ATTENZIONE: L'INAUGURAZIONE DEL NUOVO ANNO ACCADEMICO E' SPOSTATA PRESSO I LOCALI DELLA PARROCCHIA DI S. LUCIA
LA CONFERENZA PERTANTO SI SVOLGERA' il 29 Settembre 2018 alle ore 16  PRESSO Sala Convegni Santa Lucia - Via di Santa Lucia, 5 - Roma.
Di seguito le indicazioni per raggiungere la sala convegni dalla sede di Simmetria in Via Grazioli Lante.
 

1075 Opera AlchemicaL’Opera alchemica in Frate Elia

di A. M. Partini, con la collaborazione di P. Galiano

Ed. Mediterranee - Biblioteca Ermetica n° 33, Roma 2018

ISBN 978-88-272-2818-0, pp. 173, numerose ill. in b/n - € 22,00

Il libro della prof.ssa Partini costituisce una breve ma chiara summa di alcuni argomenti fondamentali per la comprensione del significato e dei contenuti dell’Alchimia: dopo un breve excursus sulla storia dell’Alchimia dagli ermetisti occidentali, a partire da Democrito di Abdera, forse il primo scrittore di Alchimia in Occidente, fino agli autori del XX secolo, l’Autrice espone alcuni punti essenziali sui contenuti dell’Opera alchemica, con particolare attenzione per la "rugiada celeste" e per il significato del Mercurio, "ciò che tutti i sapienti ricercano".

La seconda parte è incentrata sulla figura di Frate Elia, il secondo Generale dell’Ordine francescano, compagno di San Francesco, al quale fu accanto anche come infermiere per curarlo nelle sue infermità corporali: uomo di grande ingegno, Elia fu ministro provinciale in Terra Santa e poi, divenuto Generale dopo la morte di Francesco, organizzatore dell’Ordine francescano, ma anche diplomatico, architetto e soprattutto, per quanto qui ci interessa, alchimista di valore, visto che già i suoi contemporanei, a partire da Michele Scoto, insieme al quale Elia fu tra i primi alchimisti dell’Occidente latino, ne parlano con grande rispetto[1].

Delle opere di Elia ne vengono presentate tre, quelle che con più probabilità possono essere a lui attribuite: diciamo così perché è difficile accertare la paternità di un’opera per un periodo così lontano come il Medioevo, quando i testi potevano essere tramandati solo per mezzo di manoscritti: basti pensare che una parte delle opere che vanno sotto il nome del grande alchimista di lingua araba Geber sono in realtà da attribuirsi a Paolo di Taranto, frate francescano di poco posteriore a Elia.

Esse sono: il sonetto Solvete i corpi in acqua, di cui viene trascritta la tarda redazione del XVIII secolo contenuta nel ms Patetta 781 della Biblioteca Apostolica Vaticana; il Vademecum, tratto dal ms Barb. Lat. 273 del XVI sec. della stessa Biblioteca, di cui è riportata la sola traduzione italiana accompagnata da un’interessante digressione sul servus fugitivus, il nome che fin dal tempo dei primi alchimisti greci e in particolare nelle opere di Archelao, più volte citato da Frate Elia, viene dato al Mercurio volatile e ancora non fissato; il De secretis naturae del ms 104 della Biblioteca Universitaria di Bologna della fine del XV secolo, di cui viene offerta la trascrizione del testo latino e la sua traduzione, trattato probabilmente da considerare una variante abbreviata dello Speculum alchimiae, anche quest'opera quasi certamente di Frate Elia.

Il lavoro si conclude con due capitoli, opera dell’autore della presente recensione, in cui per la prima volta viene dato un catalogo pressoché completo dei manoscritti contenenti opere di Frate Elia comprendente un numero di gran lunga maggiore di codici rispetto a quanti finora erano noti e tuttavia ancora non completo, in quanto già dopo la pubblicazione di questo libro sono state aggiunte ulteriori schede bibliografiche.

La Partini offre ai suoi lettori un’opera complessa, ma di facile leggibilità, che introduce a una visione globale della storia e del contenuto dell’Alchimia con particolare riferimento a uno degli autori meno conosciuti e più maltrattati, quel Frate Elia su cui scese la censura del suo stesso Ordine a motivo delle scomuniche che lo colpirono, ma anche per la sua attività di alchimista: forse per questo motivo i codici dei suoi lavori compaiono solo a partire dal XIV secolo, a distanza dalla sua scomparsa avvenuta nel 1253. Non solo i suoi contemporanei ne seppellirono l’opera (si pensi che, grazie al lavoro del prof. Capitanucci, per quanto al momento si sappia nella vasta raccolta dei manoscritti provenienti dai conventi dell’Ordine francescano conservata nella Biblioteca del Sacro Convento di Assisi si trova solo una redazione del sonetto Solvete i corpi, ma nessun trattato di Elia), ma la sua esistenza sembra essere pressoché sconosciuta anche agli storici di Alchimia dei secoli successivi, i quali si sono limitati a brevi citazioni di Elia, fatto che persiste ancora ai nostri giorni, quando autori quali Thorndike nel 1934[2] e più recentemente Calvet[3] nel 2011 trattando dello Speculum alchimiae segnalano un solo manoscritto a nome di Elia quando di esso abbiamo potuto prendere visione di almeno dieci redazioni[4].

