Di ineffabilità e di silenzio parla anche il libro "La Domanda Essenziale" di al-Qâshânî (prima pubblicazione anche per la lingua araba ad opera della casa editrice Il Leone Verde, con la collana «I Gioielli» diretta da Paolo Urizzi)[1], tradotto da Alberto Grigio.

Il libro si incentra sul dialogo tra ‘Alî (il Principe dei credenti e quarto dei Califfi «ben guidati») e Kumayl (un suo discepolo) e tocca l’apice della sua profondità, che viene ad identificarsi con la portata massima del suo insegnamento soteriologico, quando il discepolo chiede al maestro: Cos’è la Verità (haqîqa)?. ‘Alî rispondendogli non fa che suscitare in lui ulteriori domande, che richiedono altrettante risposte e che permettono alla dialettica maestro-discepolo di articolarsi in uno sforzo maieutico, che porterà alla fine Kumayl all’agognata Verità. Il raggiungimento della Verità corrisponderà con la conclusione del dialogo, proprio quando ‘Alî dicendo, spegni la lampada, il mattino è sorto, rimarrà in completo silenzio. È questo silenzio finale il più degno commento al dialogo intercorso, che si è basato su affermazioni sintetiche. La portata del silenzio è tale da rendere il dialogo stesso simile ad un koan buddista: sicuramente meno paradossale e più graduale di un koan autentico, nondimeno le affermazioni di ‘Alî hanno lo stesso scopo, ossia condurre il discepolo alla Verità. Si sarà tentati di interrogarsi, allora, perché essere silenti.Perché il linguaggio e la ragione, come rilevava Mordini, non riescono a spiegare che la Verità Principiale chiamata Essenza Assoluta non è altro che l’Essere puro e semplice in quanto tale (La Domanda Essenziale, p. 24), come attesta al-Qâshânî. E si deve constatare ancora, quanta complessità stia dietro alla semplicità di un silenzio. Come affermare «una-cosa-che-è»? Su cosa si basa tale affermazione? S’interrogava all’inizio, ora si potrebbe anche dire:«che cosa esiste»? Il cuore di questo mistero, corpo di questa risposta, è un segreto nascosto, il quale è la fonte stessa della relazione che intercorre tra l’Unità e la Molteplicità. Il silenzio è dunque nolontà: è parola non proferita, lingua non parlata, non è volontà.

 Alberto De Luca

 

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