L’attività di Michelangelo si svolse non solo nei grandi centri come Roma e Firenze ma anche nel territorio prenestino, dove operò fin dal 1520 a Capranica Prenestina con due sculture per la chiesa di S. Maria Maddalena, il Leone reggistemma e il cosiddetto Eolo, scolpite su commissione della famiglia dei Capranica[1], e la celebre Pietà prenestina, anche se oggetto di dispute circa la sua autenticità. La sua presenza a Capranica e a Palestrina divenne certo più frequente con il rapporto che lo legò, a iniziare sembra dal 1536, a Vittoria Colonna, la cui famiglia, del ramo dei Colonna di Paliano, era fin dai suoi inizi signora della vicina Rocca di Cave e in seguito della stessa Capranica Prenestina.

Questo ci dà lo spunto per parlare, lasciando la critica strettamente artistica a persone ben più preparate, delle radici profonde che hanno motivato il lavoro di Michelangelo e che hanno avuto un evidente influsso sulle sue opere, attraverso un’evoluzione che da conoscenze esoteriche[2] legate all’Ermetismo e alla Kabbalah lo condusse ad esperienze più strettamente religiose in àmbito cattolico-riformista.

Michelangelo (1475-1564) frequentò dal 1488-1489 il giardino di San Marco, dove Lorenzo de’ Medici aveva raccolto le sue collezioni di arte antica: qui venne notato da Lorenzo che lo prese sotto la sua protezione e “gli fece dare una buona camera in casa, dandogli tutte quelle comodità ch’egli desiderava[3]: alla corte dei Medici, dove visse tra il 1490 e il 1494, quindi nell’età tra i 15 e i 19 anni, ebbe modo di conoscere i principali esponenti dell’Accademia neoplatonica di Firenze.

Di un’effettiva partecipazione di Michelangelo alle sedute dell’Accademia non si fa parola nella Vita del Vasari mentre in quella del Condivi si legge un accenno ai suoi rapporti col Poliziano il quale “conoscendo Michelagnolo di spirito elevatissimo molto lo amava e lo spronava, benché non bisognasse, allo studio[4].

L’Accademia neoplatonica di Firenze venne fondata nel 1462 da Cosimo de’ Medici e da lui affidata a Marsilio Ficino, caposcuola del neoplatonismo e neopitagorismo in Italia ma soprattutto traduttore del Corpus Hermeticum, Accademia a cui prendevano parte i grandi intelletti dell’epoca tra cui Pico della Mirandola, Angelo Poliziano, Leon Battista Alberti, e che influenzò oltre Michelangelo artisti come il Botticelli e il Pollaiolo, Luca Signorelli e lo stesso Leonardo da Vinci.

L’opera del Ficino dette un fondamentale contributo alla conoscenza delle opere integrali di Platone, di Plotino e dei neoplatonici greci, fino ad allora conosciute solo attraverso citazioni degli autori latini: gli scritti originali giunsero in Italia in coincidenza con il Concilio che doveva cercare di sanare la separazione tra Chiesa d’Occidente e Chiesa d’Oriente e questo permise al Ficino di conoscere gli originali e di tradurli in latino, mettendo così a disposizione degli studiosi un vasto materiale praticamente sconosciuto. Oltre ai dialoghi di Platone tradusse dal greco la Teogonia di Esiodo, le Enneadi di Plotino e la vasta letteratura nota con il nome di Inni omerici e di Inni orfici. In seguito all’espulsione degli ebrei dalla Spagna nel 1492 con il Decreto dell’Alhambra, che determinò la dispersione degli ebrei spagnoli in Europa e per quanto ci interessa in particolare a Firenze, Ficino ebbe la possibilità di avvalersi dell’opera di sapienti conoscitori delle opere in ebraico per le sue traduzioni dei testi talmudici e cabalistici.

Gli studi di Ficino lo condussero a riprendere il concetto che già fu di S. Agostino sulla continuità tra la sapienza pagana degli antichi e la perfezione della verità rivelata dal Cristo: “Quella che si chiama ora religione cristiana esisteva già presso gli antichi: non è venuta mai meno al genere umano dagli inizi fino all’Incarnazione di Cristo, dopo la quale la vera religione, che esisteva già prima, cominciò ad essere chiamata cristiana” (Retract. I, 13). Nella Theologia platonica de animorum immortalitate, completata nel 1474, Ficino espose la sua idea di una philosophia perennis, secondo cui il Verbo ha portato al compimento e alla perfezione la sapienza di una catena ininterrotta di saggi che va da Pitagora e Platone a Mosè e ad Ermete Trismegisto e che si concentra nella rivelazione della conoscenza del divino attraverso i due principi della Bellezza, manifestazione di Dio nel cosmo che l’uomo deve a sua volta ricreare sulla terra, e dell’Eros, inteso sia come brama istintiva e passionale che come desiderio del divino a cui giungere per il mezzo di un’ascesi mistica. Non possiamo qui analizzarli, ma i dipinti di Botticelli La nascita di Venere e soprattutto La Primavera costituiscono la rappresentazione visiva di tali concetti.

