La Porta Ermetica di Rivodutri è uno dei più interessanti e misteriosi reperti dell’Ermetismo in Italia: la sua insolita caratteristica è di essere basata sul simbolismo della palma da cocco, presente nelle figurazioni scolpite sugli stipiti e sui pilastri, dove i due alberi sembrano uniti per i rami come un arco sotto cui si deve passare per entrare nell’edificio.
Non conosciamo la sua data di costruzione e non sappiamo neppure dove fosse precisamente posizionata, se all’esterno o all'interno del palazzo di cui faceva parte: l’edificio si trovava sulla via principale di Rivodutri ("via Dritta", ora via Umberto I) e venne probabilmente costruito nella seconda metà del ‘500 dalla famiglia Camiciotti o Camisciotti, per passare successivamente in proprietà alla famiglia Nicolò nel 1757 (donde il nome anche di “porta di Nicolò”).

Notizie di questa famiglia si possono trarre dalle relazioni delle visite pastorali conservate nell’Archivio vescovile di Rieti, dove il cognome si trova nelle due forme Camisciotti e Camiciotti (conserviamo la differenza del cognome così come si legge negli atti): il primo ad essere citato è nel 1560 Cola Camisciotti come testimone nella redazione del documento con cui vennero sostituiti gli amministratori della parrocchia di Rivodutri (pag. 77), abbiamo poi notizie nel 1696 di un Angelo Camiciotti priore della Confraternita dell’Annunziata aggregata al Laterano (pag. 101) e nel 1757 di Don Bernardino Camiciotti, testatore della "cappellania Nicolò" (pag. 97), il quale nel suo testamento lasciò l’edificio di famiglia ai Nicolò, con cui la famiglia Camiciotti era imparentata; fu a un Nicolò, don Marco, erede di Dorotea Camiciotti figlia di Lelio ultimo in linea maschile dei Camiciotti, che secondo il lascito testamentario passò l’obbligo di mantenere in atto la "cappellania Nicolò" (questo generò un lungo contenzioso che terminò solo nel 1837, come si legge in una bolla vescovile del tempo – pag. 98).
Altri tre Camiciotti o Camisciotti sono nominati nella seconda metà del ‘700: Don Bartolomeo Camisciotti, rettore della Chiesa dell’Annunziata negli anni 1766 e 1769 (pag. 95), il quale fu presente al miracolo del "pianto" della Vergine del Buon Consiglio nel 1765 (pag. 100), Sebastiano Camisciotti priore della chiesa di S. Maria della Valle 1766 (pag. 88), e don Marco Camiciotti, sacerdote e maestro della scuola elementare dal 1792 al 1795 (pag. 95). Come si vede, la famiglia Camiciotti ebbe un ruolo di rilievo nella vita religiosa di Rivodutri, visto che molti componenti si erano dedicati alla carriera ecclesiastica e furono anche amministratori di beni ecclesiastici in quanto rettori di chiese o priori di Confraternite, il che è indizio di un contatto diretto tra i Camiciotti e il Vescovado di Rieti.

La famiglia Nicolò, erede del palazzo Camiciotti, lo donò al Comune nel 1874, che adibì due sale come scuola elementare e una come alloggio del segretario comunale (poi trasformata in ambulatorio medico); una parte dell’edificio rimase in proprietà della famiglia Nicolò, di cui due familiari vi abitavano ancora nel 1940. Alla fine dell'Ottocento la via venne ampliata con lo sventramento di parecchie abitazioni fra le quali una parte della scuola: alcuni ritengono per tale motivo che la Porta inizialmente fosse collocata all'interno dell'edificio e che in seguito al taglio della strada fosse ricollocata sulla nuova facciata, dove è rimasta fino al 31 dicembre del 1948, quando un terremoto devastò il paese e in particolare l'edificio cui apparteneva la Porta, che miracolosamente rimase intatta. Successivamente smontata e conservata nei magazzini del Comune, la Porta è stata infine ricostruita in via Umberto I intorno agli anni ‘80, non sappiamo con quanta esattezza rispetto alla sua forma originale. 1110 FIG1 Porta prima del terremotoL’assenza di un bassorilievo, come si vede nelle foto della prima metà del ‘900 figg. 1 e 2, bassorilievo che ora è stato invece posizionato al lato sinistro della Porta dopo la ricostruzione, farebbe pensare che il frammento si trovasse in altra parte dell’edificio, il che indurrebbe a pensare che in esso vi fossero altre opere architettoniche andate perdute.1110 FIG2 Rivodutri

