Pubblico uno scambio di lettere tra il prof Maracchia, docente di Storia della Matematica, e il sottoscritto. Penso che possa essere utile a capire perché Simmetria…si chiama così. C.L.

Caro Claudio,

forse ricordi che l’appartamento che abito è circondato da un terrazzo che si sviluppa in tre segmenti posti ad angolo retto. Quando lo percorro tutto a buon passo impiego mezzo minuto e così, naturalmente, un minuto per fare andata e ritorno.
Ebbene, per il confinamento in casa dovuto al pericolo di contagio per la pandemia del corona-virus, ho preso l’abitudine di fare avanti e dietro per vari minuti in modo da mantenermi per quanto è possibile in una certa forma, compatibilmente, naturalmente, per la mia età.
Il problema era però quello di far passare i minuti senza annoiarmi e senza il fastidio di portare con me una radio portatile soggetta spesso a cambiamenti di umore e quasi mai in grado di presentare qualche programma accettabile.
Ebbene, talvolta ripassavo quelle poche poesie che ancora ricordo a memoria, talvolta ho cercato, senza grande successo a dir la verità, di pensarne qualcuna io. In generale, però, mi davo al ripasso di qualche argomento matematico per il quale mi era possibile tracciare la sua evoluzione storica ma specialmente mi figuravo di fare a tal proposito una sorta di immaginaria conferenza.
Il pubblico lo immaginavo variabile e in corrispondenza ad esso facevo variare a mia volta il tono e il livello della conversazione.
Ma veniamo al punto: qualche volta, almeno quattro, ho immaginato di fare una conferenza nella tua Associazione culturale o all’inaugurazione della tua Fondazione e ti confesso che talvolta mi sono sembrate anche discrete.
Il punto di partenza era quasi sempre il nome stesso che hai dato alle tue iniziative: Simmetria. Questo è un vocabolo che dà l’idea di un ordine naturale che prescinde da una semplice e banale osservazione. Mi figuravo inizialmente te, Claudio, alle prese con formule fisiche o di fisica matematica dalle quali, da ingegnere quale sei (stavo per dire “quale eri”), eri portato a risolvere, problemi di carattere pratico, alle prese con piante cartacee di qualcosa che poi veniva a tradursi nella pratica in una macchina o in un edificio. Piante che avevano in sé le proporzioni da tradursi in grande e cioè appunto una proporzione con il manufatto con un procedimento finale di una simmetria raggiunta.
Questo procedimento, poi, deve aver determinato una sensazione che, staccatasi dai risultati particolari, deve averti portato ad uno sviluppo dovuto proprio al concetto astratto di simmetria: dai vari casi particolari, anzi, lo sviluppo successivo si distaccava da essi per assurgere ad un concetto di ordine e di bellezza che più nulla hanno a che vedere con le varie costruzioni materiali ma che diventa veicolo di astrazione portandolo ad una dimensione non più esclusivamente terrestre, per dir così, ma spirituale.
E’ accaduta così la tua “conversione”?
L’uomo non è solo l’ “Homo Oeconomicus”, anche se in senso lato, volto alla sopravvivenza sua e della specie; la simmetria indicava ed indica un ordine non solo insito nella natura ma la trascende in un ordine misterioso e pure presente, in un ordine universale.
Ebbene, nelle mie conferenze ho preso proprio la “simmetria” che ti deve aver colpito tanto da indicare con questo nome sia la tua prima Associazione e successivamente la tua Casa editrice e, infine, la Fondazione cui stai dando inizio. Un ordine che deve avere un riflesso nello spirito dell’uomo in corrispondenza alla misteriosa proporzione universale.
Ma la simmetria, trascurando il banale schema giustamente superato da artisti alieni da forme precostituite ma che nulla hanno a che vedere con la nostra simmetria, si riflette nella matematica come elemento fondante di una regolarità, numerica e geometrica su cui Pitagora basava la realtà di cose visibili e invisibili.
A dir la verità, già i primi risultati di Talete mostrano una fiducia ancora non esplicitamente espressa a quel che ne sappiamo, su cui basare, ad esempio, quella proporzionalità che non è che un aspetto della simmetria oppure l’uguaglianza degli angoli alla base di un triangolo isoscele indicandoli sorprendentemente non “uguali” (ìsoi) ma “simili” (omòias)! Nella conferenza prendevo in esame una ipotesi per cercare di spiegare questa circostanza e mi addentravo successivamente sull’ordine che Platone attribuiva alle stelle da cui scaturiva il messaggio logico-matematico (matematico è una mia aggiunta) all’uomo.
Naturalmente in questo processo è presente anche Aristotele che nelle supreme forme del bello indicava l’ “ordine”, la “simmetria” e il “definito” aggiungendo che le matematiche più di tutte le altre scienze, fanno conoscere.
A questo punto, Claudio, le conferenze prendevano varie direzioni privilegiando la geometria oppure l’aritmetica, entrambe immerse in una simmetria per molti versi misteriosa e collegate tra loro da quelle proporzioni che sono appunto una manifestazione tangibile di essa. La matematica, distaccandosi dal suo uso pratico che era stato comunque il suo punto di partenza. veniva ad assumere quella caratteristica razionale e ideale che fece esclamare all’autore del Papiro Rhind (1800-1600 a. C. !) che la matematica permetteva di “conoscere tutto ciò che esiste ogni mistero, ogni segreto”, una religione dunque.
Ma le conferenze terminavano allorché avevo compiuto un andirivieni soddisfacente nel terrazzo rinviando poi alla successiva camminata.