Nello stesso periodo sempre a Firenze Michelangelo, come riferisce il Vasari[5], aveva letto le opere e ascoltato le prediche del Savonarola (messo al rogo nel 1498 quando Michelangelo era già a Roma), il quale per i critici influenzò alcune sue opere del primo periodo, dalla Madonna della scala alla Pietà vaticana[6].

In terzo luogo la conoscenza di Michelangelo della Kabbalah poté essere mediata dagli insegnamenti di Marsilio Ficino e di Pico della Mirandola ma soprattutto egli si avvalse dei rapporti che ebbe con il cardinale Egidio da Viterbo[7] alla corte di Giulio II, quando ebbe l’incarico di affrescare la volta della Sistina; anche se di un loro rapporto non abbiamo prove certe, questa è l’ipotesi più accreditata dagli studiosi[8].

Egidio era a quel tempo alla corte di Giulio II[9] e partecipò alla progettazione dell’affresco, dando molto probabilmente i suoi consigli di esperto della cultura ebraica e della Kabbalah in particolare, per cui i riferimenti cabalistici presenti nell’opera potrebbero essere opera sua più che di Michelangelo stesso.

Al primo periodo, che può essere collegato alla frequentazione con i membri dell’Accademia fiorentina, risale il bassorilievo della Madonna della scala del 1491 FIG. 1, scolpito da Michelangelo all’età di soli 16 anni: la Madonna seduta su di un cubo ha in braccio il Bambino che volta le spalle a chi guarda, alla sua destra una scala di sei scalini su cui salgono e scendono tre figure di angeli senza le ali (come li dipinse anche nella Cappella Sistina), mentre una quarta figura dietro la Madonna, un piccolo putto con le ali, regge un drappeggio o forse il mantello della Madonna.

 

Fig. 1 - Bassorilievo scolpito da Michelangelo nel 1491 a 16 anni di età.

 La scala di Giacobbe (Genesi XXVIII, 10-22) era stata oggetto di una predica del Savonarola, il quale aveva interpretato la scala come simbolo della croce e della passione di Cristo e il significato dei sette gradini come momenti di ascesa di Dio, elementi ripresi da Michelangelo (ma i gradini della sua scala sono sei).

L’elemento più interessante del bassorilievo è il sedile su cui si trova la Madonna: nella simbologia platonico-pitagorica dei poliedri cinque sono quelli connessi ai cinque Elementi, il tetraedro (simbolo del Fuoco), l’esaedro (Terra), l’ottaedro (Aria), il dodecaedro (Acqua) e l’icosaedro (Etere) FIG. 2, e in questo bassorilievo la Madonna siede su di un cubo, simbolo della Terra e quindi del suo potere sulla materia; allo stesso modo nelle raffigurazioni più comuni essa ha i piedi poggiati sulla testa del serpente, figura della Terra, e sulla semiluna, perché essendo assunta in Cielo Maria è al di là delle sfere celesti. Il cubo verrà ripreso in Massoneria come simbolo dell’uomo e allegoria del lavoro che deve compiere l’iniziato (“sgrezzare la pietra”).

 

Fig.2 - Il tetraedro (Fuoco), l’esaedro (Terra), l’ottaedro (Acqua), il dodecaedro (Aria) e l’icosaedro (Etere). Nella fila inferiore i “duali” dei poliedri: il Fuoco genera un duale eguale a sé stesso, la Terra e l’Acqua si tramutano l’uno nell’altra e così l’Aria e l’Etere (da Lanzi, Geometria e Alchimia, Simmetria, Roma 2018).

 

Il cubo come sedile è riscontrabile in molte altre opere di Michelangelo: nel tondo Pitti (tra 1503 e 1505), nel Mosè (tra 1503 e 1515, ritoccato nel 1542 ma solo frontalmente), negli Ignudi della volta della Cappella Sistina (tra 1508 e 1512) e nella Madonna Medici della Sagrestia di San Lorenzo (tra 1521 e 1534).

