POSSIBILITÀ DI INTEGRAZIONE CON ALTRI SISTEMI MEDICI

Dott.ssa Simonetta Nicolai, medico chirurgo, omeopata, agopuntore, socio fondatore del “New Yuthok Institute for Tibetan Medicine”
Relazione svolta al Convegno su “La medicina tibetana” organizzato da Simmetria e tenutosi a Roma il 30 aprile 2005 presso l’Accademia di Storia dell’Arte Sanitaria.

Con l’arrivo del buddhismo in Tibet, questi sistemi di cura si arricchirono degli insegnamenti e delle metodiche terapeutiche che Buddha aveva trasmesso nei Quattro Tantra che furono elaborati successivamente da Yuthok Yonten Gompo trasformandoli nei testi di base del sistema medico tibetano. Quindi sia la teoria che la pratica della medicina tibetana sono fortemente influenzate dal buddhismo e soprattutto dai concetti di altruismo e compassione, fondamenti della dottrina buddhista.
La medicina tibetana deriva da un sistema pre-scientifico del 7° e 8° secolo in epoca pre-buddhista quando il fondatore della religione Bon formulò un sistema medico basato sull’uso delle piante medicinali, dei minerali e delle pratiche sciamaniche includendo gli aspetti più importanti di vari sistemi medici come quello indiano, buddhista, ayurvedico, cinese, arabo, tibetano autonomo e greco.
Con l’arrivo del buddhismo in Tibet, questi sistemi di cura si arricchirono degli insegnamenti e delle metodiche terapeutiche che Buddha aveva trasmesso nei Quattro Tantra che furono elaborati successivamente da Yuthok Yonten Gompo trasformandoli nei testi di base del sistema medico tibetano. Quindi sia la teoria che la pratica della medicina tibetana sono fortemente influenzate dal buddhismo e soprattutto dai concetti di altruismo e compassione, fondamenti della dottrina buddhista.
L’ 11° e il 12° secolo furono il periodo d’oro della medicina tibetana perché ci furono un grande rinnovamento e riorganizzazione dei suoi testi e una grande diffusione di questa arte di guarigione in tutto il Tibet.
La medicina tibetana fa parte delle cosiddette società tradizionali che occupano ancora i tre quarti del pianeta e hanno un’esistenza legata al ritmo naturale delle stagioni e dei tempi che scandiscono la vita. I loro sistemi medici affondano le radici nella tradizione e sono portatori di un sapere che si basa sull’osservazione di tutti quei fenomeni che costituiscono l’ambiente che ci circonda.
 
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In medicina occidentale le costituzioni hanno avuto successo fino agli anni ’60, quando sono state abbandonate per cercare solo all’esterno dell’uomo le cause delle sue malattie.

BILE
L’umore di bile ha la funzione principale di digerire il cibo, è paragonabile ad un bruciatore, accresce il calore corporeo, ha sede nella parte mediana del corpo tra il cuore e l’addome; i periodi di maggior sviluppo sono il mezzogiorno e la mezzanotte; è caldo, oleoso, luminoso, violento e fluido. È collegato al sistema circolatorio, al fegato, alla colecisti e all’intestino tenue.

FLEMMA
La flemma conferisce fermezza al corpo e alla mente, produce il desiderio del sonno, funge da lubrificante connettendo tra loro le giunture ossee; la sua sede è la parte superiore del corpo; è fredda, pesante, appiccicosa, inerte, morbida e fangosa, si sviluppa al crepuscolo e al mattino. È collegata al sistema endocrino, linfatico, ai reni e alla vescica, stomaco, milza e pancreas.

VENTO
Serve a compiere gli atti della respirazione, muove il corpo, compie le attività fisiche, espelle il muco, la saliva e le scorie, fa muovere il sangue lungo i vasi; è aspro, leggero, freddo, sottile, duro e mobile, si sviluppa la sera e prima dell’alba; è connesso al sistema nervoso, ai polmoni, cuore e colon.

Queste diverse tipologie caratterizzano il diverso modo di ammalare e l’evoluzione della malattia stessa.
La medicina tibetana sta diventando sempre più popolare in Occidente. Questo succede non solo per l’attrazione che la cultura tibetana esercita sugli occidentali, ma anche e soprattutto per i metodi diagnostici altamente accurati usati in medicina tibetana, i quali possono rivelare molte cause psico-fisiche nascoste di disarmonia e di squilibrio energetico, usando tecniche relativamente semplici.
Molti medici e scienziati occidentali hanno svolto ricerche su diversi aspetti della medicina tibetana dando grande impulso al suo sviluppo, tanto che si è sentita sempre di più l’esigenza di formare i medici occidentali con la creazione di scuole sempre più numerose. D’altra parte alcuni medici tibetani studiano la medicina occidentale per accrescere le loro conoscenze.