Della Porta di Rivodutri non conosciamo il nome del costruttore o quello del committente, ma possiamo avanzare un’ipotesi circa il personaggio che ha introdotto nell’ambiente reatino il particolare simbolismo di questa "mistica della Palma": lo si può forse individuare nel cardinale Gianfrancesco Guidi di Bagno, Vescovo di Rieti e prima Nunzio apostolico a Bruxelles dal 1621 al 1627, incaricato dalla Propaganda Fidei d'indagare sui protestanti di Germania, il quale per tale motivo potrebbe aver avuto conoscenza della tedesca Società fruttifera (Fruchtbringende Gesellschaft), la quale aveva come emblema una palma da cocco e che su quest'albero formò la sua concezione del mondo fig. 3.
Esaminando i bassorilievi che compongono la Porta fig. 4 si nota come la figura maggiormente ricorrente sia la palma in ambedue le principali varianti, come palma da cocco nelle quattro figure componenti gli stipiti della Porta e come palma da dattero nella decorazione che dagli angoli interni degli stipiti sale sull’arco. La differenza è interessante, perché se la palma da dattero è quella a cui fanno riferimento i testi biblici, i quali svolgono un ruolo di rilievo per la comprensione della Porta di Rivodutri, la, diciamo così, “novità” è costituita dalla presenza della palma da cocco che, pur conosciuta fin dall’antichità, non ci risulta che abbia mai avuto esplicitamente parte nel simbolismo sia vetero che neotestamentario. Se la palma è la più importante caratteristica della Porta di Rivodutri, sorge spontanea una domanda: perché venne usato in Occidente il simbolo della palma in una costruzione del XVII secolo quando la “sede naturale” di questo simbolo è l’Oriente? E per quale motivo la società letteraria tedesca a cui abbiamo accennato scelse proprio la palma da cocco come proprio emblema?

1110 FIG3 SOC FRUTT EMBLEMA1110 FIG4 Schema della porta

La stessa domanda è stata posta nel 2008 dal van Dixhoorn nel suo accurato studio sulla Società fruttifera: "Perché il principe Ludwig [Ludwig I di Anhalt-Köthen fu il fondatore della Società fruttifera], così affascinato dall’ideale di una riforma culturale della Germania, scelse un emblema così distante dalla propria cultura? Sicuramente vi era anche il ben noto amore delle corti per le curiosità, ma tale spiegazione non è del tutto soddisfacente. La contraddizione tra elementi profani e la loro utilizzazione (come vino, latte, zucchero, tazze o pentole) e l’immagine esotica di un albero della palma sembra sottolineare un fatto che il principe Ludwig espresse in una lettera del 19 Agosto 1623 al principe Christian II von Anhalt-Bernburg ("socio" n° 51 dal 1622 col nome di "l’Immutabile", der Unveränderliche [suo nipote]). Qui egli cita l’etimologia della parola germanico, che in accordo con Aventinus è strettamente correlata a germinare, sprossen o fruchtbringen. La parola germanico porta al termine familiare fruchtbringen e ambedue le parole e i contesti rimandano l’uno all’altro. Un individuo può essere produttivo e nützlich, secondo la traduzione in tedesco, se accetta e cerca di comprendere (e di tradurre) il nuovo e l’estraneo… i membri [della Fruchtbringende Gesellschaft] devono essere abili nell’aprire la mente all’"altro", il che non si riferisce solo ai differenti linguaggi e alla "nuova scienza", ma anche alla libertà di pensiero religioso", e ciò dipenderebbe dalla "forte sensazione d'inferiorità [dei tedeschi del tempo] nei confronti delle altre nazioni europee".1110 FIG5 Palma e Amburgo

