Riprendo, dopo un po’ di tempo,  la pubblicazione di alcune delle trascrizioni delle conversazioni col “Maestro” che allietarono i miei giorni di tanti anni or sono.1042 Maestro

Altri riferimenti sono:

Questa è una delle ultime chiacchierate che avemmo occasione di fare insieme "M" e io , in un contesto sempre riservato, tranquillo, silenzioso. Una piccola grazia e fortuna di cui non mi sono mai sentito particolarmente meritevole. 

Il "Maestro" era stanco, sapeva che la sua uscita da questo mondo non era lontana. Nel frattempo ero abbastanza invecchiato anch'io, per cui la differenza di età pesava meno e l’amicizia e la stima fra noi erano diventate solide e sempre più sincere e affettuose.
Io avevo completamente evitato di confidare ad altri i contenuti delle nostre conversazioni. Anzi, con gli altri allievi, sicuramente molto più bravi di me, ironizzavo su tale piccolo privilegio che mi veniva concesso, non volendo suscitare inutili gelosie che spesso serpeggiano nei "gruppi" con un fine comunque filosofico.
 
Quella sera, pur avendo trascorso buona parte della giornata in una caverna vicina al mare, e attraversato due luoghi sacri e antichissimi che ci avevano particolarmente rigenerati, eravamo entrambi abbastanza malinconici.  In particolare io ero preoccupato per la salute di M e lo guardavo in modo interrogativo.
 
M: Si, non manca molto alla mia uscita da questa forma di esistenza, ne abbiamo già parlato. Si potrebbe esser tentati di fare un bilancio, per esaminare ciò che ho dato, ciò che ho realizzato, ciò che ho ricevuto, ciò che ho perduto, ciò che sono stato o che sono riuscito a essere, che per alcuni vuol dire "realizzare". Già, "realizzare": che brutta parola, caro amico mio.
 
A: Beh, beato te: a me sembra di aver talmente tanto da realizzare, da comprendere, da dare, che, nonostante tutti questi anni in cui mi hai concesso la tua amicizia e i tuoi… omeopatici insegnamenti, mi sento ancora all’inizio. E non posso pensare che tu prima o poi non debba essere qui, fisicamente, in questa terra a fare da àncora e da riferimento alle mie balbettanti ricerche.
 
M: hi hi hi, insegnamenti omeopatici, dici?  Beh non è detto che con tante parole un insegnamento sia più efficace di un altro.
 
A: Hai ragione e ormai dovrei aver imparato ad apprezzare la tua a volte snervante, scusami se te lo dico,… taccagneria verbale, soprattutto quando parli di ermetismo. Però tu sei molto più avanti di me e, se stai preparandoti al grande salto, vuol dire che devi raccogliere le tue forze e i risultati dell’esperienza che hai maturato per guardare dritto nel buio e cercare la fessura di luce che affaccia nell’Oltre.
 
M: Si, o meglio…chissà. Il ponte che porta di là dal grande fiume è sottile come un capello, e dovrà reggere il mio peso. In verità siamo tutti troppo pesanti e invece dovremmo essere leggeri come piume e infiammati come la Fenice per andare serenamente nell’Oltre: perché oltre la soglia non avremo alcuna mente a guidarci, alcuna memoria a sorreggerci, alcun pensiero a soccorrerci: ma di questo abbiamo già parlato tante altre volte.
 
A: Se tu te ne andrai, e ti prego di fare il possibile per rimandare, c’è una domanda che mi diventa assillante: cosa mi dici dei tuoi allievi, avranno, o meglio, avremo imparato qualcosa? come ce la caveremo?
 
M: In uno dei tuoi libri hai inserito una strana poesia che mi ha colpito, perché si attaglia perfettamente alla situazione di cui ora mi stai chiedendo. Se ti ricordi ti ho chiesto di leggerla di fronte a tutti. Ecco in quelle poche strofe hai posto con chiarezza un dilemma che credo insegua tutti coloro che hanno insegnato seriamente qualcosa che, a loro volta, avevano ricevuto e tramandato qualcosa secondo determinati principi sacri. Un dilemma terribile sull’efficacia e il recepimento dell’insegnamento reale e un'ovvia perplessità sulla funzione stessa, sulla vita e la morte del Maestro.
 
A: Si ho compreso. Stai parlando di quello che io chiamo: Sfruttamento della miniera sapienziale della Tradizione (e del Maestro)… senza neanche dire grazie…
 
M: Esatto. Quanta gente è passata, ha ricevuto da me indicazioni e suggerimenti, pratiche e riti, ha usato schemi semplici e arcani, ha visto opere e pratiche, ha ricevuto attenzioni speciali, agguati metafisici, cure amorevoli e perfino iniziazioni. Mi ha riempito di adulazioni finché era qui e poi uscendo dalla porta, chissà perché, si è dimenticata perfino di salutare. A volte, lo ammetto, mi sono sentito "fruito, sfruttato, utilizzato e, come tu stesso dici, mai amato". Si potrebbe dire che questa sensazione non dovrebbe interessarci, perché la fontana della tradizione, che alcuni chiamano amore, zampilla le sue acque senza discriminare, pretendere o classificare. Ma l’uomo che è in me discrimina e purtroppo giudica, eccome!! e si rende conto di come l’egoismo e l’egotismo possano ridurre il "Maestro" a un un semplice libro da leggere dove e fin quando interessa, per poi mollarlo lì, senz'alcuna cura e senza ringraziare per ciò che si è ricevuto. Tu ne hai parlato nel testo a cui accennavo e ci siamo tornati anche in alcune chiacchierate abbastanza "pubbliche" che abbiamo fatto insieme. Ma il risultato non è sempre incoraggiante.
 
A: No, caro M, non lo è perché dimostra come il cammino, quello vero, sia per pochissimi, anzi per pochi fra pochissimi e io mi domando ogni giorno se potrò mai essere fra i pochi, non aspirando a rientrate fra i pochissimi.
 
M: Non domandartelo neanche, non serve. Perché se ti sentirai perennemente allievo (come in realtà deve sentirsi chiunque cerchi sul serio il Vero) non resterai deluso da chi ti lascerà solo. E più sarai sincero, più sarai te stesso, più saranno in molti a fuggire. Più è prezioso il contenuto dell’ampolla in cui hai deposto l’elixir che ti auguro dimparare a produrre ogni giorno, più troverai gente che non lo riconoscerà. Non dar retta alle baggianate scritte sui libri d'Alchimia per massaie. Il Pretiosum donum Dei fa paura. Tutti dicono di volerlo, ma appena compaiono nella mente l'impegno, la responsabilità e la difficoltà a maneggiarlo quasi tutti si spaventano a morte. E sarà più facile criticare, scandalizzarsi o ancor meglio...fuggire: è normale. Lascia che accada e che le masse seguano gli imbonitori e i venditori di pentole. Tu seguita a cercare la verità. Questo non può essere mai un errore.
 
Questa volta M ed io andammo a dormire molto tardi. La conversazione non si era svolta in montagna, ma al mare con lunghe pause fra una riflessione e l’altra e momenti di silenzio assai più eloquenti delle parole. Faceva caldo e io non riuscivo a dormire né a meditare, né a tacitare la mia mente in subbuglio. Il cammino intrapreso mi sembrava ora spaventosamente lungo e sapevo che forse M mi avrebbe lasciato presto e non avrei potuto chiedergli più nulla.

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