Il secondo elemento che potrebbe essere interpretato come simbolo ermetico è l’insolita posizione del Bambino raffigurato non di fronte come in tutte le composizioni artistiche ma di schiena: da alcuni critici d’arte l’immagine è considerata un’anticipazione della Pietà perché il bambino abbandonato in grembo alla Madonna sembra come se fosse morto, ma probabilmente il significato era altro: Michelangelo nel disegnare il Bambino di schiena voleva simboleggiare il mysterium absconditum custodito dalla Donna che domina la materia terrena identificata nell’esaedro.

Il secondo periodo dell’attività artistica di Michelangelo ha la sua maggior espressione esoterica nell’affresco della volta della Cappella Sistina (1508-1512), in cui prevale l’interesse dell’artista per l’Ermetismo e per la Kabbalah, dottrina che avrebbe conosciuto sia all’Accademia neoplatonica sia per mezzo di Egidio da Viterbo, che come si è detto fu partecipe del progetto.

Un interessante e complesso esame del simbolismo cabalistico delle scene della Cappella Sistina è stato pubblicato nel 2008 da Blech e Doliner[10], testo che va letto con attenzione ed esame critico considerato l’arroganza religiosa (e anche storica) degli autori e la loro mancanza di una profonda conoscenza degli argomenti di cui trattano.

Ad esempio essi, seguendo un’informazione presente anche in siti autorevoli[11], affermano che la Sistina ha le stesse dimensioni del Tempio di Salomone, il che è erroneo perché la Sistina misura 40,93 metri di lunghezza per 13,41 di larghezza e 20,70 di altezza[12] FIG. 3 mentre il Tempio in I Re VI, 2 misura rispettivamente, trasformando i cubiti in metri, circa metri 27 x 9 x 14 Fig. 4, per cui sarebbe più corretto dire che la Cappella Sistina rispetto al Tempio di Salomone è stata costruita secondo un rapporto di proporzione tra le misure: 1:3 tra larghezza e lunghezza, 1:1,5 tra larghezza e altezza. Ciò vuol anche dire che papa Sisto IV, che ne ordinò la costruzione, intendeva dare all’opera un significato preciso, perché le maggiori proporzioni della Cappella rispetto al Tempio di Salomone sembrano indicare una volontà di affermare la superiorità del cristianesimo sull’ebraismo, che in un certo senso dentro di esso viene ad essere compreso. 

 

Fig.3 - La Cappella Sistina vista dall’esterno: le sue misure sono in proporzione con quelle del Tempio di Salomone, rispettivamente 3:1 tra lunghezza e altezza e 1,5:1 tra larghezza e altezza.

 

Fig.4 - Ricostruzione del Tempio di Salomone sulla base delle misure riportate in I Re VI, 2 in cubiti e tradotte in metri.

 

Non è possibile in questa sede esaminare tutti gli elementi cabalistici presenti nella Sistina, per cui ci limiteremo a commentare tre scene particolarmente significative: la creazione del cosmo, la creazione dell’uomo e il peccato originale.

Nella prima scena Fig. 5 si può osservare un particolare curioso: la figura alla sinistra del Creatore (interpretata come una seconda immagine di Dio per il colore del manto) ha le vesti scompigliate e mette in mostra, con rispetto parlando, il deretano. Il gesto viene considerato come un’offesa lanciata da Michelangelo al papa Giulio II che gli aveva affidato un lavoro, quello della pittura, che lui disdegnava, e che i due autori de I segreti della Sistina definiscono “un insulto cosmico da parte dell’Onnipotente in persona” verso il papa[13].

 

Fig. 5 - Volta della Cappella Sistina: Creazione del cosmo. Si veda quanto scritto nel testo sull’esposizione del deretano nudo come gesto di scherno.

 

Il significato della scena è molto più importante di quanto essi scrivono, ignorando (o facendo finta di ignorare) che il gesto era ben conosciuto nel mondo ebraico e faceva parte di quelli che venivano “dedicati” al cristianesimo, come scrive Toaff[14]: “Il deretano in bella mostra (era) un atto blasfemo riservato (dagli ebrei) talvolta al passaggio delle processioni sacre”. Questo rientrava nel più ampio quadro di ostilità e derisione della religione cristiana esistente nel mondo ebraico fin dal II o al massimo IV secolo, epoca a cui risalgono gli scritti noti come Toledot Yeshu (Storie di Gesù), “una biografia virulentemente denigratoria di Gesù[15], più volte rimaneggiati e ampliati nei secoli successivi e la cui antichità è di gran lunga anteriore alle repressioni anche feroci a cui gli ebrei furono sottoposti a partire dal Medioevo, le quali pertanto non possono giustificare questi scritti. L’ostilità degli ebrei verso il cristianesimo era ben manifesta nella preghiera Dobbiamo lodare il Signore, che “veniva recitata non solo durante le feste e solennità ma anche più volte al giorno”, e in particolare nella celebrazione del rituale del Seder, la cena con cui si apriva la celebrazione della Pasqua ebraica[16].