La spiegazione di van Dixhoorn ci sembra parziale e riduttiva: ad esempio la palma nella concezione ideale della Società è anche un simbolo di protezione, come si può riscontrare in due stampe provenienti da testi scritti da soci, l’una riguardante il periodo di pace e l’altra il tempo della guerra: nella prima una palma gigantesca sovrasta la città di Amburgo a salvaguardarla fig. 5, nella seconda una donna piangente in ginocchio prega con lo sguardo rivolto verso una palma, mentre sul fondo si vede la distruzione di una città fig. 6. In ambedue le immagini la palma è presentata come elemento di speranza, di aiuto, di protezione, tutti significati che poco hanno a che vedere col "comprendere il nuovo e l’estraneo" e la "sensazione d'inferiorità" dei Tedeschi. La Fruchtbringende Gesellschaft nasce in un momento cruciale per la religione cristiana nel periodo della separazione delle diverse professioni protestanti dal cattolicesimo romano, iniziata esattamente un secolo prima della sua fondazione: per quanto qui ci interessa, dobbiamo rilevare come uno degli elementi fondamentali del protestantesimo era l’approfondimento della  conoscenza della Bibbia da parte dei laici, direttamente dal singolo individuo e non più con la mediazione delle gerarchie religiose, il che comportava una conoscenza dei temi biblici che non trovava riscontro nei fedeli cattolici, salvo l’eccezione di personaggi di alto livello culturale.

A testimonianza di questo facciamo notare come una società analoga alla Società fruttifera e ad essa contemporanea, la Tugendliche Gesellschaft, società "al femminile" costituita dalle dame in genere mogli o comunque parenti dei "soci" della Fruchtbringende nella quale erano accettati solo soggetti maschili, avesse stabilito per i suoi membri un numero chiuso di settantatre soci, i quali solo in caso di decesso potevano essere sostituiti da nuovi iscritti. Il numero 73 fa esplicitamente riferimento a quanto narrato in Esodo 24,19 dove, parlando dell’ascesa di Mosè al monte Sinai per ricevere le tavole della Legge, è detto che egli era accompagnato da settantatre anziani. 1110 FIG6 Palma e donna che pregaCiò dimostra non solo una buona conoscenza del testo veterotestamentario, ma soprattutto la sua applicazione "pratica" nel contesto di una società letteraria: riteniamo quindi che il simbolo della palma, così frequente soprattutto nell'Antico Testamento, sia stato adottato dalla Società fruttifera non solo per il valore economico dell’albero o come riferimento all’unità delle forze sul piano sociale (come sembra argomentare una composizione poetica della Società), ma anche per i significati simbolici che in essa sono presenti. Il simbolo della palma, ben conosciuto in tutto l’Oriente, per quanto concerne il mondo ebraico e cristiano si ritrova in molti testi dell'Antico Testamento (Levitico 23,40; Deuteronomio 34,3; Giudici 4,5; 1 Re 6,29-35; 1 Maccabei 13,51; Salmi 92 (91),13; Cantico dei cantici 7,8-9; Ezechiele 41,18-20), e del Nuovo Testamento (ma limitatamente a due citazioni: Giovanni 12,13 e Apocalisse 7,9). Un'attenta lettura della Bibbia e dell'Antico Testamento non poteva non soffermarsi su questo simbolo della palma, che già era stato oggetto di due tra i primi trattati di mistica tedesca scritti tra XII e XIII secolo, la Palma contemplationis e il Cantico dei Cantici di San Trudperto, anche se in àmbito cristiano vi era stato uno sviluppo del simbolismo della palma fin dagli scritti apocrifi del V secolo detti della Dormitio Mariae.
Osserviamo però che è probabilmente la palma da dattero (visto che non è mai specificato il tipo di albero se non in modo indiretto nel Cantico dei Cantici) ad apparire nelle scritture vetero e neotestamentarie, mentre nella Società fruttifera, come nella Porta di Rivodutri, il simbolo è la palma da cocco, per altro già nota nell’antichità, anche se "ufficialmente" si ritiene che essa sia stata introdotta in Europa dai colonizzatori spagnoli e portoghesi che l’avevano conosciuta e apprezzata nell’America del Sud. Rappresentazioni della palma da cocco sono di recente venute alla luce col restauro delle placche in oro della bardatura di uno dei carri del "tesoro" di Tut Ankh-Amon recentemente restaurato fig. 7, mentre in Europa si trova, al tempo dell’Impero romano, sul fregio che compare sull'elmo di gladiatore trace del Museo Archeologico di Napoli del I-II secolo d.C..

