Per qualche anno sono stato segretario di redazione della rivista Archimede” stampata allora dalla casa editrice Le Monnier di Firenze e come tale ricevevo talvolta articoli proposti per la pubblicazione oppure somme per abbonamenti e richiesta di vario tipo.

Dall’avvenimento che racconto ora sono passati circa quarant’anni ma il suo ricordo ogni tanto riaffiora nella mia memoria e mi mette sempre di buon umore.

Avevo ricevuto una raccomandata “per Archimede”, così era stato indicato (oltre all’indirizzo naturalmente) cosicché mi accinsi a ritirarla dato che non ero stato presente quando era venuto il postino che aveva lasciato pertanto un avviso di giacenza.

-Sì, mi disse l’impiegato allo sportello, la raccomandata c’è, ma è lei Archimede?-

-No. risposi sorridendo, ma mi ha mandato a prenderla-

-Ma allora non gliela posso dare, deve venire Archimede di persona-

-Guardi che si tratta di Archimede il grande matematica vissuto oltre duemila anni fa!-

-Questo lo dice lei, io la raccomandata la devo consegnare solo ad Archimede, oppure si deve far dare una delega-

-Guardi che “Archimede” è il titolo della rivista di cui sono segretario di redazione, guardi la rivista che ho portato con me: Il titolo è proprio Archimede e, nella seconda di copertina c’è il mio nome e cognome-

-Questo non basta! Io ho proprio bisogno di parlare con Archimede che potrebbe anche essere un signore che abita nel suo stesso condominio-

 Era inutile continuare; non sarebbe stato sufficiente neppure presentare un elenco di tutti i componenti del condominio, poiché Archimede  sarebbe potuto anche essere un parente o un amico di qualche condomino. Solo una seduta spiritica avrebbe, forse. convinto il solerte impiegato. Eravamo quindi giunti ad un punto morto cosicché presi la decisione di andarmene e lasciare la raccomandata al suo destino quando vidi al di là dell’impiegato, passare un mio conoscente.

Sapevo che questo conoscente fosse un impiegato postale, un dirigente anzi, con il quale mi soffermavo talvolta a parlare dato che abitavamo nella stessa via e talvolta prendevamo un caffè.

-Che succede, professore?- mi chiese dato che forse aveva notato qualcosa nella mia espressione o forse, senza che me accorgessi, avevo  alzato la voce.

-Niente, dissi, non riesco a convincere l’impiegato che l’indirizzo era rivolto ad una rivista e non ad una persona e che mi sarebbe difficile comunque convincere Archimede a tornare un momento sulla terra perché possa ritirare una raccomandata.

Fu così che entrai immediatamente in possesso della lettera non senza aver notato uno sguardo di disapprovazione dell’impiegato.

Avrei anche altri episodi da ricordare per mostrare una burocrazia incredibilmente cieca e irragionevole, incapace di assumere un minimo di iniziativa e di responsabilità: mi sembra però che basti questo episodio.

P. S.

Ho scritto ieri questo ricordo e devo dire che questa notte ho proprio sognato Archimede, un poco trasandato nel vestire ma nobile nell’aspetto e nel portamento:

-Professore, esclamò con un tono che sembrava quasi un rimprovero (ma forse sbaglio), perché mi hai nominato più volte?--Non pensi, tu che ti consideri uno storico della matematica, che avresti potuto dire qualcosa di me meno superficiale, o, meglio ancora, non nominarmi affatto

-Maestro, dissi confuso, come posso parlare di te in modo superficiale quando ti considero uno dei più grandi matematici mai apparsi, se non addirittura il più grande in senso assoluto? L’avrei potuto dire all’impiegato, ma sono sicuro che non mi avrebbe compreso, né che questo avrebbe potuto far mutare il suo atteggiamento-

-Si capisco, Silvio, e ti ringrazio della considerazione che hai per me anche perché so che hai studiato le opere di moltissimi altri matematici. Ti voglio dire una cosa però, che nessuno ha potuto conoscere: sappi che durante il mio soggiorno terreno ho conosciuto due giovani  che avevano una capacità creativa nella matematica non inferiore alla mia-

-Dimmi chi sono, maestro, esclamai, li farò conoscere a tutto il mondo, dimmi qualche loro risultato rimasto ignoto (e diventerò famoso in tutto il mondo matematico e no, pensai)!-

-É  inutile, perché non hanno seguito il mio consiglio che era piuttosto una preghiera: uno era greco, l’altro siracusano. Con quest’ultimo ho avuto varie conversazioni che facevo per invogliarlo, ma sono riuscito solo a coinvolgerlo in un problema che Aristotele aveva considerato pressoché insolubile, egli mi aiutò notevolmente-

-Ho capito maestro, si tratta della quadratura del cerchio![1] Dimmi qualcosa di più!-

-Basta così. Vedo che conosci le mie opere e quelle di Aristotele, non voglio dirti altro: è pericoloso parlare con te-

 

[1] Archimede prima proposizione della , Misura del cerchio.  Aristotele, Confutazioni Sofistiche 171 b, 7-18.

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