Che Schneider sia stato tradotto [...] in modo disorganico ed episodico non aiuta certo la comprensione del suo pensiero. Rimane il sospetto che una lettura a volte veramente faticosa e farraginosa possa dipendere dalle traduzione, ma in parte anche dal pensiero originale” (1). Così Roberto Laneri, musicista, compositore e autore italiano che di Schneider si è occupato in un’opera dall’emblematico titolo (La voce dell’arcobaleno) presenta, in una vibrante sinestesia, la Weltanschaung schneideriana, tutta fondata sull’idea che il cosmo nasca da un suono primordiale (tanto che, anche nei tempi moderni, si parla di Big Bang e non di Big Flash) dal quale poi, per onde vibratorie successive sempre più “dense”, sono sorte le forme amorfe del mondo primordiale, che hanno poi dato luogo alle prime ombre materiali, da cui sono sorti il velo di Maya e tutte le manifestazioni dell’illusione in cui siamo attualmente immersi.

Questo è il leitmotiv che raccorda tutti gli studi di Schneider raccolti nel nuovo volume in uscita la settimana prossima in libreria, ed è solo aggrappandomi fermamente a questo fil rouge che, da assoluta profana dell’autore – per cui mi scuso in partenza per ogni imprecisione che gli esperti di Schneider troveranno in quest’opera – qualche anno fa mi sono dedicata alla lettura e alla traduzione di questi testi.

Sono una germanista eppure, durante i miei studi universitari, il Nostro era passato praticamente inosservato, pertanto ho sentito il dovere di approfondire la mia scarsa conoscenza, soprattutto quando, d’accordo con l’editore, è stato convenuto che la traduzione dei 6 saggi non era sufficiente: bisognava entrare nei ragionamenti dell’Autore, impossessarsi della sua forma mentis e rendere un po’ più comprensibili alcuni passaggi che nella traduzione rimanevano ancora oscuri. E se fino a quel momento avevo temuto che le difficoltà di traduzione fossero dovute solo alla mia incompetenza, in seguito ho trovato conforto nelle parole di molti studiosi, che a loro volta, più si addentravano negli scritti del Nostro, più li trovavano “difficilmente penetrabili”. Ho pensato allora che fosse necessario partire dalla biografia per capire la bibliografia, e ho trovato molto interessante che 1114 Shiva danza KmerMarius Schneider si laureò all’Università di Berlino nel 1930 con una tesi sull’Ars Nova del XIV secolo in Francia e in Italia, e che tra i suoi insegnanti ebbe anche l’esoterico Maurice Ravel. Quest’uomo, dalla mente così indagatrice e desiderosa di spingere l’orizzonte delle conoscenze sempre oltre, nel 1934 pubblicò una monumentale Storia della Polifonia, ma al crescere della sua fama aumentavano anche i conflitti con gli esponenti delle nascenti organizzazioni para-culturali naziste, al punto che nel 1937 Rosenberg (2) fece in modo che gli venisse negata l’abilitazione all’insegnamento universitario a Berlino. Persino nel 1943, dopo aver preso parte alla campagna d’Africa in Tunisia, Schneider è ancora molto mal visto dal Reich, che considerava il suo pensiero “preoccupante perché prescinde totalmente dal punto di vista razziale”.

I rapporti presentati contro l’Autore riportano inoltre che “già in passato la sua affidabilità alla nazione era stata messa in discussione, e oggi egli appartiene agli oppositori dichiarati del nazionalsocialismo.

[…] Non ci si può aspettare che abbia un’influenza favorevole sugli studenti né dal punto di vista caratteriale, né da quello scientifico, dal momento che anche a livello scientifico la questione del popolo tedesco gli è totalmente indifferente.

[…] Egli non ha alcun punto di contatto con la visione del mondo nazista. Dev’essere un cattolico rigoroso e, come è stato assicurato da testimoni oculari, in casa sua campeggiano moltissime immagini sacre”.

Nell’impossibilità di crearsi una carriera accademica in patria, all’inizio del 1944 Schneider accettò un impiego presso l’Instituto Español de Musicología di Barcellona, sezione folklore, dove intraprese lo studio del simbolismo musicale nella musica primitiva e in quella della civiltà antiche, insegnò musicologia e incontrò la sua seconda moglie, in fuga come lui dal regime nazista. A metà degli anni Cinquanta si stabilì definitivamente in Germania e poté finalmente insegnare all’Università di Colonia, dove rimase fino al 1968, quando si trasferì all’Università di Amsterdam (1968-1970), pur continuando a tenere conferenze in tutto il mondo.

