Perché un cristiano dovrebbe andare a messa? Perché dovrebbe aver voglia di pregare? Quante volte leggiamo articoli dirompenti, che infondono il senso di colpa, in un cristiano già così avvezzo a sentirselo addosso, che si chiede i perché di una fede annoiata, di una preghiera timida e stentata?

Ma fidiamoci di questo cristiano, diamogli un'occasione. Perché lui ancora ci crede, non si vergogna di dirlo agli amici, che in chiesa ci va, non solo al Fidelio, o a bere assenzio, come i poeti maledetti, bestemmiando perchè Dio se n'è andato chissà dove, ed è un po' come pregarlo di esistere.

Accade un giorno che si decide, e se ne va alle Tre Fontane, con le mani in tasca al principio: che questo Dio non pensi che gliela vogliamo dare vinta così.

E' qui, all'improvviso con le mani giunte, a pregare e cantare il suo nome. E' mezzogiorno e fa un gran caldo. Messe non ce ne sono, prima non se ne parlava di venirci. Eppure le vie del Signore sono infinite come le strade che portano a lui, in una Roma di luglio, affollata dai turisti. Perfino una giapponese che insegna ai figli come si fa il segno della croce e il cristiano pigro invidia la giapponese che rende ogni gesto speciale come il rito del té.

I frati domenicani cantano nella chiesa abbaziale dei Santi Vincenzo e Anastasio. Al cristiano pigro piace questa atmosfera da Medioevo, questa soavità che senza possibilità di scudo, si insinua nelle vene e nel cuore di chi ascolta e porta alla grande domanda sua e della suorina impacciata e stanca, seduta al primo banco: “Dio esiste davvero allora?”.

Pochi attimi e quel bel rumore di fondo che la domanda aveva prodotto, quella straodinaria vibrazione del cuore, simile ad una carezza, vengono interrotti dalle zitelle in coppia, perché sempre in coppia vanno le zitelle, che senza ritegno si occupano di criticare la giapponese che si fa il segno della croce come se indossasse un nuovo modello di Chanel. Eppure non sarà la straordinarietà dell'imitazione, tanto cara ai nipponici, a rendere quel gesto unico in ogni parte del globo? Ed invece le zitelle, con quell'artiglio artritico e stanco, sembrano piuttosto buttarsi il sale alle spalle, in un ridicolo gesto scaramantico. Lui si alza e se ne va.

Il dramma del cristiano pigro raggiunge l'apice nella chiesa della decapitazione di San Paolo.

Fuori il caldo è sempre più intenso, odore di mentuccia romana e di erbacce da campo. Forse un animale morto e qualche panino marcio, buttato nei cespugli da turisti irrispettosi, producono una tempesta di effluvi che mal si conciliano con la voglia di santità. Entra nella chiesa, ed un uomo anziano seduto ad una scrivania con la funzione di guardiano, rimane a testa china concentrato nell'ascolto di una trasmissione in streaming, in una specie di tablet ad un volume inaccettabile. Il cristiano pigro, che ha bisogno di darsi coraggio e fede, era entrato con l'intenzione di immaginare centurioni incazzati, uno che ha perso una scommessa ad una corsa di cavalli e si prepara al rito della decapitazione del povero San Paolo. Il centurione sputa per terra, si annoia, l'altro lo deride perché ha perso alle scommesse, e zac! Una testa che ruzzola, per tre volte rimbalza e crea la storia, il mito, il santo. Invece qui abbiamo una chiesa, un simbolo ed una partita di calcio in streaming a tutto volume. La panca scricchiola, mentre il cristiano si siede e si rialza subito chiedendo al vecchio di abbassare il volume: “Le dispiace? Sa, vorrei pregare.”. E quello abbassa.