La seconda scena della volta della Sistina che prendiamo in considerazione è la “Creazione di AdamoFig. 6: in essa si può vedere un’applicazione della proporzione aurea, un particolare rapporto di dimensioni che è considerato sacro dagli artisti che seguono le formule esoteriche del disegno, ma in particolare si nota come Dio appare avvolto in un curioso panneggio che viene interpretato come una raffigurazione dell’emisfero destro del cervello umano[17]. Nella fisiologia cabalistica la parte destra del cervello è messa in rapporto con la sefirah della Sapienza (Chochmà) mentre la metà sinistra lo è con Binah, l’Intelligenza[18], e il cervello in sé è considerato la sede del liquido seminale: in altre parole Michelangelo avrebbe raffigurato la creazione dell’uomo come opera della Sapienza divina fecondante.

 

Fig. 6 - Volta della Cappella Sistina: Creazione di Adamo. Possibile correlazione tra la figura di Dio e la metà destra del cervello umano.

 

Infine prendiamo in esame l’affresco della “Tentazione di Adamo ed EvaFig. 7: l’albero della Conoscenza del Bene e del Male nella tradizione cristiana è un melo, a causa del duplice significato di malum come “male” e come “mela”, mentre nel Talmud è detto trattarsi di un fico (e infatti Adamo ed Eva dopo il peccato si coprono con foglie di fico), e il tentatore è descritto come un essere femminile con braccia e gambe e non un serpente vero e proprio, per cui Michelangelo qui segue esattamente la tradizione ebraica. Blech e Doliner, come in altre affermazioni, sono troppo presi dalla loro presunzione che solo nella Kabbalah esista la vera sapienza e quindi che l’immagine del serpente-donna e del fico come Albero della Conoscenza siano una “esclusiva” della Kabbalah: non solo la raffigurazione del tentatore con un torso femminile e le braccia era già conosciuta in testi alchemici del secolo precedente Fig. 8, ma l’albero di fico si trova già un secolo prima di Michelangelo ad esempio nei dipinti di Masolino da Panicale Fig. 9, e Raffaello Fig. 10 lo dipinse in Vaticano nel 1508, cioè poco tempo prima che Michelangelo iniziasse ad affrescare la volta della Sistina.

 

Fig. 7 - Volta della Cappella Sistina: Tentazione di Adamo ed Eva.

 

 

Fig. 8 - Tentazione di Adamo ed Eva nel ms Guelf. 188 Blank c. 2v della Biblioteca di Wolfenbüttel: la figura del serpente tentatore con torso femminile e braccia era già conosciuta nel XIV sec.

 

 

Fig. 9 - Masolino da Panicale, Tentazione di Adamo ed Eva (1425): l’Albero della Conoscenza come fico e non come melo.

 

 

Fig. 10 - Raffaello, particolare dalla Tentazione di Adamo ed Eva (1508): l’affresco di Raffaello nella Stanza della Segnatura in Vaticano (curiosamente dipinto ad imitazione di un mosaico) raffigura anch’esso l’Albero della Conoscenza come fico. L’affresco venne compiuto nell’anno in cui Michelangelo iniziò il lavoro alla volta della Cappella Sistina.

 

 [1] La paternità di Michelangelo per queste due opere è basata sull’attribuzione allo scultore come risulta dalle visite pastorali alla chiesa di S. Maddalena a Capranica (C. PANEPUCCIA, Michelangelo, la committenza Porcari-Capranica e le sculture michelangiolesche nell’area prenestina, pp. 98-99, in Michelangelo scultore, lo sguardo indiscreto, Erreciemme editore, Roma 2010). Certamente invece opera sua la scultura del Cristo risorto per la cappella dei Porcara-Capranica in Santa Maria sopra Minerva, eseguita tra il 1519 e il 1520 da Michelangelo su contratto con i nipoti di Maria Porcari stipulato il 14 Giugno 1514 (PANEPUCCIA, Michelangelo, pp. 100-102. A. ESPOSITO, L’agire delle donne romane nella trasmissione della memoria, in Donne di Pietra. Immagini, vicende, protagoniste delle sepolture romane del Rinascimento: una ricerca in corso, Mèlanges de l’Ecole franҁaise de Rome, 127-1, 2015).