All’inizio degli anni 70 fu introdotto in Italia da Alfredo Cattabiani, allora direttore editoriale di Rusconi, e da Elémire Zolla, che ne ha curato alcune opere, e alla sua morte, nel 1982, lasciava incompiuta l’opera a cui lavorava da più di un anno, Cosmogonia. A proposito dell’Introduzione a quest’opera Hans-Georg Nicklas scrisse: “l’idea strutturalista di Schneider di una genuina fase del sonoro è un pensiero altamente eterodosso all’interno della musicologia e dell’etnologia. […] Le sue dieci fasi della creazione, che pone come una lamina sulla rappresentazione cosmica dell’astrolabio, sono poste in parallelo con le stagioni, coi diversi solstizi, coi segni dello zodiaco, coi tempi della giornata, con le fasi del sonno e della veglia e infine con una serie sonora parziale le cui relazioni vibrazionali (1 : 2: 3: 4 etc.) dovrebbero corrispondere alle dieci fasi. […] Attraverso una miriade di fonti quasi mitologiche che si confermano e sostengono a vicenda, Schneider riesce a rendere queste audaci analogie abbastanza plausibili”.(3)

Se anche voi siete rimasti estasiati e perplessi davanti a uan simile “sintesi” dell’Introduzione a Cosmogonia, avete capito perché dopo averla tradotta l’Editore e il Curatore mi dissero che forse bisognava fare un ulteriore sforzo, e rielabolarla per renderla comprensibile ai profani (come del resto io stessa ero e tutt’ora mi considero). Nelle mie ricerche per approfondire la conoscenza del Nostro mi soon lasciata guidare da suggestioni come quella di Laurent Aubert, che definisce l’opera di Schneider “una delle più stupefacenti e delle più audaci della storia dell’etnomusicologia”. (4) L’opera di Schneider è realtmente sorprendente: spazia nel tempo e nella geografia, abbraccia praticamente tutte le culture del mondo e pur partendo da uno sguardo globale non scade mai nel generalismo. Somiglia davvero a un frattale in cui ogni singola affermazione si collega al tutto rispecchiandolo in piccolo e in grande. Ermeticamente, il microcosmo riflette il macrocosmo, e secondo Schneider tutti questi rimandi cosmici sono espressi, nelle diverse culture e civiltà umane, attraverso il linguaggio musicale.

A tal proposito, durante il Convegno Marius Schneider - Musica Arte Conoscenza svoltosi nell’aprile del 2017 e organizzato da Simmetria, http://www.simmetria.org/attivita/prossimi-eventi/1015-8-4-convegno-su-marius-schneider l’Editore (Claudio Lanzi) si era così espresso:

In natura ciò che consideriamo inorganico ha una sua diversa organicità, una vibrazione che la anima e che la fa interagire con se stessa e con ciò che la circonda, purché esista un’energia, uno spirito vitale che la solleciti e la alimenti. Anche i monasteri hanno sviluppato, nei chiostri, un’impressioannte sapienzilità numerica (e perciò musicale). Normalmente la quadripartizione dello spazio interno dei chiosti (oltre a proporre un’infinità di considerazioni sul quaternario, sulla divisione dello spazio sacro secondo i principi arcaici di ogni tradizione, sui 4 fiumi, l’axis mundi, la croce degli elementi alchemici formatori etc.) stabilisce un parallelogramma al cui centro si alternano o l’albero o la fonte (o il pozzo). [...] Una cattedrale è uno strumento musicale che fa da ponte tra l’uomo e la trascendenza, la sua architettura spiritualizza il corpo e corporizza lo spirito. (5)

E Marius Schneider, autore esoterico nel significato più autentico del termine (6), e proprio per questo uomo saggio e accorto, è anche indubitabilmente un costruttore di cattedrali. Infatti, “il tempio sacralmente inteso è una costruzione musicale, sonora per la capacità di riflettere echi e armoniche all’interno della sua struttura e per le proporzioni che inducono nell’uomo un attonito stupore, nonché per la matematica che ne costituisce l’essenza” (7).

Presentando al pubblico la rielaborazione di 6 saggi di Marius Schneider che finora erano rimasti inediti in lingua italiana speriamo di dare visibilità a un Autore che non ha mai cercato fama o gloria, ma “solo” Armonia e Canoscenza. Buona lettura

 

Note 1) Roberto Laneri, La voce dell’arcobaleno. Origine, tecniche e applicazioni pratiche del canto armonico, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza, 2002, pag. 268. 2) Delegato del Führer per l'educazione e la formazione intellettuale e filosofica del partito nazista. 3)Hans-Georg Nicklaus, Die Maschine des Himmels. Zur Kosmologie und Ästhetik des Klangs, Wilhelm Fink Verlag, München 1993, pagg. 55-7. 4)Laurent Aubert, Cahiers d’ethnomusicologie, nr° 5, Anno 2007, pag. 152. 5) Claudio Lanzi, La ritmica sacra della geometria tradizionale e la musica, in Almanacco Scientifico di Simmetria, nr° 2, Anno 2017, pagg. 149. 6) “Marius Schneider è un autore esoterico […] nel significato letterale del greco antico, ossia di “conoscenze acquisite ed elaborate nella specola profonda di una mente vigile e di un cuore appassionato, grazie alle risorse combinate dell’una e dell’altro e a un’intuizione che sa andare alla radice delle cose senza infingimenti”. Cfr. Grazia Marchianò, Zolla esoterico, in Octagon, La ricerca della totalità riflessa in una biblioteca dedicata alla Storia delle religioni, alla filosofia e soprattutto all’esoterismo, a cura di Hans Thomas Hakl, Scienza Nova Verlag, 2017, pag. 156. 7)Claudio Lanzi, Ritmi e riti. Orientamenti e percorsi di derivazione pitagorica, Roma, 1998, pag. 132.

 

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