Secondo quanto è emerso dal 2° Congresso internazionale di medicina tibetana svoltosi a Washington nel novembre 2003, alcuni dei più grandi ospedali in Tibet hanno adottato alcune tecnologie di base della medicina occidentale, anche farmaci. Scuole di medicina tibetana hanno aggiunto corsi di medicina occidentale nei loro programmi didattici.
Secondo una ricerca svolta nell’ospedale dei reduci di guerra in Buryatia, Russia, su un gruppo di pazienti affetti da asma bronchiale trattati contemporaneamente con terapie tibetane, medicina tradizionale cinese e terapie allopatiche, risulta che i dosaggi dei farmaci allopatici antiasmatici come il prednisolone e la teofillina, che i pazienti in questione assumevano, erano significativamente diminuiti, così anche i parametri immunitari subivano modificazioni in senso positivo: ci furono una diminuzione dei linfociti B e delle Ig E, la normalizzazione della correlazione dei linfociti T- helper e dei T- suppressor e una crescita del numero dei T- linfociti.
Questa ricerca dimostra che la terapia combinata è stata la più efficace nel trattamento di questa categoria di pazienti.
Nella medicina occidentale moderna ciascuno di noi ha potuto verificare i progressi compiuti nei vari campi della medicina e della chirurgia. Conseguentemente alle nuove conoscenze scientifiche e ai metodi diagnostici sempre più affinati, è stato possibile modificare in modo significativo la diffusione di numerose malattie infettive e di altro genere. Indagini biochimiche e strumentali sempre più efficaci hanno portato la medicina moderna a risultati impensabili solo fino a pochi anni fa. Ma la sete insaziabile e innata di conoscenza da parte dell’uomo lo ha allontanato dai concetti di base del termine salute intesa come stato di benessere psico-fisico, focalizzando la sua attenzione su una ricerca sempre più super-specialistica e fine a sé stessa. Però negli ultimi anni l’uomo ha sentito il bisogno sempre crescente di riappropriarsi della sua integrità psico-fisica, venendo così a cambiare il modo di vedere il malato e la malattia; infatti la prima trasformazione è avvenuta nella figura del medico il cui ruolo, da soggetto principale nella gestione della malattia, si è modificato a favore di quello primario assunto dal concetto di salute e del rapporto con il paziente.

A questo proposito la medicina tibetana viene in aiuto alla medicina occidentale cercando di dare una risposta ai mille perché che rimangono insoluti (quante volte nella pratica giornaliera capita a noi medici di trovarci di fronte a pazienti che dopo essere stati sballottati da uno specialista all’altro, senza avere una risposta ai loro malesseri, vengono da noi per chiederci: “ma allora, dottore, perché io sto male?”.
La stessa capacità del medico di medicina tibetana di saper ascoltare il proprio paziente è già di per sé un atto terapeutico.
Dall’altro lato il contributo che la medicina occidentale può dare alla medicina tibetana sta proprio nell’utilizzo delle indagini morfologiche, biochimiche e funzionali che possono essere utilizzate in medicina tibetana per cercare di arrivare per quanto sia possibile a uno stato di salute, o perlomeno a migliorare le proprie condizioni fisiche e mentali.
Io personalmente ritengo utile un’integrazione tra la medicina occidentale intesa come convenzionale e la medicina tibetana, come anche altre medicine naturali, perché l’uomo è uno solo e uno solo deve essere il medico, il quale, avvalendosi dell’eventuale apporto di altre tecniche diagnostiche e terapeutiche, riuscirà a utilizzare un’unica medicina che è formata da quella acquisita sui banchi universitari e da quella tibetana che avrà arricchito e modificato la prima.
Vorrei concludere citando un messaggio di Sua Santità il Dalai Lama.

“Tutti gli esseri viventi nutrono il desiderio fondamentale di raggiungere la felicità e di evitare la sofferenza. Tutti aspirano ad una buona salute, ad un totale benessere fisico e mentale. Tutti vogliono stare bene. Nessuno vuole ammalarsi. Quando ci ammaliamo, siamo disposti a fare qualunque cosa ci possa aiutare a guarire. E quando non ci sentiamo bene, siamo infelici. Non solo: la nostra capacità di funzionare normalmente viene meno e ciò, naturalmente, turba i nostri amici.
La salute non è un fattore di interesse squisitamente personale, è un fenomeno universale del quale ciascuno di noi è responsabile.
Credo che il sistema medico tibetano possa contribuire decisamente al mantenimento di una mente sana e di un corpo sano. Come i sistemi tradizionali indiani e cinesi, la medicina tibetana considera la salute una questione di equilibrio. Un’infinità di circostanze, tra cui la dieta, lo stile di vita, le condizioni stagionali e mentali, possono disturbare l’equilibrio generale, generando diversi tipi di disturbi.
Per la diagnosi, il medico tibetano fa uso dei propri sensi: esamina il polso del paziente, le sue urine, il suo aspetto esteriore e valuta l’equilibrio generale della sua salute. Il trattamento include consigli per la dieta e il comportamento e medicine. Le medicine hanno una composizione naturale, sono a base di erbe, minerali e prodotti organici. Vengono sottoposte a severi controlli, hanno pochissimi effetti collaterali e possono essere utilizzate sia per la prevenzione che per la cura delle malattie.
La medicina tibetana è profondamente collegata con la teoria e la pratica buddhista che sottolinea l’interdipendenza indivisibile della mente, del corpo e dell’energia vitale. Il medico ideale è colui il quale combina la solida comprensione medica con la grande realizzazione della saggezza e della compassione. Credo profondamente che il nostro sistema medico sia un mezzo con il quale noi tibetani, anche se siamo costretti a vivere in esilio, possiamo contribuire al benessere di tutti gli esseri senzienti”.

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