramente anche storia sacra. Ciò che è passato fino a noi "ufficialmente", attraverso vari secoli di invasioni e conflitti, è soprattutto la serie di vicende di scontri e di amicizia con Roma. In realtà il monte di Tuscolo è sulle propaggini di quel Vulcano Laziale, detto Monte di Giove Latino, o Monte Cavo, ma precedentemente legato a culti, terribili, del quale abbiamo parlato in altri articoli, come generatori, artefici e testimoni della prisca religiosità Laziale.
Tito Livio attribuisce la fondazione di Tuscolo a Telegono, il leggendario figlio di Ulisse; ma si ipotizza anche una fondazione ad opera di Silvio, pronipote di Enea. Questo è, succintamente, il mito nel suo aspetto "quasi storico". In realtà il sito tuscolano, posto in un monte che domina sia le vallate verso le propaggini romane sia gli altopiani che conducono al lago di Albano e al lago di Nemi, ha una straordinaria importanza strategica. E' assai difendibile e, infatti, conserva le tracce di insediamenti che precedono di molti secoli la fondazione "ufficiale" di Roma. Per alcuni (Filippo Cluverio) precedono addirittura di tre secoli la guerra di Troia. Ma è facile osservare come Tuscolo sia un osservatorio straordinario, un "auguraculum" naturale, nel quale appaiono correttamente orientati a Sud le pendici del Vulcano Laziale, a Sud Ovest la conca dei laghi, la selva nemorense nonché quella Ariccina, a Ovest il mare, Lavinio e Ostia, a Nord Roma, e ad Est, Rocca Priora, e la successione delle catene montuose dell'appennino Laziale. 
Inoltre, come alcuni dei soci di Simmetria sanno bene, esiste una "scuola di pensiero" tradizionale di cui hanno fatto parte una serie di ricercatori di inizio '900, quali Nispilandi, Di Nardo, Ravioli, Lanari, e molti altri, in parte forse condivisa dallo stesso Giacomo Boni, che estende le dimensioni mitiche delle origini di Roma, ad una protostoria magnifica, geniale, densa di eventi fatali, attraverso i quali trae origine e potenza il mito del Vulcano Laziale che, sicuramente, assai prima della fondazione di Roma, era oggetto dei pellegrinaggi delle popolazioni latine.
Quali generi di riti ivi si compissero non possiamo saperlo, ma è certo che insediamenti quali Tuscolo, Rocca Priora, Genzano e Albano erano sicuramente precedenti l'espansione della Roma dei Re e che determinate leggende, legate al tremendo mito della Demogorgone, in parte confluito in quello altrettanto terribile del Rex Nemorensis, sono restate nelle saghe popolari e nei "proverbi" dei Castelli Romani fino a pochi decenni or sono.
Tali riti sono in parte traducibili dallo stesso percorso di Enea agli inferi e da esso traspaiono nomi e percorsi connessi al più terrificante sconvolgimento che abbia mai attraversato la cultura mediterranea. Lo sprofondamento del mare Tirreno e la separazione della costa laziale da quella sarda, forse seguita o preceduta da una o più attivazioni progressive del Vulcano Laziale stesso.
Che il culto infero, il sacrificio alla triplice Ecate, il sacrificio alla Diana Nemorense (di cui restano le vestigia dell'antico tempio) e quello alla Juno infera, precedessero culti solari più pacificanti è cosa assai probabile. In fondo l'Italia e la Grecia sono piene di "antri" fumanti dai quali gli oracoli emettevano i loro vaticini e le Sibille come le Pizie erano in contatto con potenze telluriche terribili, molte delle quali richiedevano anche il sacrificio "umano".
Si dice che il vulcano fosse molte migliaia di metri più alto del monte attuale e che la sua potenza eruttiva fosse stata talmente grande da rendere ridicola sia quella dell'Etna che del Vesuvio. Si dice anche, e da Livio in poi moltissimi storici ne fanno cenno, che nel momento della sua massima virulenza inghiottisse parte del territorio che collegava la Sardegna all'Italia e che forse quella fosse stata l'origine del mito Atlantideo. Oltretutto tale protostoria aiuterebbe a spiegare la esistenza coeva di strutture megalitiche simili, in zone così lontane fra loro. Chissà. In questa fase ci siamo limitati ad osservare e a meditare sui testi antichi e sui commentatori più recenti. E... osservare è già un'attività....desueta.
Le prime notizie su una Tuscolo storica le abbiamo nel 509 quando l'ultimo re "etrusco", Tarquinio il Superbo, destituito dai Romani, chiese aiuto a suo genero (Ottavio Mamilio) e a Tuscolo. La "lega Latina" organizzata da Mamilio fu, come noto, sbaragliata al Lago Regillo dai Romani. Fu quella la famosa battaglia in cui comparvero i Dioscuri. (E' interessante che i Dioscuri (vedi gli articoli di Galiano sui teschi cabirici in questo stesso sito) torneranno più volte nella mitica storia laziale.
