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Il 25 Novembre Simmetria ha ospitato uno straordinario spettacolo di Danza indiana:“SHAKTI MARGA” Interpreti, delicate, bravissime e piene di energia, sono state Marzia Colitti (stile Kuchipudi) e Marialuisa Sales (stile Bharatanatyam).
Erano più di 10 anni che Simmetria non organizzava una dimostrazione di Danza Sacra. Quella classica indiana ha il pregio di essere rimasta pressoché intatta nei secoli, di avere una liturgia, una serie di movenze e di posture codificate che però consentono, nelle loro combinazioni, la possibilità di raggiungere migliaia di “sfumature” espressive.
 
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In tal senso, la danza classica indiana è un vero e proprio linguaggio del corpo che coinvolge ogni muscolo, e, attraverso la mimetica del viso, le espressioni degli occhi, l’ammiccare delle sopracciglia, e le decine e decine di movimenti delle dita e di ogni arto, giunge ad esprimere sentimenti e tensioni dell’anima altrimenti inesprimibili.
E’ un esempio grandioso di “comunicazione” che sovrasta tutte le facezie mediatiche che oggi si dicono sul “comunicare”. E’ anche una vera e propria spiritualizzazione del corpo o, corporizzazione dello spirito, che si incarna nella materia e nel movimento. Le singole posture e la fluidità con cui ogni postura si congiunge alla successiva, mettono in grado il danzatore ma, in piccola parte, anche colui che assiste allo spettacolo, di edificare un piccolo ponte fra se stesso e la Danza Cosmica del grande Creatore di tutte le cose “visibili ed invisibili”.
 
A maggior chiarimento, riportiamo alcune note tratte dal programma di sala di Marialuisa Sales oltre ad alcune foto scattate nei momenti salienti della manifestazione.
 
Sono stati presentati due stili: La danza classica indiana Bharata Natyam, originaria del Tamil Nadu. Tale danza è ampiamente descritta fin dai più antichi trattati danza e drammaturgia indiani, fra cui il Natya Sastra. Richiede lunghi anni di apprendimento di un disciplina austera che alterna Grazia (Laasya) e Vigore (Tandava), concentrazione, resistenza fisica e un rigoroso senso ritmico.
 
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Le caratteristiche stilistiche sono: la precisione lineare dell'esecuzione, che determina nello spazio un sistema di triangoli, la fermezza del gesto - che placa la mente - e la sapiente costruzione geometrica che, analogamente e certe forme di Yoga, crea pose le cui linee costruttive hanno il centro nell'ombelico del danzatore. La danza Bharata Natyam rappresenta oggi sulle scene mondiali un complesso repertorio in cui líarte coreutica, la statuaria, la musica, la poesia, trovano la loro unicità in una sapiente composizione che offre il corpo del danzatore come sacrificio e dono agli dei.
Il secondo stile presentato è quello della Danza classica Kachipudi
 
Il Kuchipudi nacque e si sviluppò nell'Andhra Pradesh (India Meridionale) come forma di teatro-danza, con il nome originario di "kuchelapuri" o "Kuchelapuram". Come tutte le danze classiche indiane ha un contenuto sacro e veniva rappresentato nei templi in occasione delle annuali festività religiose. Originariamente il Kuchipudi veniva praticato solo da uomini appartenenti alla casta dei bramini che non solo danzavano, ma cantavano e recitavano. Lo stile si presenta con movimenti fluidi del corpo e delle braccia, contrastati da una notevole rapidità dei passi. Parimenti ad altri stili classici come il Bharatanatyam e l'Odissi, il kachipudi è caratterizzato dall'eleganza delle posture che richiamano le sculture dei templi.
 
Sono state eseguite:
 

VINAYAKA KAUTTUVAM – stile Bharatanatyam

(tala: Adi,; raga: Nata; lingua: tamil; testo: tradizionale; coreografia: Yamini Krishnamurti)
Brano introduttivo dedicato al Dio Ganesh, figlio di Shiva e Parvati, Colui che rimuove ogni ostacolo. Il brano è coreografato con una struttura ritualistica che include una prima parte di “Puspanjali” (offerta di fiori alla divinità), il disegno del mandala sul pavimento, l'offerta alle quattro direzioni dello spazio e il saluto ai Tre Mondi.