La rivalutazione della figura di Elia come alchimista è iniziata con il XX secolo e la conoscenza della sua opera si va sempre più diffondendo, come si vede dai recenti scritti della Pereira[5], del Rossetti[6] e del Capitanucci[7]. In questo contesto si inserisce il lavoro della Partini, che amplia notevolmente il suo precedente studio comparso nella riedizione di Attal Frate Elia compagno di San Francesco, ed. Mediterranee, Roma 2016.

La casa editrice Simmetria sta contribuendo alla conoscenza delle opere di Elia con una collana di testi in cui viene presentata ai lettori per la prima volta la traduzione delle redazioni manoscritte più antiche di alcune tra le maggiori opere a lui attribuibili[8].

Il lavoro si presenta di agevole lettura non ostante la complessità dei temi trattati, anche se dobbiamo mettere in evidenza come, a nostro parere, in alcuni punti sia troppo enfatizzata l’interpretazione dell’Alchimia in chiave di psicologia e psicanalisi, il che la riduce alla ricerca da parte dell’adepto di quelli che Jung, la cui opera fu influenzata dagli studi alchemici, chiamò archetipi dell’inconscio collettivo, che sono sì idee archetipiche ma in quanto aventi la loro causa su di un piano superiore all’individuo, e che non possono essere liquidate come “inconscio collettivo” perché se fosse inconscio sarebbero per definizione idee non conoscibili, mentre ad esse è possibile accedere da parte di coloro che sono adeguatamente preparati.

Altro fatto che dobbiamo rilevare è l’utilizzo da parte dell’Autrice di versioni tarde degli scritti di Frate Elia, nelle quali si risente il passaggio da un’Alchimia originaria, che non è né cattolica né islamica ma è semplicemente Alchimia, ad una sua rivisitazione attraverso categorie di pensiero e modalità di espressione tipiche dei secoli successivi, come si può agevolmente vedere paragonando le redazioni del Vademecum più antiche del XIV secolo con quelle del XV e XVI secolo, arricchite di “ricette” e di operazioni distillatorie ben più complicate di quelle del secolo precedente, nelle quali si avverte l’”imbarocchimento” di un’Arte dalla cui originaria purezza e semplicità ormai ci si sta allontanando.

Le nostre osservazioni comunque nulla tolgono al valore dell’opera della Partini, che ci sentiamo di consigliare (con le dovute cautele come sopra spiegato) quale studio introduttivo a quella che un codice del XIV secolo dello Speculum chiama “la sacra arte dell’Alchimia”.

 

[1] Seguendo altri autori, la Partini segnala a p. 65 la citazione del suo nome da parte dell’alchimista Pietro Bono di Ferrara nella Pretiosa margarita novella: in realtà il nome si trova nell’introduzione al lavoro di Bono fatta dal Lacinio nella edizione del 1546, ed infatti è assente nella prefazione alla successiva edizione nel Theatrum chemicum pubblicato da Argentorati tra il 1613 e il 1622.

[2] THORNDIKE A history of magic and experimental science, New York 1934, vol. III p. 164.

[3] CALVET Les soeuvres alchimiques attribuées à Arnaud de Villeneuve, Paris-Milan 2011, p. 65 e nota 1.

[4] GALIANO La sacra arte dell’Alchimia, ed. Simmetria, Roma 2018: il lavoro è dedicato all’esame dello Speculum alchimiae nella sua versione integrale, presentata con la trascrizione e la traduzione in italiano della redazione del codice più antico, il ms C.2.567 del XV sec. della Biblioteca Nazionale di Firenze, in cui il trattato è attribuito dall’amanuense a Frate Elia.

[5] Si veda ad es. PEREIRA I Francescani e l’Alchimia, in “Convivium assisiense”, X 2008, pp. 128-129.

[6] Recentissimo il contributo di Rossetti nella rivista “Atrium”, anno XIX n° 4 del 2017: ROSSETTI Un singolare seguace di San Francesco: Frate Elia, pp. 111-130, con ampia bibliografia degli autori che ne hanno trattato.

[7] CAPITANUCCI Elia di Cortona tra realtà e mito, in “Atti dell’incontro di studio, Cortona 12-13 Luglio 2013”, Spoleto 2014, a cura della Società internazionale di studi francescani e del Centro interuniversitario di studi francescani.

[8] GALIANO Lo Speculum alchimiae di Frate Elia (Roma 2016, redazione abbreviata dello Speculum), Il Pretiosum donum Dei (Roma 2017, celebre testo alchemico in gran parte fatto di citazioni dello Speculum), La sacra arte dell’Alchimia (Roma 2018, lo Speculum alchimiae in versione integrale); in corso di stampa Il Magistero della Pietra filosofale (nella redazione in italiano del ms Campori 676 della Biblioteca Estense Universitaria di Modena del XVII sec.) e Il Vademecum (da un codice del XIV sec.).

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