Sulla collocazione di Lago Regillo esistono alcune ipotesi ma, ad avviso del sottoscritto, che ha indagato (più per necessità che per virtù) l'orografia della zona per alcuni decenni, sarebbe abbastanza logico che si trovasse in prossimità di Grottaferrata dove la cosiddetta "valle violata" è l'unica zona "chiusa" e sufficientemente profonda, che si presta realmente ad accogliere un probabile lago ancora esistente duemilacinquecento anni or sono. Oltretutto tale valle, a poca distanza da Albano e Nemi, ben si adatta a rappresentare la terza bocca di fuoco dell'antico vulcano che dette origine poi alla orografia dei "castelli".
E' certo che dalla battaglia del Lago Regillo inizia il cosiddetto Foedus Cassianum, accordo che stabilisce la parità fra le due città. (Questo forse a dimostrare che Tuscolo, se pur formalmente sconfitta, era ancora potentissima e temibile per il vasto insieme di piccoli centri ad essa collegati ed alleati).
Quando infatti i Sabini, nel 460 occuparono il Campidoglio, fu proprio Lucio Mamilio (probabile pronipote del Mamilio del Lago Regillo) ad accorrere in difesa di Roma a capo dell'esercito tuscolano. E, a vittoria conseguita, a Mamilio venne conferita la cittadinanza romana.
Lo scambio di favori avvenne nel 459 quando gli equi attaccarono Tuscolo.
Questa volta i Romani arrivarono in difesa di Tuscolo, al comando di Lucio Quinzio Cincinnato, e distrussero gli Equi nella battaglia di monte Algido (ben visibile dalla Rocca di Tuscolo).
In età repubblicana le cose cambiano. Sembra che i Volsci si alleino con Tuscolo per tramare contro Roma ma l'intervento di Furio Camillo non solo assoggetta i Tuscolani ma, con quella dinamica "incorporativa" caratteristica di Roma, viene deciso di concedere a tutti i tuscolani la cittadinanza Romana e la qualifica di Municipio.
Nel 211, durante la seconda guerra punica, Annibale, giunto in prossimità di Tuscolo, non l'aggredisce ma si accampa praticamente nel territorio sottostante (i cosiddetti campi di Annibale).
Tuscolo rimane una città di grande importanza fino alla vittoria dei Sillani contro Mario. Da quel momento i territori vengono assegnati ai veterani di Silla e Tuscolo diventa il soggiorno estivo del patriziato romano.
Tuscolo fu definitivamente distrutta dalle truppe romane (ormai in buona parte "barbare") nel 1191, quando i suoi principi ospitarono Federico Barbarossa. Ciò che rimase di Tuscolo venne donato al papa e gli esuli fondarono, probabilmente in quel periodo e non prima, la città di Frascati ( per alcuni da un'improbabile radice semiologica "frascata", cioè fatta con le frasche)
Tuscolo e i suoi territori furono tra i primi a subire l'influenza cristiana, forse ad opera dello stesso Pietro. E' noto l'episodio di Flavia Domitilla (moglie di Diocleziano) poi fatta santa e di Tito Flavio Clemente suo probabile compagno di avventura mistica. A partire dal IV secolo arrivano nella zona i monaci orientali, favoriti dai "conti di Tuscolo" che furono gli stessi, cinquecento anni più tardi, ad ospitare il celebre San Nilo nell'Abbazia di Grottaferrata.
Lo scrivente ha visto le rovine di Tuscolo sessanta anni or sono; in un periodo in cui intorno c'erano solo boschi, alcune vigne e moltissimi prati. In pochissimi anni l'edilizia ha cancellato le tracce di una pace straordinaria, assicurata da una parte da pinete millenarie, e castagneti che coprivano le cime circostanti. Il passaggio degli asini e di qualche raro pedone dava al luogo un senso di vetustà e nobiltà che l'aggressione turistica ha cancellato per sempre.
Ma, come si può notare dalle foto....qualcosa c'è rimasto.
Da Tuscolo si vede chiaramente Rocca di Papa e se la giornata è propizia si può spingere lo sguardo fino al Mare (a Lavinium).
C'è da dire che la Comunità Montana dei Castelli Romani, si sta occupando della salvaguardia di ciò che resta ed ha finora partecipato al recupero e alla riscoperta di siti preziosi, sia di ascendenza pagana che cristiana.
La visita si è conclusa all'ombra di una delle vecchie querce che abita da millenni la cima del monte.
Nota. Nel disegno rielaborato dal sottoscritto, sulla base di quanto riportato dagli autori precedentemente citati, compare l'aspetto della cosiddetta "demogorgone" che deve aver terrorizzato per secoli la memoria delle genti latine. I due occhi (ancora oggi chiamati "occhialoni", dagli abitanti di Albano e Nemi) rappresentavano due delle fornaci eruttive, e le colate laviche che raggiungono le propaggini di Roma (ne sono state trovate tracce agli inizi della via Appia) devono aver infiammato chilometri di terra. Per essersi estese ad una tale distanza (si tratta di colate e non di ceneri) è indispensabile una pendenza assai maggiore di quella oggi esistente, e cioè un cono eruttivo sopra i due laghi di almeno quattro o cinquemila metri di altezza!
 
  

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