In un periodo in cui mantenere i contatti interpersonali in modo diretto è difficile a causa della pandemia imperante sono in particolare gli uomini di cultura a trovarsi tra i più svantaggiati: l’impossibilità di proseguire nell’utilizzo di seminari e convegni, mezzi indispensabili di conoscenza e di confronto tra studiosi o anche semplici dilettanti, è ulteriormente aggravata dalla chiusura per ordine ministeriale delle Biblioteche, che vengono considerate luogo di aggregazione (magari così fosse!) alla pari delle discoteche e dei concerti rave, in cui folle di persone si mescolano prive di qualunque protezione contro il virus.

Per tale motivo si è stati costretti, anche presso gli ambienti culturali nei quali prevale l’interesse per studi di tematiche antiche destinate ad élite di ricercatori, a ricorrere (vera coniunctio oppositorum) alle tecniche più moderne quali le conferenze per via telematica o i webinar interattivi o l’utilizzo di social quali Youtube, Facebook e simili.

Visto che l’utilizzo di questa «connettività», come si usa dire, è ormai, e probabilmente ancora per qualche tempo, necessaria, gli appassionati a qualunque titolo di Alchimia possono sfruttare un’occasione di grande interesse offerta dal Sacro Convento di Assisi: ci riferiamo ad un’importante mostra accessibile sul web aperta nel Giugno 2018 e tutt’ora, per fortuna, fruibile, per mezzo della quale si può fare conoscenza del ricco contenuto di alcuni manoscritti alchemici del Fondo Moderno della Biblioteca diretta da fra’ Carlo Bottero.

La Mostra, accessibile al link: fotosacroconvento.omeka.net/exhibits/show/alchimia-visuale, è ottimamente illustrata con numerose immagini delle pagine più interessanti di undici manoscritti di XVI-XVII secolo, corredati da un’ampia presentazione dovuta al suo Curatore, il prof. Paolo Capitanucci dell’Istituto teologico di Assisi, nella quale partendo dalla precisazione di cosa si debba intendere per Alchimia si giunge attraverso un ricco percorso visivo a conoscere l’armamentario di una bottega alchemica e i complessi schemi che costituiscono la sintesi teorico-pratica dei procedimenti specifici, secondo la tradizione dei diagrammi dello pseudo-Lullo, autore al quale i frati del Convento sembra fossero particolarmente interessati oltre che alle opere dell’arabo Geber, in buona parte in realtà scritti da attribuire ad uno pseudo-Geber, poiché molti di essi si sono rivelati di mano proprio di un francescano di Assisi contemporaneo del secondo Ministro generale dell’Ordine Frate Elia, Paolo di Taranto, che fu lector fratrum minorum in Asisio in arte alkemica, cioè professore di Alchimia presso il Sacro Convento (ms Rylands 65, Manchester, University Library, c. 123r), e non semplicemente lector fratrum minorum come scrive il Curatore della Mostra.

Curioso rilevare il numero dei manoscritti di Alchimia spagirica, o comunque comprendenti temi alchemici, presenti nella Biblioteca non ostante i divieti più volte ribaditi negli Statuti, almeno a partire dal 1285, di «apprendere, praticare o insegnare l’alchimia … e tutte le altre pratiche relative a dottrine o arti sospette, che non sono insegnate pubblicamente, ovvero che sono riprovate dalla Chiesa … di conservare, leggere o far trascrivere per sé o per altri libri che contengono scritti di questo genere», come cita il Curatore della Mostra.  

I manoscritti oggetti della Mostra virtuale sono di epoca tarda rispetto alle prime opere di Alchimia in lingua latina di autori europei, tra cui lo stesso Frate Elia, e comprendono testi che si occupano pressoché esclusivamente dell’applicazione delle operazioni alchemiche a quelle che il Curatore definisce come «alchimia metallurgica» e «alchimia medicale», cioè due branche dell’Alchimia spagirica, di interesse esclusivamente pratico, costituendo un «tratto caratteristico dell’approccio francescano all’alchimia», legato al fondamentale stile di azione dell’Ordine rivolto in modo essenziale se non precipuo ai poveri e ai sofferenti: «Ai frati, immersi nelle sofferenze del mondo, constatate quotidianamente nella pratica dell’assistenza prestata ai malati, non sfuggì la palese importanza di una conoscenza delle dinamiche profonde che regolano il creato per intervenire su di esse in soccorso dei corpi malati». La premura nel dare aiuto ai sofferenti ha prodotto anche veri e propri manuali di infermieristica, conservati anch’essi nell’archivio del Sacro Convento, a testimonianza dell’impegno con cui il singolo frate si dedicava alla propria attività.

Per questo motivo sono presenti nella Mostra due specifici aspetti dell’iconografia alchemica, quello mnemonico-didattico, schemi esplicativi, figure geometriche, lettere e segni crittografici vari, tabelle delle operazioni ed elenchi di materiali, e quello figurativo, illustrante il complicato armamentario del laboratorio alchemico, vasi, alambicchi, strumenti e forni di varia forma e di diverso utilizzo. Manca invece completamente l’iconografia più interiore e spirituale, quella iconografia simbolica che è il naturale complemento dei testi di Alchimia filosofica (o spirituale, se si preferisce). 

La Mostra offre uno spaccato attinente l’attività dei frati infermieri e speziali dell’Ordine, il che spiega la ragione della particolare selezione dei manoscritti presenti nella Biblioteca conventuale, selezione basata sulla produzione e custodia di codici alchemici di interesse pratico, legati all’assistenza dei malati e alla produzione di farmaci, attività che per l’Ordine ha radici lontane nel tempo perché le prime applicazioni delle tecniche alchemiche alla produzione di rimedi farmaceutici risalgono alle opere di francescani del XIII secolo, quali Bonaventura d’Iseo e Ruggiero Bacone, e come bene rileva il Curatore «a lui sembra si debba il primo collegamento reale tra sapere alchemico e sapere medico-farmacologico», ai quali nel secolo seguente si affianca Giovanni da Rupescissa con il suo trattato De quinta essentia.

L’attività medico-farmacologica dei frati francescani, in questa fase ancora embrionale, si protrarrà nei secoli successivi ampliandosi nei campi più diversi della scienza, dove molti sarebbero i nomi da citare ma questo ci porterebbe lontano dal tema di cui trattiamo.

In attesa che i contenuti di questa Mostra da virtuali divengano tangibili con la pubblicazione del testo del Capitanucci (magari convenientemente ampliato) e delle pagine manoscritte da cui trae lo spunto, possiamo recarci sul sito per avere una visione almeno informatica delle interessanti immagini che illustrano due secoli di attività dell’Ordine francescano.

Paolo Galiano

Commenti  

# Claudio Lanzi 2021-01-03 21:46
Questa è una gran bella notizia. Complimenti al Prof. Capitanucci e a te caro Paolo, che ci presenti questa occasione nelle pagine del sito di Simmetria. "Sdoganare" il grande lavoro dei Francescani e degli altri Ordini che si sono occupati d'Alchimia è il modo migliore per cercare gli sviluppi di questa scienza proprio nei luoghi dove è stata studiata con maggior serietà.

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