Caro Silvio,


Come al solito le tue lettere, sono sempre ironiche e intelligenti. Ma questa volta sei stato anche sottilmente malinconico, forse a causa del periodo storico feroce (per non dire assurdo) che ci troviamo a vivere ad una età che ci definisce come “anziani”.
Mi ritrovo molto nelle tue parole che in parte rispecchiano il perché di certe scelte filosofiche. Vorrei aggiungere che la furiosa e a volte assillante ricerca del “perché, del come e del dove”, che contrassegna tutta la mia vita (come quella di tanti altri), precede di gran lunga il mio modesto lavoro di tecnologo; parte infatti dall’adolescenza.
Poi accade che uno si trovi a fare un mestiere piuttosto che un altro e dimentichi in parte le domande fondamentali sull’Essere. Ad un certo punto della mia vita l’impatto abbagliante con la Simmetria in Piero della Francesca, o nella filosofia platonica del Timeo, o nell’architettura arcaica egizia greca e romana, ha realmente “stravolto” la mia vita come del resto quella di tanti altri assai più importanti di me. L’incontro con il comune amico Adriano Graziotti ha ulteriormente cambiato il mio approccio alla scienza e ne sono felice: No, niente new age, niente effetti speciali, niente vibrazioni e illuminazioni paranoiche a buon prezzo ma solo disciplina e ricerca scientifica in mezzo a infiniti inciampi ed errori (il che, in fondo è la vita di qualsiasi ricercatore).
Però lavorare con la geometria in tal senso mi ha spinto ad abbinare concetti che all’università nessuno mi avrebbe mai raccontato. Ad esempio mi domandai perché, in una “croce latina” simmetrica cioè con lunghezze dei semibracci orizzontali identiche, siano così importanti gli angoli retti sia dal punto di vista matematico che metafisico (e la sciagurata conseguenza fu…che ci scrissi un libro!)… Da qui i discorsi sulla “retta via” sulla “rettitudine”, sull’equilibrio e la simmetria che lo consente. E ovviamente da qui le scoperte su quanto sia raro, “unico”, questo misterioso angolo retto e come la matematica possa parlare un linguaggio su più livelli, per chi ha voglia di rischiare un poco sul crinale che divide la logica… dalla metafisica e dalla religione.

Claudio

Fai il LOGIN o REGISTRATI per inserire commenti