Due minuti dopo, neanche il tempo di un Ave Maria, entra un sacerdote. A voce per niente bassa, confabula col vecchio tifoso dello streaming. Il bavero slacciato, sudato ed appiccicoso, e qualcosa di demoniaco si impossessa dei pensieri del cristiano pigro. Questa è una congiura, un piano del Male per dissuaderlo dal provare a pregare. Il sacerdote si agita, sposta oggetti, panche, cammina avanti e indietro e lancia occhiate al cristiano e ad una povera ragazza, che intenta a recitare un Rosario, si volta ed esclama: “Ma non è possibile!”.

Il cristiano vuole iniziare una crociata: “Bene, questo prete col bavero slacciato, sudato e disgustoso nella sua sfrontatezza che sa di blasfemia, va affrontato!”. Si inginocchia e a mani giunte.

E niente lascia dubitare che il prete, sempre più sudato e dalle intenzioni che sanno di zolfo, lo voglia sfidare a sua volta: solleva delle tavole di legno poggiate dietro ad un altare e le lascia cadere producendo un rumore fragoroso che si propaga per tutta la chiesa. “Sei tu il Demonio, ridicolo uomo di chiesa senza timore di Dio, della sua casa e di chi lo prega!” Ma con questo pensiero, il cristiano si rende conto di non essere padre Amorth e, di nuovo, se ne va.

Alla Scala Coeli, reciterà finalmente le sue preghiere. Candele non si sa quante ne abbia accese da quando è iniziato questo percorso alle Tre Fontane, ed ora al caldo si aggiungono la sete, la stanchezza, e la paura che da qualche parte possano spuntare degli individui, vestiti come turisti tedeschi, con camicie a fiori, pantaloni a quadri e calzettoni color carne. Ma ecco entrare un altro sacerdote che uccide ogni speranza di redenzione: “Scusi, ne ha per molto?”

E il cristiano pigro: “Un paio di Ave Marie, se posso...”.

“Eh ma noi qui dobbiamo chiudere. Andare a pranzo.”.

“Finisco l'Ave Maria che ho iniziato?”.

Il prete sbuffa e mette il primo chiavistello.

Il cristiano pigro si fa il segno della croce e per la terza volta, se ne va.

 

Céline scriveva, in Viaggio al termine della notte, che l'amore è l'infinito portato alla dimensione dei barboncini. Ma Dio mio, allora qui la Fede, è portata alla misura di preti rumorosi e svogliati, che non sanno più che significhi inginocchiarsi, pentirsi, fare un po' ammenda, o almeno pensarci su. Che guardano le partite in streaming, che chiudono le chiese all'ora di pranzo interrompendo le preghiere dei pochi fedeli rimasti. E magari li si ritrovasse a bestemmiare, come facevano i vecchi preti di campagna, che tra un bicchiere di vino e l'altro, un Rosario in cielo lo facevano volare e qualche assoluzione per noi.

Questo non è un racconto, ma un fatto realmente accaduto. E questo scritto vuole essere una denuncia, un atto dovuto in una città che dovrebbe essere il centro del mondo cristiano, nella sua storia e nella sua tradizione. Il cristiano pigro, a cui volutamente non abbiamo dato un nome, è quell'individuo ormai fattosi ombra, che vaga in cerca di un luogo sacro in cui pregare senza che gli venga chiesto o venduto qualcosa all'ingresso, senza assoluzioni un tanto al chilo, senza ostie consacrate date da quello del banco davanti perché c'è troppa gente. Un luogo dove poter cantare. Un luogo dove poter stare in silenzio.

Alle Tre Fontane tutto ciò è consegnato in mano al rischio. Il rischio che un fedele di un giorno, possa trovare Dio e perderlo il giorno stesso, non perché Lui non stia sempre lì, comprese ore pasti, ma perché i guardiani, coloro che sorvegliano i luoghi sacri della città, non hanno occhi e orecchie per riconoscere che un uomo che cerca Dio, sta cercando se stesso e andrebbe accolto come l'ospite più prezioso.

 

L.M.