Da alcuni anni ho l’abitudine di andare a trovare il mio caro amico prof. Silvio Maracchia (noto storico della matematica a cui devo la struttura teorica di alcuni testi pubblicati da Simmetria su Adriano Graziotti e un bellissimo libro sulla logica aristotelica) e prendere con lui il caffè a metà mattinata. Parliamo di filosofia, di matematica, di geometria, di politica e, sul più bello delle nostre conversazioni Silvio si alza e va a preparare un …pitagorico caffè in cucina. Usa una tecnonogia…. ermetica segretissima: Moka classica ma con una tecnica elaborata per riempire il filtro, agitazione ritmica della caffettiera secondo una rigida progressione aurea e altre manovre che non vi racconto. Infine il tutto viene versato in un doppio bicchiere per mantenere il caffè caldissimo senza ustionare le labbra. Insomma un processo… stregonesco che non ti aspetteresti mai da un insigne docente di matematica. Questa nostra consuetudine divertente e rituale viene ogni tanto turbata da delle difficoltà ad incontrarci. In precedenza mi rimproverò per il mio silenzio ricordandomi che esistevano mezzi meravigliosi quali il telefono e la radio (a cui fa riferimento nella prima parte delle righe a seguire) e l’ultima volta, dopo tre mesi che rimandavamo l’incontro, il prof. Maracchia ha deciso di estendermi un invito futurista, che non esito a definire… metafisico. Talmente divertente, geniale, sottile e pieno di molteplici allusioni e significati che gli ho chiesto se potevo pubblicarlo. Eccolo:

C. Lanzi

Caro Claudio,

dopo l'eccezionale scoperta avvenuta nel nord America ad opera di un emigrante italiano che tra la manifattura  delle  candele  riuscì a mettere a punto una macchina meravigliosa che permetteva di comunicare a distanza senza bisogno di fili (senza bisogno di fili, ma con l'aiuto di misteriose onde invisibili) ecco che un'altra eccezionale scoperta, questa volta avvenuta nell'America del sud, riuscirà tra poco a meravigliare nuovamente noi del vecchio mondo. E' accaduto che  in seguito ad un occasionale incendio causato dalla caduta di un fulmine in una zona della foreste amazzoniche,  molte piante abbiano preso fuoco e tra queste uno strano arbusto sino ad allora scansato da uomini ed animali per la durezza e inconsistenza di strani frutti piccoli e di sapore acido, ammesso che si riuscisse a romperli per assaggiarli. “Come sassi”, disse il capo della tribù che viveva proprio dove era scoppiato l'incendio.  Ebbene, caro Claudio, è accaduto che in seguito all'incendio, con il rogo di alberi colossali anche quei piccoli semi si carbonizzarono divenendo friabili. "Non mangiare quelle schifezze!" sembra che abbia detto una madre  al suo bambino uso a mettersi tutto in bocca come tanti altri bambini "piuttosto svegliati e vai a cercare qualche animale non del tutto bruciato; non stare sempre a dormire". Il bambino (questo il racconto ripetuto poi varie volte dalla madre ai componenti  della tribù) avrebbe continuato a sgranocchiare quelle piccole schifezze dal sapore amaro e si sarebbe poi alzato mostrando una vivacità e una energia mai avuta. In seguito a ciò riuscì a trovare velocemente molti animali commestibili, anche vivi, aiutando a sfamare la tribù. Pigrizia finita: il bambino sembrava un altro! Per farla breve, dopo varie osservazioni e ripetute prove, si costatò che quei semi abbrustoliti erano in grado di fugare la sonnolenza e creare notevoli energie. Ebbene, queste osservazioni raccontate ad un esploratore venuto a constatare la pericolosità dell'incendio ed a portare qualche aiuto agli indigeni rimasti senza molte risorse, accese un interesse che piano piano porterà alla valorizzazione di quella pianta sino ad allora considerata del tutto inutile. A questo punto è facile pensare che si creerà una attività commerciale anche se tutto è solo agli inizi. Sembra che l'esploratore, dal nome Karht Ferol, voglia usare le sue iniziali e chiamare la pianta KAFER o KAFE o cosa del genere, così mi ha detto un mio conoscente americano che a sua volta conosce un parente dell'esploratore (gli indigeni non avevano nepure pensato di dare un loro nome alla pianta tanto l'avevano considerata inutile e cattiva). Il legame con questo mio amico americano è molto stretto e varie volte ho potuto avere il piacere di aiutarlo negli sviluppi della sua carriera. Ma la cosa notevole, Claudio, è che io ho ricevuto proprio ieri un pacchetto dal mio conoscente in cui si trova il famoso ritrovato con la preghiera di usufruirne solo personalmente o con i parenti e gli amici più stretti, senza divulgare la cosa, in attesa di un riconoscimento ufficiale, di un brevetto in altre parole che possa essere sfruttato a dovere. Non so come il mio amico sia riuscito a procurarsi questi strani semi friabili, fatto sta che da ieri anch'io posso provare gli effetti di questo strano KAFER o KAFE. Ed è per questo che, dopo questa lunga premessa, ti invito a provare con me questo liquido così singolare.

In attesa, Silvio

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