Lo sviluppo della "mistica della palma" nel 1600 costituisce una storia complessa in cui si intrecciano almeno tre filoni principali: due presenti nell’àmbito protestante germanico, la nascita della Società dei Rosa+Croce e l’istituzione della Società fruttifera a cui si è accennato, e la reazione cattolica a questi eventi. All’inizio dell’affermazione di questa "mistica della palma" vi sono alcuni eventi accaduti nel secondo decennio del ‘600 in alcuni stati tedeschi, in particolare nel Palatinato e nell’Anhalt: il movimento dei Rosa+Croce si rese pubblico con i "manifesti" stampati tra il 1614 e il 1616, ritenuti opera di Johannes Valentin Andreae, il quale nel 1619 scrisse la Reipublicae Christianopolitanae descriptio, di cui nel 1620 la Società fruttifera pubblicò una specie di riassunto col titolo Christianae societatis imago.
Questa Società fruttifera era nata nel 1617, proprio in coincidenza con la comparsa dei manifesti rosacrociani (ed esattamente a un secolo di distanza dall’inizio del luteranesimo), in apparenza per la protezione della madre lingua tedesca seguendo esplicitamente il modello dell’italiana Accademia della Crusca: la Società, costituita quasi per intero da nobili tedeschi, prese come emblema la palma da cocco, ebbe sicuramente rapporti con la Rosa+Croce e quasi con certezza la sua struttura "interna" potrebbe essere stata costruita sulla Christianae societatis imago di Valentin. In questo periodo la Rosa+Croce ebbe un grande sviluppo tra i protestanti tedeschi, probabilmente con la protezione del duca Federico V del Palatinato il quale ne favorì diffusione, e il suo cancelliere, il principe Christian I di Anhalt-Bernburg, comandante delle armate nella guerra contro l’Imperatore cattolico, era dal 1619 "socio" n° 26 della Società nonché fratellastro del principe Ludwig I di Anhalt-Kothen, uno dei nove fondatori della Società e suo primo presidente (furono numerosi gli Anhalt "soci" della Società fruttifera).Tale concentrazione di nobili protestanti tedeschi intorno a ideali ermetici e alchemici probabilmente mutuati dalla Rosa+Croce preoccupò fortemente la Chiesa cattolica, che in risposta contrattaccò tra l’altro con la pubblicazione della Palma triumphalis di Friederich Forner, vescovo suffraganeo di Bamberga, attacco che sembra avere lo scopo di riprendere possesso del simbolo della palma, simbolo cristiano fin dalle origini che entrò far parte del bagaglio teologico e mistico cattolico, che nelle mani dei protestanti della Società era diventato il simbolo di una potente associazione d'ispirazione rosacrociana.

