Va bene che i programmi televisivi devono raggiungere la "massa" ma c’è un limite a tutto!

Nell'elaborazione fanta-sentimentale televisiva della vita di Sant’Agostino la faccia dell’amante di Elisa di Rivombrosa presta le sue espressioni amorfe a un'anima tormentata e sensibile come quella del giovane Agostino, che oltretutto, pur essendo Africano, è stato "sbiancato" per l’occasione.
Questa  atmosfera da fotoromanzo, da telenovela, da soap opera, riduce le Confessioni agostiniane a una successione convulsa di ovvietà semiromantiche, con qualche spruzzatina di erotismo e un TOTALE fraintendimento di cosa sia la mistica agostiniana;  e tutto ciò ci ha realmente depresso.
Ovviamente viene ripreso il tema della schiava-amante (esattamente il contrario di quanto esposto nell’articolo di Allegri da noi pubblicato), in opposizione a quello della Vergine consacrata.
Sinceramente, nonostante la nostra evidente e più volte manifestata simpatia per Benedetto XVI, non possiamo credere al suo avallo per una tale mattonata. Siamo certi che ciò faccia bene alla "fede"?
Ambrogio è il codificatore del coro Ambrosiano! Ci troviamo invece di fronte a una serie di imitazioni delle musiche del Gladiatore sovrapposte in modo incoerente alle liturgie. Se i cristiani di allora fossero stati come viene mostrata la noiosa figura della madre di Agostino che si rifugia in un improbabile "Padre Nostro" ogni volta che il figlio la lascia, beh…mi faccio confuciano all’istante.

Oltretutto Agostino sembra talmente superficiale e manifesta un’espressione perennemente rintontita nelle sue decisioni, da rendere problematica l’ipotesi che poi possa esser lui l’autore di opere così vaste e profonde. Per tutta la soap opera viene inseguito da una mastodontica biblioteca che sembra "nata per caso".

Fanno una brutta figura perfino i seguaci di Mani, che appaiono come una setta da quattro soldi composta da idioti pseudo-gnostici, dove tutta la liturgia consisteva nel mettersi in cerchio con le braccia alzate, mentre in realtà avevano un seguito assai vasto e una filosofia tutt’altro che banale. Altrmenti non avrebbero mai intrigato il giovane Agostino.
La disputa fra cattolici e donatisti, risolta drasticamente in un "embrasson nous" generale, lascia a bocca aperta.

Fa una brutta figura anche il generale di Valentiniano, ovviamente dedito ai culti di Mitra (con un aspetto da burino poco credibile in un personaggio di quella portata!) e un'approssimazione mostruosa su ciò che poteva rappresentare il mitraismo per un militare.
Fanno una pessima figura i "cattolici" e gli "ariani", mescolati nelle parole di un altrettanto improbabile Ambrogio.
E, nel migliore filone holliwoodiano anni 50, fanno una pessima figura anche i "romani", come al solito dispersi fra onore e corruzione. Anche il povero Simmaco ne esce assai male e insomma, alla fine, ci stanno quasi più simpatici i Vandali col loro Genserico.
Un romanzaccio che, a nostro avviso, non va bene neanche per i lettori di Moccia, per quelli degli sms telefonici, e per quelli di tre metri sopra il cielo.

Se questo è ciò che la Chiesa reputa necessario per recuperare le figure dei grandi filosofi e dei grandi santi, è meglio Elisa di Rivombrosa.

Almeno Padre Pio è stato trattato con assai maggior rispetto e aderenza. Perfino il filmino su Lourdes proiettato negli anni 60 nelle parrocchie giganteggia nei confronti di una telenovela di questa portata.
Accidenti: Agostino è un grande, veramente un Grande, un filosofo di una portata straordinaria e non solo per i cristiani! Un mistico di una bellezza sublime. Non è un eroe da fotoromanzo!

Ma oggi non è proprio più possibile fare una cosa seria?

P.S: L’intervista a Padre Vittorino Grossi (leggi qui) potrà forse far dimenticare ad alcuni dei nostri lettori l’incredibile Agostino televisivo.

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