[2] Esoterismo è termine di origine greca derivato dal comparativo dell’avverbio εσω, “interno” εσωτέρω, quindi traducibile come “più interno” rispetto ad exoterico che indica ciò che è “più al di fuori, più esterno”, εξωτέρω.

La parola al giorno d’oggi ha assunto i più diversi significati ed è stata applicata a contesti differenti che vanno dalla magia alle faccende segrete e addirittura alle sette sataniche, e i travisamenti a cui è stata sottoposta si possono anche vedere nell’utilizzo di simboli che sono stati completamente incompresi, come nel caso dell’incomprensibile segno pacifista ideato nel 1958 dal disegnatore Gerard Holtom, che nell’alfabeto Younger Futhark ha il significato di “morte”, in quanto rovesciamento della runa Algiz (“alce” nell’alfabeto Elder Futhark, “uomo” nel Younger, e per esteinsione “vita”).

Rifacendosi alla etimologia di esoterismo, essa indica (in termini molto, anzi troppo semplificati) una dottrina segreta di conoscenza che si realizza con l’uso di “tecniche” appropriate (in particolare per l’Occidente europeo l’Ermetismo e l’Alchimia), segreta in quanto non comprensibile e quindi non realizzabile da chiunque ma solo da individui qualificati che per apprenderla si applicano con un impegno profondo interiore di concentrazione e di meditazione ma anche fisico, perché l’approccio ad una dottrina esoterica richiede anche il raggiungimento di un dominio sulla propria corporeità per non essere sviati da pulsioni che possono ostacolare il processo di conoscenza. A titolo di esempio ricordiamo i mistici cristiani, i quali hanno sempre affiancato alla loro ricerca della conoscenza di Dio forme di ascesi (a volte anche aberranti, specie in forme deviate di misticismo) come punizioni corporali per sottomettere il corpo.

Ermetismo è il nome che si dà ad una delle tecniche che l’uomo può utilizzare per il suo percorso spirituale: nulla a che vedere, ovviamente, con argomenti quali i cosiddetti poeti ermetici del Novecento italiano o simili usi deviati del termine. L’Ermetismo trae il suo nome da Ermete Trismegisto, il “Tre volte grande Ermete”, al quale venne attribuita una raccolta di scritti greci tradotti in latino alla corte dei Medici da Marsilio Ficino, ove erano pervenuti dall’Impero bizantino, e tutt’ora noti con il nome di Corpus hermeticum. Il principio fondamentale è riassunto nella frase “Ciò che è in alto è come ciò che è in basso”, esiste cioè una perfetta corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo e l’essere umano è nel suo piccolo lo specchio della Natura creata in tutte le sue manifestazioni.

Più complesso parlare di Kabbalah (parola ebraica significante “tradizione”), o cabala come viene più semplicemente chiamata: la parola e stata travisata in significati aberranti, indicanti attività segrete e nascoste come “cabala politica”, per non parlare della “cabala del Lotto”, ma essa in realtà indica una dottrina segreta ebraica, considerata dallo Scholem (G. SCHOLEM, Le origini della cabala, Il Mulino, Bologna 1966, p. 7) la teosofia mistica ebraica per eccellenza, le cui prime notizie certe risalgono tra il XII e il XIII secolo ma le cui origini risalirebbero più indietro nel tempo (il testo in cui si possono riconoscere i primi elementi fondanti della Kabbalah, il Sèfer Jetziràh o “Libro della creazione”, risalirebbe al II-IV sec. d.C.), riservata ad adepti selezionati e tenuta gelosamente nascosta, anche se ai nostri giorni si trovano decine o meglio centinaia di libri che promettono di rivelarne i segreti.

[3] A. CONDIVI, Vita di Michelangelo Buonarroti raccolta da Angelo Condivi de la Ripa Transone, Antonio Blado Stampatore Camerale, Roma 1553, p. 5v.

[4] CONDIVI, Vita, p. 6v.

[5] G. VASARI , Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori ed architetti, Firenze 1550 (ed. Einaudi, Torino 1986), p. :“Ha similmente [letto] gli scritti del Savonarola, al quale egli ha sempre avuto grande affezione, restandogli ancor nella mente la memoria della sua viva voce”.