L’opera è dedicata all’Imperatore cattolico Ferdinando II, il quale viene esortato alla lotta contro l’eresia calvinista e luterana ma soprattutto contro la fraternità dei Rosa+Croce, attaccati violentemente tra l’altro per il loro utilizzo dell’Alchìmia e per la falsa medicina che propugnano. La palma è il simbolo della vittoria di Federico contro i nemici esterni come quelli interni, cioè i protestanti: “A te spetta la VITTORIA, a te il TRIONFO, tua è per merito la PALMA TRIONFALE, di cui questo mio piccolo libro dimostra e rappresenta il preannuncio e in certo qual modo lo schema” , ma tutte queste vittorie, fino alla sconfitta dei Turchi a Lepanto, sono dovute, ripete più volte il Forner, all’intercessione di Maria (già associata alla palma fin dagli scritti apocrifi proto cristiani), la quale diviene così il simbolo stesso della vittoria. Nei manifesti rosacrociani come nei testi di Valentin Andreae non vi è traccia di un simbolismo della palma, la quale sembra quindi essere caratteristica peculiare della Società fruttifera, Società  che molto probabilmente il Forner conosceva, anche per la vicinanza geografica, essendo Bamberga a poco più di 180 km di distanza da Weimar, il centro principale della Società. Se il Forner ne aveva conoscenza, allora la presenza nel frontespizio del suo libro fig. 8 di uno scudo con una palma priva di frutti su un lato e di un secondo scudo con una mano che scende dal cielo offrendo un ramo di palma a una seconda mano che sorge dalla terra si potrebbe interpretare come un’allusione alla Società fruttifera, la cui palma è priva di frutti (presenti invece nell’emblema della società) mentre solo Dio può consegnare agli uomini la vera palma fruttifera. Su questa linea si potrebbe inserire la figura di Gianfrancesco Guidi di Bagno quale intermediario tra la protestante Società fruttifera e la riacquisizione cattolica del simbolo della palma, che prese forma in modo visibile nella pietra della Porta di Rivodutri. Il Cardinale Guidi (1578-1641), appartenente alla nobile famiglia di origine longobarda dei conti Guidi di Toscana e imparentato in linea materna coi Colonna, fu uno dei più importanti diplomatici della Santa Sede nel XVII secolo e trattò in particolare con le corti di Austria, Francia e Inghilterra. 1110 FIG8 Forner copertinaTra il 1621 e il 1627 il Guidi divenne Nunzio apostolico nei Paesi Bassi e con la creazione dell’Istituto di Propaganda Fidei nel 1622 gli venne affidato il compito di contrastare la diffusione del protestantesimo in Europa, dapprima per le zone protestanti dei Paesi Bassi, Inghilterra, Scozia, Irlanda, Norvegia, Islanda, Danimarca e in seguito anche per la Germania settentrionale e la Svezia, per cui a tale scopo inviò in Germania e in Danimarca due frati domenicani a indagare sulla situazione religiosa sia dei cattolici che dei protestanti. Inoltre come Nunzio svolse anche attività diplomatica presso Federico V del Palatinato per ottenere la restituzione dei beni ecclesiastici cattolici che in questa regione erano stati confiscati dallo Stato, il che significa che molto probabilmente ebbe rapporti col suo cancelliere, Christian I di Anhalt-Bernburg, "socio" della Fruchtbringende Gesellschaf. Per la sua attività come delegato di Propaganda Fidei il Guidi ebbe di sicuro modo di essere informato della più importante società di origine protestante allora esistente nei paesi germanici, la Società fruttifera, e il libro di Friederich Forner contro i protestanti tedeschi e la Rosa+Croce venne pubblicato nel 1621, cioè lo stesso anno dell’insediamento del Guidi come Nunzio nei Paesi Bassi.

