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La caccia sciamanica: Il pasto sacro degli "altri"

Preparazione, uccisione, consumazione e resurrezione delle prede presso i popoli artici.

Gli “altri” del titolo di cui ci si vorrebbe occupare sono in prevalenza i popoli arcaici e quelli etnologici sopravvissuti, se pur non indenni, alla modernità, pur non risparmiandoci qualche incursione nel periodo storico. Presso queste varie etnie la caccia non è solo un’attività posta in essere per assicurare una sussistenza materiale, anche perché il contributo venatorio ai fini dell’alimentazione è a volte secondario, quanto, anzi, soprattutto, un’attività rituale spiritualmente finalizzata, una vera liturgia. Per avvicinarci a comprendere qualcosa di ciò è necessario rovesciare, almeno provvisoriamente, il nostro sistema di valori. Se l’approccio con le culture altre si è storicamente risolto in un sostanziale “epistemicidio”, ovvero in una distruzione dei sistemi di conoscenze dei popoli nativi, cui è conseguito uno “ierocidio”, ovvero la distruzione delle forme della sacralità indigena, secondo il neologismo scientifico proposta dal ricercatore Enrico Comba, ora questo “epistemicidio” va rovesciato e praticato in noi stessi al fine, se non di distruggere, quanto meno di sospendere l’impiego delle nostre categorie interpretative, fino ad oggi utilizzate in maniera così autoritativamente totalizzante. Solo così si potrà accettare il fatto che per il nativo non esistono differenze spirituali tra “uomo” e “animale”, in quanto siamo tutti esseri “divini” rivestiti di un involucro celante, divisi per “famiglie” e quindi tutti “persone” ret icolarmente connesse.

Del resto anche la Chiesa s’è gettata, a modo suo, in questo impegno: siamo stati collettivamente invitati a farci “amazzonici”. Per conseguenza se le parole hanno un senso, questa sollecitazione a farci amazzonici, ossia a operare una trasformazione rivoluzionaria del nostro percepire, implica non solo l’accettazione del multiculturalismo, già di fatto in essere, ma del multinaturalismo, ovvero di assumere la capacità di far proprio il punto di vista dello “spirito” e dell’”animale” che, diciamo per inciso, è prospettiva evidente e coessente al pensiero amerindio,

Pigorinitamburosciamanico

Tamburo sami conservato al museo Pigorini acquisito da Stephen Sommier nel 1885 con scena di caccia e rappresentazione dell’Orso nella parte “celeste” della superficie

In questo percorso parallelo, caccia – rivelazione, l’umanità arcaica ha avuto il proprio Virgilio in forma animale ovvero l’Orso, l’alter ego dello sciamano (colui che vede le cose che altri non vedono), ovvero il divin signore della Foresta, che, attraverso l’incubazione letargica anzi, nella sua ibernazione - stato di sospensione vitale più profondo del letargo - sperimenta quel morire prima di morire che fu proprio di Parmenide e degli iatromanti. Se l’orso – sciamano, figure intercambiabili, possono prodursi, attraverso l’estasi, in viaggi extramondani, attraversando tutte le gerarchie dei mondi spirituali, financo a superare il limite della cupola cosmica forando la Polare, noi, più modesti esploratori, possiamo solo seguire le tracce lasciate sulla terra del possente animale e ripercorrere all’indietro nel tempo i suoi passi fino a giungere alle soglie di un’epoca talmente remota d’aver quasi i contorni del “tanto tempo fa” di una fiaba, una fiaba la cui narrazione incomincia in una grotta dove pare inizino tutte le storie sante...

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  • Tessera di iscrizione per ogni singolo evento: € 15.
  • Tessera Socio ordinario: € 130
  • Tessera Socio sostenitore: € 200
  • Under 25 accesso gratuito agli eventi

Tutti gli incontri si svolgeranno presso la sede di Simmetria - In Via Grazioli Lante 13
Gli incontri avranno inizio alle ore 18.30

 

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