MEENAKSHI STOTRAM -– stile Bharatanatyam

(tala: Adi; lingua: sanscrito; testo: Adi Shankaracharya; coreografia: Bharathi Avireddy)
 Inno dedicato alla Dea Parvati come Meenakshi (dagli “occhi di pesce”) adorata nel tempio di Madurai. Lo Stotram suggerisce aspetti profondi della filosofia advaita, rappresentando il creato in una prospettiva femminile.

VINAYAKA kauttUvam – stile Kuchipudi

(tala: Adi,; lingua: Sanscrito; testo: tradizionale; coreografia: Vempati Chinna Satyam)
Il Kauttvam è una danza evocativa dedicata alla divinità con corpo di bambino e testa di elefante. “Oh dio dalla grande pancia, la lunga proboscide, dal viso bello...tu rimuovi gli ostacoli e tutta la negatività!...”
 
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manikya vina slokam – stile Bharatanatyam

(raga: Nilambari; tala: Adi; lingua: sanscrito; testo: Kalidasa; coreografia: Yamini Krishnamurti)

SHRINGARA LAHARI kirtan – stile Bharatanatyam

(raga: Nilambari; tala: Adi; lingua: sanscrito; testo: Lingaraja; coreografia: Yamini Krishnamurti)
Preghiera in sanscrito dedicata alla Dea Madre, consorte del Dio: “Fiera della tua bellezza, con gli occhi inebriati dal vino, pronunci parole meravigliose; sei blu come lo zaffiro e come la saetta di Indra, figlia del grande saggio. O Grande Madre, o Dea Nera, io ti contemplo dentro di me…”. Segue il canto Kirtan Shringara Lahari Kirtan

SAMUDRA DEVI - stile Kuchipudi

(tala: Adi,; lingua: Sanscrito; testo: tradizionale; coreografia: Vyjayanthi Kashi)
Inno dedicato alla Madre Terra.
 
Ha destato particolare interesse e applausi a scena aperta l’ ESTRATTO DALL’ATTO I, SCENA II, DELL’OPERA CLASSICA TELUGU “BHAMAKALAPAM” Coreografie, adattamenti di scena e traduzioni dalla lingua telugu: Bharathi Avireddy)
 
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“Bhamakalapam” è forse il “kalapam” più famoso nel repertorio delle opere tradizionali presentate dai “bhagatavulu”, gli esperti attori-danzatori che avevano la loro residenza presso il piccolo villaggio di Kuchelapuram, o Kuchipudi (attuale Andhra Pradesh), dal quale questa forma d’arte prende nome. Attualmente, di questa ricca e raffinata versione orientale di teatro-danza, si presentano unicamente degli estratti danzati. Siddhendra Yogi, l’autore di quest’opera, vissuto forse nel XIV sec., è considerato il padre fondatore di questa forma di teatro-danza, così com’è giunta fino ai nostri giorni, sebbene in precedenza già esistessero, in questa regione dell’India delle forme di danza e di teatro dedicate prevalentemente alla figura del Dio Shiva. Con Siddhendra Yogi divenne invece popolare il culto legato al Dio Vishnu e alle sue incarnazioni, in particolare l’ “avatar” Krishna. Nei dialoghi e nella natura dei personaggi di questa forma di teatro-danza, vi sono molte affinità con la nostra Commedia dell’Arte.
Le foto che accompagnano questa breve recensione sono relative soprattutto al Dialogo tra Bhama e Madhavi: Satyabhama, la bellissima e gelosa regina, nonché terza moglie del Signore Krishna esprime il suo dolore per la separazione dall’amato sposo che si è allontanato da lei a causa di una sua affermazione avventata. Madhavi, l’ancella-amica di Bhama, le promette di recarsi dal Signore Krishna con una lettera in cui Satyabhama prega l’amato di tornare da lei. Madhavi si mette in cammino in cerca di Krishna.
 

LEKA Slokam

Uno “Sloka” è una poesia che non prevede nessun accompagnamento ritmico poiché si basa unicamente sull’abhinaya, cioè sulla pantomima indiana. “LEKA” è la lettera che Satyabhama detta a Madhavi per il Suo Signore, dove la melodia struggente e la gestualità della protagonista si fondono con il comportamento scherzoso e scanzonato di Madhavi.

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