[6] F. VERESS Michelangelo e Savonarola: la Pietà di San Pietro, in “Zeitschrift für Kunstgeschichte”, 73, 2010, pp. 539-554. M. CALÌ La ‘Madonna della scala’ di Michelangelo, il Savonarola e la crisi dell’Umanesimo, in “Bollettino d’arte del Ministero dei Beni culturali” LII, 1967, pp. 152-167.

[7] L’agostiniano Egidio da Viterbo (data di nascita incerta - 1532): fautore anch’egli di una continuità tra la sapienza del passato, e in particolare il platonismo, e la dottrina cristiana, fu tra l’altro protettore di Pierio Valeriano, autore degli Hieroglyphica, opera che costituì per molti secoli un punto di riferimento per gli esoteristi italiani ed europei. Una copia del libro del Valeriano venne trovato nella biblioteca personale del Principe Raimondo de Sangro, il grande ermetista del ‘700 napoletano. , fu amico di Pico della Mirandola e di Marsilio Ficino, incontrato a Firenze nel 1496, e membro dell’Accademia Pontaniana di Napoli dove ebbe rapporti con lo stesso Pontano e con Jacopo Sannazzaro tra il 1499 e il 1501. In particolare, era sicuramente in contatto con Vittoria Colonna, a cui indirizzò sei madrigali.

Con le sue traduzioni di testi cabalistici (tra le altre ricordiamo la traduzione del Sepher Zohar) e gli studi basati su di essi Egidio aprì la strada all’introduzione dei principi della Kabbalah ebraica nel cristianesimo, che trovarono espressione in testi quali il Libellus de litteris hebraicis (1517), sul significato mistico dell’alfabeto ebraico, sia soprattutto nel suo fondamentale Schekinah (terminato nel 1531), in cui sono trattati i significati delle lettere e dei numeri nella mistica ebraica e i molteplici nomi di Dio.

[8] E. M. L. WAKAYAMA, Una nuova interpretazione iconografica della “Creazione di Adamo” di Michelangelo, in “Sturdi di storia dell’arte in onore di Maria Luisa Gati Perer” (a cura di M. Rossi e A. Rovetta, ed. Vita e Pensiero, Milano 1999, p. 215. V. MACAN, Gli Ignudi e i Medaglioni della Volta della Cappella Sistina (dissertazione per la licenza, 2005), Pontificia Università Gregoriana, Facoltà di Storia Ecclesiastica, p. 80, sul sito https://docplayer.it/7097996.

[9] B. BLECH e R. DOLINER, The Sistine secrets (trad.italiana I segreti della Sistina, Mondadori, Milano 2018, pp. 153-155). Gli autori, ambedue di religione ebraica (Blech è rabbino e insegna dottrine talmudiche alla Yeshiva University di New York), sono a volte presuntuosamente arroganti nei loro giudizi e per quanto concerne Egidio affermano che “aveva studiato superficialmente la Cabala ed era tutt’altro che un umanista neoplatonico”: quindi essi non conoscono le opere cabalistiche tradotte dall’ebraico dal cardinale di Viterbo né la sua posizione sulla philosophia perennis, identica a quella di Marsilio Ficino e dei platonici.

[10] BLECH e DOLINER, I segreti della Sistina.

[11] Così riporta anche il sito del Vaticano www.vaticanstate.va a proposito della Sistina.

[12] Da Cathopedia s. v. Misure.

[13] BLECH e DOLINER, p. 246.

[14] A. TOAFF, Pasque di sangue, ebrei d’Europa e omicidi rituali, Il Mulino, Bologna 2008, pp. 210-211. Si tratta della seconda edizione purgata dall’autore, poiché la prima gli venne fatta ritirare a forza da un ampio schieramento di rabbini e di intellettuali ebrei, non ostante Toaff, figlio del rabbino capo di Roma, sia professore di Storia del Medioevo e del Rinascimento presso la Bar Ilan Unversity di Israele.

[15] TOAFF, Pasque di sangue , pp. 193-195 e passim.

[16] TOAFF, Pasque di sangue, pp. 173-175.

[17] L’interpretazione del Dio-cervello è dovuta al medico ebreo Frank Mershberger ed è riportata in BLECH e DOLINER, pp. 251-253.

[18] Si veda la sintetica esposizione Il cervello umano al link http://cabala.org/alberodellavita/ilcervelloumano.shtml.

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