"D’accordo", mi disse Claudio, "ti telefono e fissiamo una data per prendere il caffè a casa tua"

"Aspetto la tua telefonata e nel frattempo comincio a preparare la cerimonia del caffè"

"Ti telefono senz’altro"

"Ci conto", risposi.

Questa conversazione avvenne molto tempo fa, circa un mese, ma non ricevetti alcuna telefonata. “Strano", mi dissi, "Claudio è sempre stato molto preciso ed ha sempre rispettato le promesse”.

Ricordo che una volta lo invitai raccontandogli una fantasiosa storia sulla nascita del caffè, per cui saremmo stati i primi in occidente a gustarlo dopo la sua scoperta fortunosa in Brasile. Ci vedemmo poco dopo e gustammo il caffè..

Un’altra volta mi inventai uno strano personaggio, quasi una divinità del caffè, che mi annunziava l’impossibilità di un incontro con Claudio che, ancora a sua insaputa, avrebbe disdetto l’appuntamento fissato pochi giorni prima! La disdetta stranamente ci fu, ma Claudio venne ugualmente anche se qualche giorno dopo quello inizialmente fissato e ci gustammo il solito caffè

Questa volta però non ho ricevuto alcuna telefonata, né alcun intervento più o meno esoterico; ma a parte quella stranezza che ancora non mi spiego del tutto, questa volta l’assenza della telefonata promessa mi impensieriva e mi impensierisce tuttora. Cosa può essere successo, mi chiesi una settimana fa? Non è proprio da Claudio fare una promessa, anche su un caso banale, e non mantenerla. Non era mai successo.

Così pensai di trovarlo telefonando ai suoi numeri ma le risposte delle segreterie automatiche mi avvisarono che o il telefonino era spento (“lasciare un messaggio dopo il segnale acustico” mi sentii ripetere due volte), oppure il telefono  fisso era guasto perché dava sempre occupato nelle ore più strane.

Sarà successo certo qualcosa che impedisca a Claudio di telefonarmi, mi dissi, un incidente, forse. Fu così che telefonai a tutti le segreterie degli ospedali e alle questure per sapere se al nome di Claudio risultasse qualche ricovero. Mi qualificai come un suo parente ma non venni a capo di nulla. Per fortuna, pensai, non si tratta di un incidente. E allora?

Allora mi venne un altro pensiero peggiore del primo: e se si fosse trattato di un incidente … mortale? Telefonai quindi da tutte le parti per sapere qualche cosa; impiegai un intero pomeriggio per sapere che neppure questa ipotesi era fondata.

Né ferito, né morto!

E se avesse avuto un attacco che gli avesse tolto la memoria? Una volta ero andato a trovare, come d’accordo, l’ amico Carlo D’A.  a casa sua e quando mi aprì la porta mi chiese che cosa volessi; non mi aveva riconosciuto e dire che ci conoscevamo da almeno trent’anni!

No, non poteva essere, dato che non era ricoverato da nessuna parte e che non era a casa sua doveva essere successo qualche cosa di diverso: un colpo di fulmine che l’aveva portato a fare un viaggio improvviso con una fiamma sconvolgente? Un improvviso pericolo dovuto a qualche trascorso passato che lo aveva costretto ad una improvvisa fuga?

Avrei potuto seguitare a pensare a vari altri avvenimenti ma sempre meno probabili, se non avessi provato a fare una cosa che avevo  trascurato e cioè andare nei negozi vicino all’abitazione di Claudio e domandare se l’avessero visto di recente. Qualcuno mi disse di non conoscere la persona che cercavo, qualcuno pur conoscendolo non l’aveva visto da mesi. In un locale però, un ristorante, colsi uno strano sguardo di un cameriere allorché mi stava dicendo di non averlo visto;  non so spiegarlo ma era uno sguardo che mi sembrava avesse qualcosa quasi divertita non legata alla risposta negativa.

Fu così che ho improvvisamente intuito quale poteva essere stato il motivo della scomparsa di Claudio, un’intuizione non una certezza.

Nonostante i complimenti passati sulla qualità del mio caffè, in verità doveva averlo trovato imbevibile e non si era sentito di confessarmelo apertamente. Così, contravvenendo al suo stile di tener sempre fede alle promesse date (e questo gli sarà costato molto), si era nascosto alle mie ricerche per non venire ancora una volta per berlo!

Doveva essere stata per lui veramente una sorta di cicuta! E dire che a me piaceva e piace!

Ebbene, Claudio, se leggerai questo mio messaggio che invierò per e-mail e in busta chiusa in tutti quei posti che di solito frequenti, sappi che ho cambiato miscela, ho cambiato la macchinetta per fare il caffè e metterò un acqua diversa da quella del rubinetto che usavo. Ma, caffè o non caffè, ho comprato anche della buona birra per brindare comunque alla nostra amicizia. Spero che la birra ti piaccia (non la faccio io) ma possiamo sempre brindare anche con qualche altra cosa.

In attesa, Silvio

Risposta di Claudio

Caro Silvio.

Il modo con cui mi prendi benevolmente in giro per le mie… latitanze dal rito magico-matematico del “caffè Maracchia”, mi piace un sacco e conferma quell’humor e quella intelligenza che contrassegna il nostro rapporto.

Sopratutto perché tu conosci benissimo i miei affari attuali e sai come io stia inguaiato dietro un progettone che mi coinvolge….e travolge ogni giorno ormai da due anni (e pandemie permettendo proseguirà almeno per altri sei mesi). In realtà tengo al tuo caffè quasi quanto alla nostra amicizia. Se pensi che ci si è messo anche il Covid a impedirci di celebrare il sofisticato rito durante il quale lo spirito di Pitagora e tutti gli epigoni pitagorici vengono regolarmente evocati e pigliano na “tazzulella e cafè” insieme a noi, la cosa mi rincresce parecchio e come al solito…mi scuso in ritardo con te , con Euclide, con Anassimandro, con Filolao, con Proclo, …fino a Pico della Mirandola

Spero che tra maschere, mascherine, blocchi, assembramenti ecc, si rinnovi una finestra dello spazio-tempo per elaborare algoritmi sul teorema di Fermat applicato ai chicchi del caffè. Ci riusciremo.

Claudio

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