Il simbolismo della palma esaltato dalla protestante Società fruttifera ma recuperato nell’àmbito cattolico, come dimostrano diversi testi stampati nel ‘600, potrebbe essere stato portato dal Guidi nel reatino quando venne nominato Vescovo di Rieti: egli potrebbe costituire il tramite per mezzo del quale la "mistica della palma", in chiave cattolica e non più protestante, giunse nel territorio di Rieti e ipotizziamo che essa sia potuta giungere a Rivodutri concretizzandosi nella pietra della Porta Ermetica per il tramite della famiglia Camiciotti, che allora aveva in proprietà il palazzo di cui la Porta avrebbe fatto parte, in quanto appartenendo molti di essi alla gerarchia ecclesiastica di Rivodutri avevano certamente contatti col vescovado e quindi col Guidi. È certa l’attività nello sviluppo della fede cattolica svolta dal Guidi a Rieti dal 1635 al 1639, nell’àmbito del cui vescovado rientrava Rivodutri, tra cui riteniamo interessante il fatto che avesse introdotto l’uso della lingua italiana nei decreti vescovili, il che sembra la risposta all’uso della lingua tedesca celebrato dai protestanti della Società fruttifera. La presenza protestante nell’area reatina sembra sia stata scarsa o nulla: "L'ortodossia, infatti, non correva alcun pericolo, come può desumersi dall'assoluta assenza del benché minimo segno d'inquietudine religiosa e d'infiltrazione dell'eresia protestante, anche se, dai decreti di sacra visita, traspare, nell'autorità, qualche preoccupazione".
Questo particolare farebbe quindi escludere che la "mistica della palma" a Rivodutri possa essere stata legata ad ambienti protestanti e si può affermare che essa sia stata di esclusiva natura cattolica, per cui ci troveremmo di fronte a un’espressione di quell’Ermetismo cattolico che ha origini lontane e potrebbe essere giunto fino a noi. Di certo il ‘600 fu un periodo di grande crescita del cattolicesimo nel territorio del vescovado di Rieti: "Il '600 segna quasi ovunque in diocesi una notevole crescita almeno esteriore. Si fondano, specie all'inizio, nuovi conventi, spuntano santuari e cappelle votive, si scindono parrocchie e se ne creano di nuove, aumentano chiese e altari", segno di una decisa spinta da parte dei Vescovi alla diffusione della fede, certamente anche attraverso la creazione o quanto meno il riconoscimento di confraternite che promuovessero e difendessero la fede, una delle quali potrebbe essere stata depositaria di conoscenze ermetiche oltre che mistico-teologiche, come'era la norma nelle associazioni non solo laiche ma anche religiose fin dal primo Medioevo. Dopo il Forner altri scrittori cattolici ripresero nello stesso secolo il simbolismo della palma nei loro lavori, esaltando il rapporto esistente tra il simbolo della palma significante vittoria, protezione e fonte di beni materiali e spirituali e la figura di Maria, in particolare a partire da un’esegesi del capitolo VII del Cantico dei Cantici: in conclusione le due palme che s'incrociano sul fronte della Porta di Rivodutri potrebbero essere simbolo di Maria janua coeli, protettrice e intermediaria tra il mondo degli uomini e quello celeste.

Indice delle Figure

Fig. 1 La Porta ermetica di Rivodutri prima del terremoto del 1948 (foto Prof. Vannozzi).

Fig. 2 Via Umberto I a Rivodutri (foto dal sito del Comune di Rivodutri).

Fig. 3 L’impresa della Fruchtbringende Gesellschaft o Società fruttifera, da Fortpflantzung der Hochloblichen Fruchtbringenden Gesellschaft del 1651 (Herzog August Bibliothek Wolfenbüttel).

Fig. 4 Lanzi: lo schema della Porta di Rivodutri (da A. M. Partini e C. Lanzi, La Porta ermetica di Rivodutri, Roma 1999).

Fig. 5 La città di Amburgo protetta dalla palma (incisione del Döler, 1647).

Fig. 6 Una donna prega la palma durante un episodio di guerra  (da Von Hille Der Teutsche Palmbaum).

Fig. 7 Lamina del carro del Faraone Tut ankh-Amun (Museo del Cairo).

Fig. 8 Frontespizio della Palma triumphalis miraculorum Ecclesia Catholicae del vescovo Forner, Ingolstadt 1621.

 

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