ATTENZIONE: L'INAUGURAZIONE DEL NUOVO ANNO ACCADEMICO E' SPOSTATA PRESSO I LOCALI DELLA PARROCCHIA DI S. LUCIA
LA CONFERENZA PERTANTO SI SVOLGERA' il 29 Settembre 2018 alle ore 16  PRESSO Sala Convegni Santa Lucia - Via di Santa Lucia, 5 - Roma.
Di seguito le indicazioni per raggiungere la sala convegni dalla sede di Simmetria in Via Grazioli Lante.
 

1067 Perrucchietti2

È molto tempo che non scrivo un editoriale in quanto ho sempre meno fiducia nelle dichiarazioni, di qualsiasi tipo esse siano e di chiunque siano, comprese le mie. Rischiano tutte di diventare stentoree, di trasformarsi in autocelebrazione. Esse scompaiono il giorno dopo che sono state scritte e, sopratutto se sono connesse a fatti di cronaca, si sciolgono come lo zucchero nel caffè e il lettore, aggrappato al suo smartphone, le dimentica un’ora dopo averle lette; nel caso migliore, ne ricorda solo una parte e, fatalmente, le distorce. 

Dunque, da qualche giorno è morto Hawking, scienziato famosissimo, inchiodato sulla sua sedia a rotelle per 50 anni, ma incredibile produttore di pensiero e teorie scientifiche ardite. Fontana zampillante di considerazioni assai complesse sulla fisica quantistica, sulle caratteristiche dei buchi neri e sulla loro compatibilità con la teoria della relatività e la gravitazione universale. La mia domanda, nel rispetto totale della persona, del suo attaccamento alla vita e della sua “intelligenza” è la seguente:

Se il Prof. Hawking non fosse stato costretto su una sedia a rotelle, sarebbe stato altrettanto famoso? E se non avesse proclamato una convinta antireligiosità avrebbe avuto lo stesso credito nel mondo scientifico? Cioè se non fosse stato, anche se all’interno della sua indubbia genialità, un prodotto del nostro mondo logico e tecno-logico avrebbe avuto la stessa fama?

Ne consegue qualche altra domanda.
Quanto contribuisce al mantenimento di un certo (ormai conclamato) torpore spirituale l’esistenza di una vera e propria “teologia scientifica moderna”, nella quale l’algoritmo mentale predomina su tutto e disconosce qualsiasi altra forma di gnosi?
Ad Hawking è stato attribuito un quoziente d'intelligenza mostruoso. E già su tale elemento ci sentiamo perplessi; non perché non fosse effettivamente dotato di straordinarie capacità mnemoniche e logiche, ma perché far coincidere l’intelletto con determinati parametri ne mortifica altri che, di norma, non sono compresi nella valutazione del cosiddetto Qi.
Ad esempio dove si colloca l’attitudine poetica tra le qualità umane? Che posto ha l’afflato mistico? Dove mettiamo le virtù? Che posto ha la generosità? Tutto ciò è forse al di fuori dell'intelligenza?
Questo ci fa sorridere nei confronti della pretesa post-galileiana di misurare tutto. Per misurare qualcosa bisogna creare dei riferimenti “scientificamente dimostrabili” delle cosiddette “unità di misura” fisse nei confronti delle quali si pronuncia una specie di “atto di fede”. Credo nell’atomo, nello spin, credo nell’evoluzione, credo nella gravitazione, credo nella velocità della luce, credo nel multiverso, credo nei “quanti”...

Invece, per lo stesso Qi, non si è trovato un metodo con parametri e metodi di misura che mettano tutti d’accordo, a meno di forzare la misura dell’intelligenza in una gabbia meccanica che uccida le qualità e le infinite sfumature del processo conoscitivo umano e le riduca a un fatto meccanico e quantitativo limitato ad alcune unità di misura (quali la velocità di apprendimento, la memoria, l’abilità logica).
Ho scritto in altri miei lavori come questi parametri entrino spesso in conflitto con la pretesa d'inserirli in qualcosa di misurabile. Cosa c’entra questo con le fake news?
C’entra, in quanto in un piacevole e provocatorio libro di Enrica Perucchietti (Fake News, ed. Arianna) si parla appunto di come l’informazione “scientifica” (cioè suffragata da prove vere o presunte) possa essere un formidabile veicolo di turlupinature a catena, di mostruosità di rete per le quali il cretino di turno può diventare presidente del consiglio oppure una persona onorabilissima può essere distrutta da una calunnia o da una maldicenza purché sufficientemente sostenuta da una misurazione scientifica, da un sistema di “prove” o peggio, di “sospetti”. Che tale misurazione sia inventata o reale poco importa. Si può creare o distruggere la fede in qualcosa o in qualcuno in pochi minuti.

Abbiamo più volte avuto modo di constatare come l’assoluta “devozione” verso qualcosa o qualcuno possa trasformarsi in avversione, disprezzo, alterazione. Questa inversione dei sentimenti, delle forme di pensiero, è tanto più forte quanto più il detrattore, il calunniatore, si è trovato nella condizione della volpe nella favola d’Esopo. Ovviamente finché c’è l’attesa e la speranza di raggiungere l’uva, la volpe ne esalta dentro di sé e fuori di sé le meravigliose qualità. Appena scopre che l'uva non è alla sua portata, inizia l’opera di denigrazione.
Ma un’opera simile anche se in modo un po’ più generalizzato, è quella che fa saltare i perdenti nel carro dei vincitori tradendo la precedente “militanza”, nonché quella che fa alterare la storia agli storici, in funzione della glorificazione di chi è diventato dominante.

A un livello decisamente più raffinato e strategico operano invece poteri (forti o deboli ha poca importanza) tramite la turlupinatura a tappeto e incontrollabile operata dai grandi circuiti d'informazione, con la quale si possono fabbricare notizie formidabili contro chiunque; deviare, orientare le opinioni collettive, imbellettandole con proclami subdoli e micidiali supportati, ad esempio, da magistrati di comodo, da avvocati di comodo, da testimoni incontrollabili altrettanto di comodo. Bisogna prenderne atto. Altro che compravendita delle indulgenze (a quei tempi erano dei dilettanti). Altro che Machiavelli. Questo processo, nei confronti dei quali Cristo ha impegnato tutte le sue risorse, continua potenziato smisuratamente dalla connessione, dall'invereconda pervasività degli strumenti mediatici dei quali, in questo stesso momento ci stiamo servendo. 

Prendiamone atto.
Così è se vi pare. Anzi, è così anche se non vi pare, porca miseria!!

Note

1) Il QI, (quoziente di intelligenza) viene elaborato secondo diverse teorie (nel 1905 da Alfred Binet, che era uno psicologo e poi da tanti altri fino a Charles Murray e Richard J. Hermestein nel 1994). Oggi ci si crede un po' meno, comunque tali teorie tengono conto di diversi fattori tra i quali alfabetizzazione, proprietà di linguaggio, capacità di concentrazione nel risolvere un problema, velocità di risoluzione, età, classe sociale e numerosissimi altri fattori che portano a confrontare l’uomo con una macchina superpotente (test di Wechster-Bellevue). Cioè, in pratica più un uomo è efficace, veloce, deduttivo, concentrato solo sul problema, non contemplativo, non distratto, non estatico, non mistico, ma immediato e computerizzato… più è intelligente, efficace, efficiente. Evviva.

Fai il LOGIN o REGISTRATI per inserire commenti