Aforismi nel gatto

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Description

pp.: 64 - ISBN: 978-88-99152-57-4

 

*** Prefazione ***

In un famoso episodio del noto e pluripremiato telefilm The Big Bang Theory, per porre inconsciamente fine al dolore causato dalla rottura del rapporto con la sua ragazza, Sheldon adotta una colonia di felini… Alla madre che va a fargli visita su richiesta del suo asmatico coinquilino, al quale tutti quei gatti stanno causando non pochi problemi, il precoce e socialmente disadattato genio texano ribatte che ovviamente non sta affatto soffrendo per amore, figuriamoci! lui, un fisico teorico che si è allenato per tutta la vita a rigettare ogni tipo di umano sentimento… e soggiunge poi che “i gatti sono ottimi compagni: non discutono e non contestano la mia autorità intellettuale”….

Una volta che la madre è riuscita a ricucire il rapporto tra il figlio ed Amy, la sua ragazza, questa, in quanto neurobiologa, era curiosa di vedere se il genio avesse davvero perso la testa per il mal d’amore, così si reca da Sheldon, e al suo invito di vedere i gatti, la scienziata risponde: “amo i gatti: sono l’epitome dell’indifferenza!” Malgrado tutta questa passione per i felini, l’episodio si conclude con la coppia che distribuisce i gatti ai bambini del quartiere, regalando insieme a ciascuno di essi anche un biglietto da 20 $... Per la serie “everybody wins”…

Credo che lo stimato autore (intendo l’umano) estensore di questo breve ma intenso libretto sarebbe più d’accordo col parere di Amy che non con le idee di Sheldon: lungi dall’essere creature che non discutono e che non contestano l’autorità dei padroni, i gatti sono esseri arguti e acuti, capaci di fulminare con uno sguardo verde e di crocifiggere con un artiglio se appena si tarda un po’ ad aprire la scatoletta o a cambiare la sabbietta… Ma sono anche grandi maestri d’amore, d’intimità, di sensualità, di praticità tramutata in eleganza, e chiunque abbia trascorso anche solo un’ora con un gatto, sa che la loro presenza purifica l’anima, rallegra il cuore e riappacifica lo spirito.

Il nostro autore (intendo sempre l’umano) ha goduto per moltissimi anni della presenza istruttiva di molti felidi e Ghebbel dal canto suo è un degno successore dei suoi antenati ed esibisce la stessa serafica dignità dei gatti di marmo dei templi egizi, tanto che, se una di queste statue prendesse vita e gli domandasse: “Gli umani ci venerano ancora come divinità?” Ghebbel potrebbe facilmente miagolare: “Mettiamola così, lui lavora e io me ne sto a casa in panciolle… però di questo qua ho una certa stima, quando lo guardo, capisce. Adesso dice di voler imparare la lingua degli uccelli… ma una volta che s’impara a miagolare, cinguettare è superfluo…”

D’altra parte, anche l’umano ha non pochi illustri predecessori quanto a conversazioni tra uomini e felini che per distrazione o per magia vengono poi stampate assieme, senza che si possa decidere a chi attribuire un determinato pensiero. Il caso più famoso è forse quello dalle Opinioni e vita del gatto Murr di E.T.A. Hoffmann, opera iniziatica in cui alla vita del compositore di corte Kreisler, redatta dall’umano, si frammischiano le vicende messe misteriosamente per iscritto dal gatto Murr, che, evidentemente, oltre a saper leggere sa anche scrivere….

Ora, io non so come Ghebbel riesca a stringere una penna tra gli artigli, ma so con certezza che il suo padrone gli legge nel pensiero, e in questi anni ha condensato la saggezza felina in questa piccola raccolta d’ironie  e osservazioni inattuali, e per ciò stesso sempre attualissime.

Sarà sicuramente un caso che le sezioni in cui si suddividono queste meditazioni “antropofelidi” siano proprio otto, come le vie dell’ottuplice sentiero… e se a una prima lettura possono sembrare solo pensieri alla rinfusa, la loro struttura interna è tale che una meditazione della prima sezione trova infine risposta nell’ultima. Leggiamo infatti nel capitoletto intitolato Noi e gli altri: “Voglio assolutamente dimostrarti che hai torto e, se non riuscirai a capirlo con le parole, ti prenderò a pugni e se neanche i pugni basteranno, ti ucciderò. L’unica cosa che m’infastidisce è pensare che, quando sarai morto, non potrai ammettere che avevo ragione. Non importa. Me lo dirò da solo”. Nel capitoletto intitolato Il dolore addiveniamo a un saggio compromesso: “Facciamo un patto: io ti libero dal dolore e tu mi liberi dall’ignoranza. Ma lasciami la possibilità di fare a cambio”.

L’autore si è divertito a dialogare con se stesso alla verde luce degli occhi di Ghebbel, che gli ha fatto intravedere il Gatto Cosmico all’interno del quale, secondo la filosofia felina, noi muoviamo, viviamo e siamo, e in questi lunghi anni di apprendistato ha imparato (e offre a quanti lo vogliano accettare questo prezioso insegnamento) che quando si percorre il proprio Cammino Spirituale “non si può catturare un’onda, ma si può nuotare fra le onde… Speriamo comunque che il mare si decida a calmarsi”.

La chiusa è dissacrante e chissà, forse è opera di un artiglio.


Stella Picarò

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