Da molti anni ormai c'impegniamo in attività, ricerche, incontri, stampa di libri, etc., cercando di mantenerci coerenti allo spirito della Tradizione che ci anima, pubblicando e promuovendo solo ciò che riteniamo importante e valido.
Questa scelta drastica, in un mondo condizionato dal profitto, dal potere, dalla conquista di “visibilità”, non è sempre facile e comporta costi notevoli, continue riflessioni, correzioni e un delicato equilibrio fra gli scopi sociali, la necessità di coprire i costi e gli interessi più interiori dei nostri associati.
Gli uni possono a volte configgere con gli altri, a causa delle dinamiche psichiche e degli egoismi caratteristici di una società sempre più orientata a prendere, anzi a pre-tendere, piuttosto che a dare e che, le poche volte che dona, lo fa sempre in funzione di un ritorno di qualche tipo.
Sappiamo bene, e ce ne compiacciamo, che alcuni fra i nostri più cari amici e molti fra i lettori seguono attivamente delle “vie spirituali”, (anche se tale termine, sia in Occidente che in Oriente è ormai diventato fonte di grossi fraintendimenti) mentre per altri amici la ricerca è basata soprattutto su un impegno intellettuale.

 Sarebbe facile lodare le virtù dei primi, attribuendo ai “praticanti” maggior dottrina ed esperienza rispetto a coloro che s'impegnano "solo" in una ricerca intellettuale. Forse un tempo l'avremmo anche fatto, ma tanti anni di frequentazioni e condivisioni sia con “teorici” che con “praticanti” ci hanno dimostrato come un percorso interiore “realizzativo” (altra parola sempre più equivoca) può essere talmente inquinato da falsi scopi e aspettative, da rendere critica ogni sua attuazione. Ce lo dimostra la presunzione di molti esponenti, di “gruppi” più o meno iniziatici e la terribile difficoltà a incontrarsi in un’atmosfera limpida, priva di pregiudizi o d’inquinamenti faziosi, e pretenziosi.
Spesso s'intraprende un cammino filosofico con uno scopo che presumiamo “nobile” (e che nasconde invece le nostre ombre) e si approda a un accaparramento di posizioni, di oggetti, sia fisici che metafisici, che diventano lo scopo del cammino, e strozzano il cuore del praticante dentro la sua superbia. Altre volte ci si trincera dietro le proprie paure e si vedono “nemici” o oppositori anche dove questi non esistono e si travisano intenzioni e scopi del nostro prossimo che (non... molto spesso in verità) non è così cattivo come pensiamo.
Insomma, coem dice il Buddha, si confonde il dito con la Luna.

Quanti sono i giovani e i meno giovani che si barricano dietro il loro “tesoretto” (Prodi, anche qui ci perseguiti!) di conoscenze, di appartenenze, di libri, di pratiche, insomma di “grazie ricevute” e non riconoscono più nulla al di fuori di quello?
Tra gli scopi di colui che segue un'utentica Via Tradizionale ci dovrebbe essere quello di liberare il suo cammino e, se possbile, anche quello del suo prossimo, da alcuni di questi inciampi, quanto meno additandoli, in modo da evitare a qualche altro incauto pellegrino di rompercisi il naso.

Ma ciò presuppone in ognuno l'aver ben compreso la parabola della pagliuzza e della trave. Invece nel mondo seguitano ad aggirarsi persone con travi enormi negli occhi che additano i moscerini negli occhi del vicino. Ecco la ragione per cui, abitando tutti in questo rissoso e caotico condominio terrestre, dovremmo domandarci, periodicamente, quali e quante debbano essere le piccole o grandi correzioni di rotta che ognuno di noi deve operare.
Questo vale anche per una piccolissima struttura tradizionale come Simmetria, dove è facile alimentare l’orgoglio e la vanità, sia nostra, sia di chi presume di “sapere” sia di chi “non accetta” di non sapere. Scontro titanico fra ciechi, questo!

Ecco: ora mi risulta assai chiaro il vero significato della frase “botte da orbi”, e a voi?

Claudio Lanzi

P.S. Il disegno che compare in questo editoriale è tratto da Gusci di noce sul Fiume Giallo e ha questo aforisma come commento: “Ogni pensiero sulla profondità consapevole e sull’essenza della meditazione distrugge la meditazione”.

É uno fra i quaranta disegni di L. Lucchesi a commento degli aforismi di Lu Dzao Chan Li.

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